VIDEO. Tutto è nato da una domanda posta dal nostro giornalista Gianfranco Cusumano al presidente della Regione Nello Musumeci, in visita a Palazzo dell’Aquila, sul futuro della zona industriale di Milazzo e, in particolare della Raffineria cittadina (Eni – Kuwait). Da lì una ridda di comunicati stampa tra cui quelli dei sindacati e ora la replica dello stesso governatore della Regione Siciliana che butta acqua sul fuoco.

«La tutela dei posti di lavoro e la salvaguardia della salute di tutti i cittadini sono da sempre le priorità del mio governo nella politica per le aree industriali dell’Isola. Lo abbiamo detto a Gela, lo abbiamo ripetuto a Siracusa, lo abbiamo ricordato l’altro giorno a Milazzo». Lo ha dichiarato il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, in risposta alle critiche di Cgil, Cisl e Uil sulle considerazioni fatte dal governatore nell’aula consiliare di Milazzo in merito alla transizione e riconversione delle raffinerie siciliane.
«Quello della riconversione – chiarisce Musumeci – è un percorso obbligato e inesorabile, voluto dall’Unione europea e condiviso dall’Italia. Questo percorso la Regione vuole definirlo assieme alle aziende, concordando con Roma e Bruxelles i tempi necessari, senza scadenze affrettate, proprio per scongiurare ogni possibile crisi produttiva con ripercussioni negative sui lavoratori. Tutto il resto è sterile e dannosa polemica. Presto – conclude il governatore – fisserò un incontro con le aziende di Milazzo e con Confindustria per definire un percorso condiviso. E, subito dopo, un confronto con i sindaci dell’area e le organizzazioni sindacali. Il momento è assai delicato per permetterci il lusso di inutili divisioni».

Poco prima il comunicato congiunto di Cgil, Cisl e Uil. «Le affermazioni rilasciate a Milazzo dal presidente Musumeci sul tema degli insediamenti industriali presenti in quell’area, a partire dalla Raffineria e dalla centrale A2A, sono gravemente superficiali poichè evidenziano assoluta pericolosità per le prospettive delle importanti realtà produttive». Così hanno dichiarato Giovanni Mastroeni, Antonino Alibrandi e Ivan Tripodi, segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Messina.

«Se per il presidente Musumeci “cambiare rotta”, queste le sue testuali parole, significa cancellare gli oltre 5.000 posti di lavoro e provocare una sciagura economica e sociale che colpirebbe l’area di Milazzo e tutta la provincia di Messina, allora gli diciamo con la forza della ragione che non siamo assolutamente d’accordo e dissentiamo profondamente. La crisi delle raffinerie e le prospettive legate alla transizione ecologica non possono ricadere sulla carne viva dei lavoratori. Sarebbe, invece, opportuno ed auspicabile che si apra un confronto che, nel pieno rispetto del binomio rappresentato da ambiente e lavoro, metta in sicurezza l’occupazione di migliaia di lavoratori impegnati nell’area industriale milazzese. Noi siamo pronti, auspichiamo che anche il governo regionale sia disponibile ad affrontare un tema dirimente per le prospettive del nostro territorio e delle generazioni future» hanno così concluso Mastroeni, Alibrandi e Tripodi.

 

 

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Peppe
Peppe
11 mesi fa

Ci vuole più coraggio da parte di tutti gli attori. Nulla è per sempre,si devono.cercare nuove lavorazioni che mantengono e aumentano gli addetti se non si vuole assistere ad una crisi economica occupazionale forte. Non ci vuole meno industria ma un’altra industria. Si apre un mondo nei cicli di recupero di ogni tipo di materiale dalla plastica allo smaltimento dei vecchi televisori ecc.

Francesca
Francesca
11 mesi fa

Proposte dai sindacati confederali, di antica ed illustre fama, per coniugare lavoro, diritti e salute (di tutti)?

Gianluca una media
Gianluca una media
11 mesi fa

Forse non ha compreso bene il presidente sta schifezza deve chiudere non riconvertirsi

Margherita
Margherita
11 mesi fa

Salute per lavoro
Solo qui si sceglie il lavoro di pochi e non la salute di tutti

Mente pensante
Mente pensante
11 mesi fa

La transizione culturale che le sigle sindacali chiedeno ai politici che a loro avviso mettono in discussione l’AIA è basata su quali basi? Chiedere il rispetto delle BAT corrisponde a maggior lavoro per le imprese e maggior rispetto dell’ambiente. Loro se ne fregano. I contentini sottobanco camminano?

Verità
Verità
11 mesi fa

Le sigle sindacali sopra menzionate vanno a braccetto con la Ram. Cosa c’è sotto? Parlano di minimizzare gli impatti occupazionali chiedendo serenità e unione ma accompagnando il colosso. Fanno la difesa del lavoratore o la difesa della multinazionale?