Prove tecniche di “distensione” tra il politico ambientalista Peppe Marano e la Raffineria di Milazzo. L’udienza al Tribunale di Barcellona che si è tenuta qualche giorno fa e che vede Marano difendersi dall’accusa di diffamazione lanciata dal colosso petrolifero, è stata rinviata al giugno nell’intento di trovare una bonario componimento in vista di una «cooperazione futura per il bene del territorio».

Non si sa bene chi per primo abbia lanciato il ramoscello d’ulivo, anche se in ambienti interni alla Ram smentiscono di avere dato mandato ai propri legali di fare una simile proposta, in ogni caso ci sono ancora quattro mesi di tempo per schiarirsi le idee: l’intesa non è scontata. La Ram ha citato a giudizio l’ex consigliere comunale chiedendo 400 mila euro di risarcimento danni per una presunta diffamazione avvenuta sui social network. Marano, già portavoce dei Verdi, si sarebbe spinto un po’ oltre nelle accuse rivolte al colosso industriale in materia ambientale e – a questo punto – dovrebbe accettare di fare un passo indietro pubblicamente.

Peppe Marano dopo la sconfitta elettorale del 2015 con “Milazzo Green” si è apertamente schierato a sostegno del gruppo  di Francantonio Genovese all’interno di Forza Italia e si sta dedicando principalmente alla sua professione e al Cad sociale, associazione che si occupa dello sviluppo del territorio. Qualche giorno fa il politico ambientalista, poche ore dopo l’udienza, aveva chiosato sula propria pagina facebook, «sono contento, è ritornato il clima del dialogo e della distensione», ma nessuno aveva capito a cosa si riferisse.

 

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