GUARDA IL VIDEO. Mentre a Milazzo la politica litiga sulla scelta di costruire un impianto di digestione aerobica oppure anaerobica per lo smaltimento della parte umida dei rifiuti, A2A ha già il progetto non di uno, ma di entrambi gli impianti. Salvatore Marchese, responsabile della centrale A2A di San Filippo del Mela, ha illustrato a Messina, al primo EcoForum provinciale di Legambiente, le intenzioni dell’azienda.

L’impianto da realizzare, che garantirebbe lo smaltimento di 75 mila tonnellate/anno di rifiuto organico, prevedrebbe il recupero della frazione umida attraverso due fasi: una digestione anaerobica finalizzata alla produzione di gas naturale e una fermentazione aerobica finalizzata all’ottenimento di compost. Si estenderebbe su una superficie di 4 ettari e richiederebbe un investimento di 35 milioni di euro.

Per quanto riguarda le tempistiche, il progetto, che la società prevede di depositare per le necessarie autorizzazioni entro ottobre 2018, potrebbe essere vagliato dalla Regione Sicilia e approvato nell’arco di un anno. Per la definitiva messa in esercizio dell’impianto bisognerebbe aspettare il 2021.

L’impianto in questione si affiancherebbe al campo fotovoltaico, allo Stem (solare termodinamico) e al dibattuto termovalorizzatore. «Puntiamo a ridurre le emissioni ambientali e chiudere il ciclo dei rifiuti» ha precisato in conclusione Marchese.

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Sospettoso
Sospettoso
3 anni fa

Il TAR del Lazio ha bocciato il decreto sblocca Italia che autorizzava l’incenerimento selvaggio in Italia. In sostanza si evidenzia che esistono altre forme di smaltimento dei rifiuti oltre l’incenerimento (che è al 4° posto) che non sono mai state prese in considerazione…Chissà perché…Quindi fautori di A2A fatevene una ragione

Salvatore Nicosia
Salvatore Nicosia
3 anni fa

Io lascio all’ing. Marchese la responsabilità delle sue dichiarazioni, e a Legambiente il verificarle. Però due cose mi sembrano indiscutibili: 1) i “rifiuti umidi” escono dalle nostre cucine, ristoranti e Aziende agro-alimentari; non capisco a chi se non a noi toccherebbe smaltirli; 2) la fermentazione è un processo biologico, perciò naturalmente la sua temperatura deve restare sotto 60 – 70 °C.

john caccamo
john caccamo
3 anni fa

“…un impianto di smaltimento del rifiuto umido….” , in pratica l’ INCENERITORE!!! chiamiamo le cose con il loro nome

ubriacodamore
ubriacodamore
3 anni fa

Ottimo.Partiamo con questi progetti e con il termovalorizzatore. Dopo di che chiudiamo le caldaie ad olio (vere portatrici di morte) magari convertendole in HRSG e forza così

Salvatore Nicosia
Salvatore Nicosia
3 anni fa

Posso chiedere a Massimo e a Davide come mai p.es. a Cremona o a Bolzano (giusto per non varcare le Alpi) nessuno racconta di aver incontrato il diavolo, uscito a passeggio dall’inceneritore dei rifiuti non riciclabili?
E, sempre se posso chiedere: secondo loro, con quale processo funzionano le stufe che riscaldano le loro case d’inverno? Salvatore

massimo
massimo
3 anni fa

Intanto le stufe funzionano a legna che bruciando non rilascia diossina da combustione polimeri, per quanto riguarda altre citta’,in molti combattiamo le forme subdolamente piacevoli del maligno. La sua natura vera e’ sempre camuffata.