Ore 13,20. Sull’evento avvenuto alla Ram è stata diffusa una nota dell’associazione Adasc. «Stiamo attendendo altre informazioni per capire l’entità dell’evento – scrive il presidente Peppe Maimone –  Ci auguriamo che non ci sono feriti. Eventi che non dovrebbero verificarsi soprattutto in impianti come LCFiner che è stato al centro di diverse contestazioni per il suo potenziale pericolo anche per l’estrema vicinanza con il centro abitato. Già in passato si sono registrati altri problemi all’impianto. Più volte le associazioni hanno chiesto maggiore manutenzione per ridurre al minimo il verificarsi di questi eventi».

Ore 13,10. Secondo fonti della Raffineria di Milazzo «alle ore 12:20 circa si è verificato un principio di fumosità da un accoppiamento flangiato di una colonna dell’impianto LCF. Pronto l’intervento del personale addetto».

Ore 13. Poco fa si sarebbe registrato una recrudescenza della “fumosità”. Il servizio antincendio ha dovuto riattivare i “cannoni” d’acqua. A supervisionare anche dal mare le motovedette della capitaneria di Porto.

Ore 12.50. Il sindaco di Milazzo Giovanni Formica si è sentito con il direttore generale della Raffineria Piero Maugeri. Il primo cittadino si è assicurato che non vi fossero stati feriti e chiesto se vi erano motivi di preoccupazione per la cittadinanza. 

ore 12,45. Dalla Raffineria hanno confermato ad Oggi Milazzo che NON VI SONO FERITI e che le fiamme sono state domate dal servizio antincendio interno. Le fiamme si sarebbero sprigionate a causa di una perdita da una “colona” dell’impianto Lc Finer. La situazione anche dall’esterno sembra sotto controllo.

Ore 12,25. Da pochi minuti si è sprigionato un incendio negli impianti della Raffineria di Milazzo. Secondo quanto risulta ad Oggi Milazzo le fiamme provengono dal settore Lcf. Le fiamme sono state viste da tutto il comprensorio. Attivato all’interno della Ram le sirene di allarme.

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Patrizia
Ospite
Patrizia

Mi rivolgo al ministro dell’ambiente e i politici soprattutto del Movimento 5 stelle che sempre hanno dimostrato sensibilità ai problemi ambientali “Quanto dobbiamo attendere perché si tuteli la salute bene prezioso che non può essere barattato con nulla neppure con il ricatto del lavoro.Se gli impianti sono obsoleti e inquinanti devono essere chiusi.

Chiacchieroni
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Chiacchieroni

Basta chiusura….non possiamo morire per 4 posti di lavoro ….. Se in quell’area si facesse altro, i posti di lavoro sarebbero molto di più.
Sono finiti gli anni ’70…

Antonio
Ospite
Antonio

Appunto in Svizzera p.es. campano di formaggio, orologi e cioccolata

Davide
Ospite
Davide

E banche. Là girano i soldi, quelli veri. Non hanno bisogno di raffinerie per poter affermare la loro economia.

Davide
Ospite
Davide

Molti sono aggrappati a questa industria come i politici che si legano alle loro poltrone. Non conoscono altro. La raffineria non porta alcun reale sviluppo per la città di Milazzo, se non quello di dare qualche soldo a poche centinaia di lavoratori. Difatti, Milazzo è una cittadina morta, trascurata e priva di qualunque fermento economico. Vogliono farci credere che Milazzo sia
la raffineria.

Milazzo
Ospite
Milazzo

Certo che ci vuole coraggio: il sindaco chiede al dirigente se tutto è sotto controllo? L’adasc dichiara che non “dovrebbero” succedere certo incidenti. Ma nessuno si è preso la briga di fare intervenire l’ARPA . !!! Ma come cazzzzx ragiornate . !!!

Andrea
Ospite
Andrea

Sarebbe stato inutile… Tanto avrebbero certamente detto come per l’incendio di Avellino che tutto è sotto controllo e nella norma…

Davide
Ospite
Davide

Inutile che mi ripeta: tutti gli impianti dovrebbe essere chiusi e smantellati, pezzo per pezzo. Finché non ci scappa il morto tutti a pensare al lavoro, ai profitti, agli interessi. Per quanto si possa fare manutenzione, l’accidentalità non potrà mai essere controllata. I politici pensassero a trovare forme alternative di sviluppo per Milazzo, invece di fare scaramucce e vacui proclami!

Davide
Ospite
Davide

E’ impensabile che l’unico modello di sviluppo di una città debba passare attraverso il settore industriale, peraltro incompatibile col territorio, a forte impatto ambientale e vetusto nella sua concezione originaria. Milazzo, come Priolo, Gela, Augusta, è ormai un pentolone di veleni che si trascina tra alti e bassi, per volontà di alcune teste di capra che ‘mangiano’ soltanto, e non pensano.