“Quanto era bella Milazzo oggi vittima del degrado”. Sabato scorso i ragazzi di Casaggi (Giovane Italia – Destra Giovanile) hanno distribuito gratuitamente in Piano Baele delle copie del quotidiano “Secolo d’Italia” in cui era pubblicato un ampio articolo sul declino del comune mamertino. Chiusure dei negozi, una classe dirigente “preistorica”, inquinamento. Il quadro non è dei migliori. Anche se la “rinascita”, secondo l’autore Santi Cautela, potrebbe ripartire dal volontariato e dall’impegno sociale. Ecco il testo integrale dell’articolo.

lo stand di casaggi in Piano baele

 

«Nascere in mal punto non è prerogativa soltanto degli uomini. Anche un borgo non nasce come o dove vorrebbe, ma là dove per qualche necessità naturale urga la vita. E se troppi uomini convengono in quel punto e troppi ve ne nascono e il punto è troppo angusto, per forza il borgo deve crescere male». Pirandello, quando parla di Nisia nel suo “Viaggio”, sembra proprio descrivere Milazzo e il suo borgo antico. Posta tra due golfi, quello di Milazzo a est e quello di Patti a ovest, in un luogo strategico della Sicilia nord-orientale, è il punto di riferimento di un comprensorio di 204.000 abitanti circa. In origine città greca, e dal 36 a.C. riconosciuta come Civitas Romana, Milazzo è oggi una meta turistica ed un ottimo punto di partenza per le isole Eolie, il Parco dei Nebrodi, Tindari. Città costruita nei secoli e accavallata su se stessa e sui suoi problemi, dalla spiaggia fin su al cimitero, i cittadini godono di un territorio bellissimo ma di una gestione di esso mal sana. Se vi capita di passare dalla ridente cittadina che bacia il Tirreno con il suo lungo promontorio che sembra il collo di una donna, vi accorgerete di come la sporcizia e l’ incuria regnino sovrane da qualche tempo. Da più di un anno un manipolo di giovani ragazzi, tra cui studenti universitari e liceali, si sono dati un gran da fare per dare risalto allo scempio che la loro città sta vivendo. Noi, i ragazzi di Casaggì Milazzo, lamentiamo una classe dirigente preistorica, nelle vesti di un’ amministrazione goffa e stagnante, formatasi dall’ aborto del Terzo Polo rinfoltito dalla “cura Pd-Sel” …e chi più ne ha più ne metta! Una ricetta che in Sicilia ha già dato spiacevoli risultati soprattutto sulla costa tirrenica. Ora il primo trimestre del 2012 conferma un trend in discesa per i piccoli esercizi commerciali della città, con l’ aumento delle chiusure del 30%. Centri commerciali a parte, il turismo tradizionale, quello portato dal mare, non dalle multinazionali, non ha stimoli per la crescita. I turisti, invece di arrivare, se ne vanno. E loro, finiani e non, rifiutano ogni tipo di dialogo con i cittadini, rinchiusi come oligarchi della Magna Grecia nei loro bastioni, aumentano i dazi e le tasse sui servizi. Nonostante questo, ci si dà di verso qui in Sicilia. Non sono bastate alluvioni dimenticate dai media e proteste dei Forconi, i ragazzi del centro sociale di destra ce l’ hanno messa tutta. Spalando tra il fango e la miseria, prima a Saponara, poi a Barcellona, raccogliendo fondi e viveri d’ ogni tipo. Attività che si è poi rivolta ai bambini poveri con l’ ausilio delle famiglie volenterose che hanno regalato giocattoli e vestiti durante la Befana Tricolore. C’ eravamo per protestare contro l’ inquinamento della raffineria e le “morti bianche”. C’ eravamo al fianco dei Forconi per dire no all’ accise sproporzionata sul carburante. C’ eravamo quando hanno voluto toglierci il teatro, per mala gestione, ancora una volta. C’ eravamo per ricordare anche a Palermo la strage di Acca Larentia. E ci siamo oggi per portare il Secolo nel centro storico della nostra città, per la prima volta, e farlo leggere ai milazzesi. Su un territorio in cui la politica più estrema è stata fatta sotto il simbolo dello scudo crociato, non è mai facile presentarsi come gioventù identitaria. Eppure lavorando sodo, partendo dalle scuole, arrivando ai più anziani, si è riusciti a darsi credibilità come nel giorno in cui s’ è ricordata la caduta dell’ ultimo Muro prima, e nella giornata per il ricordo delle foibe dopo: i più grandi hanno ricordato attraverso gli occhi dei più giovani. Tra una cena sociale e l’ altra, una serata in sede piuttosto che in giro per le strade deserte di una Milazzo violentata, Casaggì ha costruito un percorso forte e alternativo con una famiglia che vede nella propria comunità e nella propria città una meta e non una via di fuga. E c’ è ancora tanto da fare, da restaurare, da gridare, da attacchinare. Siamo pochi ma siamo pronti a viverla questa militanza, in questo “viaggio pirandelliano” l’ eco ci esorta “al rezzo placido dei verdi faggi, correte, o giovani vaghe beltà…”