“Il Comune ha rilasciato le autorizzazioni al dottor Edoardo Macrì per la tumulazione dei propri cari all’interno della cappella della Società agricola “Piana di Milazzo” che gli aveva offerto la disponibilità, ma egli si è rifiutato sostenendo che quel loculo assegnatogli dal presidente della società operaia era inadeguato”. Ad affermarlo gli uffici comunali che hanno seguito la vicenda del cittadino che ha lamentato tramite una lettera aperta pubblicata da Oggi Milazzo di non aver potuto assicurare la sepoltura di tre parenti provenienti da Brindisi al cimitero mamertino.

il cimitero di Milazzo

 

“In questa vicenda – si legge in una nota – non c’è mai stato alcun atteggiamento di chiusura nei confronti del cittadino, ma anzi i funzionari hanno offerto la massima disponibilità e collaborazione a risolvere la vicenda che si trascina da oltre un anno per una errata interpretazione che lo stesso dà al Regolamento comunale che prevede la ricezione di defunti non residenti in vita nel Comune o morte fuori di esso, al cimitero comunale solo all’interno di sepolture private e non delle celle a colombaia, che contrariamente a quanto afferma il cittadino, non sono di proprietà privata, ma solo date in concessione all’avente diritto. E infatti lo scorso ottobre quando il dottor Macrì si è ripresentato al Comune esibendo un’autorizzazione al collocamento dei resti mortali dei suoi parenti all’interno della cappella della Società agricola “Piana di Milazzo”, i funzionari hanno rilasciato le prescritte autorizzazioni, trattandosi in questo caso effettivamente di sepoltura privata e non di cella comunale a colombaia, preparando anche le quietanza per il pagamento dei diritti comunali (39 euro a salma). Ma il signor Macrì a sorpresa e a pratica definita, si è rifiutato sostenendo che e si è allontanato preannunciando un esposto ai carabinieri. Questi i fatti (e le carte sono conservate negli uffici comunali). Il resto sono solo sterili polemiche, così come non è vero il fatto che il segretario generale non abbia voluto ricevere il dottor Macrì. Anzi ha dato indicazioni agli uffici di definire la pratica nel rispetto delle leggi, così come un ente pubblico deve fare. Giova aggiungere che qualora il cittadino non avesse trovato la disponibilità di una cappella privata o della società di mutuo soccorso, avrebbe potuto ugualmente risolvere il problema, riponendo nella cella a colombaia che ha in concessione e non di proprietà, delle urne cinerarie dei suoi parenti. Avrebbe dovuto cioè procedere alla cremazione delle salme. Non ha accettato sostenendo anche qui erroneamente che non c’erano forni crematori disponibili. L’Ufficio di Stato civile del Comune ha infatti autorizzato cremazioni sino allo scorso agosto nella struttura di Montecorvino Pugliano, in provincia di Salerno”.

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