Nell’ambito dello stralcio del processo Gotha 7, la Corte d’Appello di Messina ha ridotto a sei anni di reclusione la pena inflitta all’ex presidente del consiglio comunale di Milazzo Santino Napoli. Lo stralcio ha riguardato il killer barcellonese Carmelo Giambò, l’ex vice presidente del consiglio comunale di Milazzo, Santino Napoli, e il boss Giovanni Rao, per lungo tempo ai vertici della famiglia mafiosa di Barcellona. L’operazione ha portato a numerosi arresti e indagati decimando il clan dei Longano che opera nel territorio tirrenico. 

PENA RIDOTTA PER NAPOLI. Come scrive la Gazzetta del Sud di oggi, a Napoli la Corte ha concesso le attenuanti generiche, i giudici hanno ridotto la condanna a 6 anni rispetto agli 8 inflitti in primo grado. Infermiere professionale, più volte consigliere comunale, per anni rimasto “sottotraccia” rispetto alle sue cointeressenze mafiose, con il riconoscimento anche in appello del reato di concorso all’associazione mafiosa dei Barcellonesi, in quanto considerato collegato al gruppo di Cosa nostra del Longano, tanto che ad accusarlo ci sono agli atti i verbali di ben tredici collaboratori di giustizia.

L’ESTORSIONE AL CENTRO COMMERCIALE. Conferma integrale in appello dei 13 anni inflitti in primo grado ha invece registrato il barcellonese ed ex killer del gruppo Carmelo Giambò, Secondo quanto riportato nel quotidiano messinese, è stato riconosciuto colpevole delle estorsioni con modalità mafiosa ai danni di una importante attività di Milazzo, prendendo di mira il responsabile del centro commerciale “Milazzo” di contrada Faraone, Antonino Giordano. Dal quale – secondo le dichiarazioni dell’ex boss pentito Carmelo D’Amico – si sarebbe fatto consegnare inizialmente 6.000 euro l’anno, una rata del pizzo poi aumentata a 10.000 euro l’anno.

L’ASSOLUZIONE. Assoluzione, invece, per Rao. Il collegio della sezione penale presieduto dal giudice Alfredo Sicuro ha rigettato l’appello della Procura – il sostituto procuratore generale Felice Lima aveva chiesto 10 anni per l’accusa -, contro l’assoluzione del primo grado, confermando la sentenza del tribunale di Barcellona che lo scagionò nel luglio del 2020. Rao, in questo processo, rispondeva solamente di estorsione aggravata dalle modalità mafiose ai danni della catena di profumerie “Principato & Bonanno”, per lui è stata confermata l’assoluzione «per non aver commesso il fatto». 

 

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