I decessi sono avvenuti tra il 2006 e il 2013.  Oggi il Gup del tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, Salvatore Pugliese, ha disposto il rinvio a giudizio le 17 persone imputate di omicidio colposo, nell’ambito dell’inchiesta sulla morte a seguito di patologie oncologiche o polmonari di sette operai, che hanno lavorato nel’indotto della Raffineria di Milazzo fino al 2002.

Il giudice, al termine dell’udienza preliminare, ha accolto la richiesta del procuratore capo di Barcellona, Emanuele Crescenti, e del sostituto procuratore Federica Paiolo, che avevano indagato 17 persone tra dirigenti, che si sono susseguiti alla guida della raffineria dal 1982 al 2010, responsabili della sicurezza e imprenditori che hanno lavorato in subappalto nella struttura.

Le vittime lavoravano ai tubo-alternatori, alla stazione laminatrice, alla linea di vapore, alla saldatura e alla pulitura. Salvatore Currò era tubista carpentiere addetto alla saldatura dal 1986 al 2000, ed è morto nel 2007, Francesco Di Maio era manutentore elettricista dal 1981 al 1984 ed è morto nel 2006, Giuseppe Pollicino era metalmeccanico dal 1973 al 2007 ed è morto nel 2008, Salvatore Saporita era carpentiere tubista dal 1963 al 2006 ed è morto nel 200, Salvatore Scolaro era operaio qualificato e montatore dal 1969 al 1987 ed è morto nel 2012, Nunziato Sottile era gruista dal 1971 al 1996 ed è morto nel 2013 e Aldo Colosi era operaio di centrale termoelettrica dal 1971 al 1982 ed è morto nel 2010.

Gli indagati sono accusati di lesioni colpose in concorso nei confronti di Alfonso Malafronte, metalmeccanico tubista dal 1973 al 2002, per una serie di ispessimenti pleurici accertati nel 2013. Secondo l’accusa, che si è avvalsa di perizie tecniche, ci sarebbe un nesso di causalità ed effetto tra il lavoro all’interno del complesso industriale e le malattie contratte dagli operai poi deceduti.

Agli indagati viene contestata “la negligenza, l’imperizia e la imprudenza, per aver omesso di adottare tutte le precauzioni utili a contenere l’esposizione all’amianto e alle inalazioni di gas e polveri nocive, senza vigilare sull’uso degli strumenti necessari alla protezione degli operai”. Gli indagati, secondo quanto sarebbe stato accertato, non avrebbero messo a disposizione le mascherine protettive né avevano predisposto un sistema di ricircolo dell’area all’interno dei reparti, dove svolgevano il loro lavoro gli stessi operai.

Nell’inchiesta è indagata come persona giuridica anche la “Raffineria di Milazzo S.c.p.a.”.

 

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