GUARDA IL VIDEO. «La sinistra a Milazzo c’è, e a sinistra c’è Abbriano». Lo ha gridato a squarciagola Gioacchino Abbriano ieri sera nel corso del primo comizio in Marina Garibaldi. Abbriano, ingegnere di Rfi (ferrovie), mettendo in risalto i valori della sinistra e difendendo l’operato dell’amministrazione uscente. Abbriano, al contrario degli altri candidati a sindaco, ha precisato di non potere promettere nulla, ma solo  il ritorno ad una «Milazzo normale».

Licia D’Alì (FOTO OGGI MILAZZO)

«Potrei raccontarvi frottole e rappresentarvi le tipiche promesse elettorali – ha detto – ma io non lo farò, sono uomo serio ed ho scritto un programma serio. Parto dall’eredità dell’amministrazione uscente che ci sta lasciando 32 milioni di euro di avanzo di amministrazione e la correttezza delle scritture contabili».

Sono stati anni difficili questi, ha ammesso l’ingegnere appoggiato da Partito Democratico e Articolo Uno. «Mentre noi pagavamo le aliquote più alte dei tributi con sacrifici enormi, al comune c’era qualcuno che metteva a posto i conti. E questa è un’eredità troppo importante per lasciarla in mano di chi ha creato il dissesto finanziario. Non potevamo permettere che questa eredità finisse nelle mani di chi con la casacca di assessore al bilancio ha partecipato a creare il dissesto ed oggi si candida a sindaco come se fosse normale».

Abbriano intende partire dalle piccole cose per ridare normalità. «Milazzo deve diventare una città normale. E lo faremo con le piccole cose, grazie all’eredità di Giovanni Formica: scerbamento, pulizia delle strade, acquisto di cestini, riorganizzazione degli uffici, tempi certi per le pratiche, ampliamento della polizia municipale (solo 5 agenti sul territorio). Lo faremo perché finalmente ci sono i bilanci. Sono quelle scritture contabili senza le quali non si possono spendere soldi.  Se l’assessore Ginevra Schiavon voleva comprare due panchine per sostituire quelle esistenti o per abbellire la Marina Garibaldi non lo poteva fare. Se l’assessore Ciccio Italiano voleva comprare un tombino o un sacco di cemento per una manutenzione non aveva i soldi per farlo. Chi è che approva il bilancio? Il consiglio comunale che ha rallentato l’approvazione dei bilanci mettendo nell’angolo l’amministrazione».

Ad aprire il comizio è stata la professoressa Licia D’Ali, già dirigente del terzo Istituto comprensivo Terzo, designata assessore alle politiche culturali. Ha parlato dell’importanza della scuola, di mamme, giovani e futuro.

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