Le porte della Fondazione Lucifero per la  Commissione regionale antimafia sono sempre aperte, soprattutto se questa dovesse essere accompagnata da una ispezione dell’Anac e da un’inchiesta della Corte dei Conti: si offrirebbe un salutare servizio al futuro della Fondazione Barone Giuseppe Lucifero e alla collettività tutta».

Il presidente dell’Ipab di Capo Milazzo, Franco Scicolone, prende posizione dopo la richiesta di una ispezione dell’Antimafia  sia da parte del deputato Regionale Pino Galluzzo che della Segreteria Nazionale del Partito Comunista Italiano nella persona del segretario Mauro Alboresi. Tutto nasce da contatti che l’avvocato Rosario Pio Cattafi, condannato per reati di mafia, prima della sentenza della Cassazione avrebbe tentato di avere con l’istituzione benefica. Cattafi, infatti, risulta proprietario di un immobile adiacente alla fondazione. Situazione che si è evoluta in vari scontri interni e che ha portato prima alla sfiducia della presidente Maria Teresa Collica e poi alle sue dimissioni dal cda (è stata nominata dalla Corte d’Appello di Messina).

 

«L’iniziativa dell’onorevole Galluzzo e del segretario Nazionale del Pci Alboresi sono apparentemente due azioni separate, ma hanno un comune filo conduttore – scrive Scicolone – e cioè l’evidente tentativo di spostare l’attenzione dei cittadini dalle vere ragioni che hanno portato la maggioranza del Consiglio di Amministrazione a firmare la mozione di sfiducia alla professoressa Collica,  attinente unicamente alla sua insufficiente capacità gestionale e non a presunte collusioni con ambienti e personaggi di “acclarato stampo mafioso”, che per cultura, formazione e impegno civico dello scrivente sono abissalmente lontani».

LA FESTA DI LAUREA DI CATTAFI. Scicolone ritiene che a tal proposito, l’occasione è opportuna per chiedere pubblicamente alla professoressa Collica «se è a conoscenza che il figlio del signor Rosario Cattafi , festeggiò 10 anni or sono il conseguimento della laurea in giurisprudenza, proprio in locali di proprietà della Fondazione Lucifero e l’identità dell’amministratore ovvero del dipendente della stessa, che concedettero l’autorizzazione. E ancora è opportuno sapere se la professoressa Collica ha notizia di professionisti iscritti ad obbedienze massoniche, ai quali sono state concessi dalla Fondazione  (e in specie da quale amministratore o dipendente) numerosi incarichi nel tempo. Certamente alla Commissione Regionale Antimafia non sfuggirà che in questo  Ente Pubblico, fin dall’assunzione avvenuta il 5/2/2001,   ha svolto la mansione di Segretario  lo stesso dipendente, e quindi l’esigenza di verificare se lo stesso ha posto in essere eventualmente atti senza l’autorizzazione dei presidenti e del consiglio di amministrazione». 

I PARTNERIATI PERPETUI. Il presidente si sofferma ai sui contratti di partneriato che si perpetuano.  «Riservandomi di approfondire tali aspetti nelle sedi istituzionali e presso gli inquirenti, ormai da tempo segnalo:  contratti di partenariato che si perpetuano da un quinquennio all’altro, beni della Fondazione ceduti in comodato d’uso gratuito in violazione del divieto delle norme di legge, costante assegnazione di incarichi professionali sempre agli stessi professionisti, mancata predisposizione di un albo dei fornitori, beni dati in affitto a prezzi non congrui, e ancora beni della Fondazione tenuti da tempo in stato di abbandono quali il lussuoso Palazzo di via Marina Garibaldi, l’elegante Baglio di contrada Faraone, l’area delle “ex Serre” adiacente il palazzo della Baronia… ecc. ecc».

 

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Lillo
Lillo
9 mesi fa

Interessante domanda…..cosa accomuna Cattafi col personale della fondazione?

Peppe
Peppe
9 mesi fa

È proprio vero che gli estremi si toccano. FDI e PCI uniti nella difesa di interessi opachi costituiti nel tempo. Insieme nel tentativo di mestare nel torbido. Come è possibile che una dipendente di un ente ne diventa proprietaria di fatto e chiede somme esorbitanti per mansioni autoassegnatesi.

Tony
Tony
9 mesi fa
Reply to  Peppe

molti anni addietro un giovane Vendola allora pres.comm.antimafia in visita a Messina definì una vicenda simile “verminaio”