Il 20 settembre 1990 si spegneva la voce della “cantastorie della Sicilia”, come lei stessa amava definirsi.
Nel trentennale della morte di Rosa Balistreri il format culturale Sicilia Mater curato da Giusy La Spada e Salvo Presti,
ha incontrato la cantante Rita Botto per ripercorrerne la biografia, il coraggio, le lotte. E i temi ancora di bruciante attualità: la violenza sulle donne, la nostalgia dei migranti, le donne- madri, il razzismo della classe borghese, la ferocia del caporalato, la sete di giustizia per gli indifesi i feriti dalla vita, gli ultimi. E poi la “permanenza della poesia” nei suoi testi, lo spirito musicale che li avvolge, il racconto dolente di una umanità in cerca di redenzione.
E ancora la straordinaria capacità di ricerca e rilettura della tradizione popolare siciliana e la sua molteplice e preziosa eredità musicale, un desiderio che lei stessa aveva chiesto nel suo testamento in musica: “Quannu moru”: “Quannu iu moru, cantati li me canti/ ‘un li scurdati cantatili pi  l’antri/quannu iu moru pinzatimi ogni tantu/ ca pi sta terra ‘ncruci murivu senza vuci/ ca pi sta terra ‘ncruci io moru senza vuci”.
Una storia di Amore e Dolore, sentimenti universali che attraverso quella voce, continuano a vibrare nel mondo.  
“La voce di Rosa, il suo canto strozzato, drammatico, angosciato, pareva che venisse dalla terra arsa della Sicilia. Ho avuto l’impressione di averla conosciuta sempre, di averla vista nascere e sentita per tutta la vita: bambina, scalza, povera, donna, madre, perché Rosa è un personaggio favoloso, direi un dramma, un romanzo, un film senza volto”. (Ignazio Buttitta)
 
GUARDA IL VIDEO:
 

Condividi questo articolo