ISTITUTO RENATO GUTTUSO. Incontrare una donna cannone del calibro di Letizia Battaglia è stata un’occasione più unica che rara. Quest’opportunità è stata concessa agli studenti delle classi terze e quarte del Liceo Artistico “Renato Guttuso” di Milazzo. La signora Battaglia ha accolto i ragazzi presso il suo grande sogno realizzato, i Cantieri della Zisa di Palermo, un luogo magico, frutto, come lei stessa ha spiegato, di ben sette anni di sacrifici, di risposte negative, di soprusi, di invidia e di sessismo. La fotografa di fama nazionale finalmente può vantare la realizzazione di un progetto invidiabile: i Cantieri della Zisa rappresentano il quartier generale della fotografia, un punto in cui ogni fotografo, professionista e non, è libero di esprimere se stesso e di identificarsi. Qui ogni stanza trabocca di fotografie che raccontano ciascuna la propria storia.

Durante l’incontro con la nostra scuola (organizzato nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro) questa grande donna, di fronte alla quale eravamo un po’ in soggezione, si è messa a nudo di fronte a noi, nuova generazione, ed è riuscita a farci capire perfettamente l’importanza della voglia di fare e dell’identificarsi. Certamente i presenti avranno riscoperto o rafforzato l’amore per la fotografia vista non solo come disciplina ma come vera e propria concezione del mondo, “Fotografando mettiamo noi stessi in gioco, chi siamo e quello che sentiamo” è stato questo il messaggio che la signora Battaglia ha impresso con lettere di fuoco nei cuori di docenti e studenti.

Nel colloquio con i ragazzi lei ha raccontato pezzi della sua vita che ai giorni d’oggi sembrano tanto lontani: una ragazza di sedici anni decide di sposarsi, a Palermo, per diventare autonoma e uscire dalla famiglia, ma, dopo il matrimonio si ritrova in gabbia costretta a reprimere la sua voglia di vita e di realizzarsi.

Letizia all’età di quasi quarant’anni, decide di riscattarsi, divorzia dal marito e si trasferisce nel Nord Italia dove inizia ad interessarsi di cronaca come giornalista; è in questo frangente che la Battaglia incontra la fotografia quasi per caso, innamorandosene. “La macchina fotografica mi ha dato un’identità che non avevo. Non ero nessuno, e con la fotografia mi sono fatta sentire” ci ha detto.

Dalla prima fotografia per mantenersi a fotografa di fama nazionale è stato un attimo.

Letizia Battaglia è stata la prima donna europea a ricevere nel 1985, ex aequo con l’americana Donna Ferrato, il Premio Eugene Smith, a New York, riconoscimento internazionale istituito per ricordare il fotografo di Life. Un altro premio, il Mother Johnson Achievement for Life, le è stato tributato nel 1999.

Le viene spesso attribuito l’appellativo di “fotografa di Mafia”, nomignolo che lei detesta perché, sì, ha fotografato scene di Mafia, denunciando l’orrore che essa nasconde (per esempio la strage di Falcone), ma la sua fotografia racconta molto altro. I soggetti preferiti dalla signora Letizia sono donne, e in questo momento le bimbe non più grandi dei dieci anni perché, come lei ha più volte asserito durante il colloquio, in loro vede gli occhi pieni di sogni e speranze in una vita piena di gioia, che caratterizzavano la Letizia bimba di dieci anni.

È poco comune incontrare una donna di quasi ottantatrè anni che conversando con ragazzi di sedici -diciassette anni si sente, e fa sentire, a proprio agio. Per tutta la durata dell’incontro da entrambe le parti vi era un profondo interesse, una profonda attenzione, e occhi pieni zeppi di emozione e passione.

Con un meraviglioso invito la Battaglia ha congedato le classi: ha chiesto loro di realizzare degli scatti sul tema “Mother” mamma, donna, e di inviare a lei le fotografie per poi esporle. E con un’altra sollecitazione forse ancora più bella e profonda ha lasciando un segno indelebile nei cuori dei presenti: “Amate, appassionatevi, e fatevi riconoscere per quello che siete.”

 

MIKAELA CHIOFALO IV A

Liceo Artistico