Nuovi gruppi consiliari, un rimpasto in giunta e qualcuno comincia a parlare della mozione di sfiducia all’inizio del 2018. Archiviate le elezioni Regionali al Comune di Milazzo sono partite le grandi manovre. E ci si organizza.

GLI AZZURRI. A Palazzo dell’Aquila ben dodici consiglieri hanno contribuito al bottino elettorale dei candidati di Forza Italia. Alessandro Oliva, Stefania Quattrocchi e Gianfranco Nastasi hanno sposato la causa del neo deputato Tommaso Calderone, il più votato di Milazzo dopo Carmelo Pino con 1006 voti.

Francesco Alesci, Maria Magliarditi, Santino Saraò, Alessio Andaloro e Martina Maimone quella di Luigi Genovese che poteva contare su una vera corrazzata composta anche dall’ex sindaco Lorenzo Italiano, dall’ex candidato a sindaco Giuseppe Marano e da qualche ex consigliere che però, a dispetto delle previsioni, hanno raccolto una magro bottino di 742 voti. Qualcuno parla di un flop visto la portata del team mamertino e i 17 mila voti complessivi raccolti da Genovese.

Ad indossare la maglia azzurra anche Pietro Formica, vicino all’eurodeputato Salvo Pogliese, che gli avrebbe “assegnato” l’uscente Santi Formica (303 voti); Nino Italiano che ha dato una mano d’aiuto a Nino Germanà (195) e il vice presidente Maurizio Capone che ha sostenuto Bernadette Grasso, (121) eletta nel listino del governatore Nello Musumeci.

Se il quadro dovesse essere ufficializzato sarebbero dodici gli esponenti di Forza Italia su un totale di trenta. Ma così non sarà.

A quanto pare, per il momento, a farlo saranno solo i supporter di Tommaso Calderone. Con Andaloro e Maimone alla finestra nonostante avessero ufficializzato la loro adesione a Forza Italia da mesi. Gli altri rimarranno o al gruppo misto o nelle attuali posizioni civiche.

LA GIUNTA FRAGILE. Più complicata la questione in giunta e nell’ex maggioranza di centro sinistra. Non c’è un assessore con un deputato di riferimento (e forse un partito) e molti hanno in aula hanno un solo consigliere a rappresentarlo.

Il caso più emblematico che ha creato non pochi malumori è stata la nomina di Pippo Crisafulli (Sport) a meno di un mese dal voto in carico all’onorevole Gianpiero D’Alia. Una mossa a dir poco irrituale (che a quanto pare di politico ha ben poco). Come ampiamente preventivato la lista Alternativa popolare di D’Alia e Alfano non ha raggiunto il 5% ed è rimasta fuori dall’Assemblea regionale. A rappresentare Crisafulli in aula solo il consigliere Franco Coppolino.

Piera Trimboli (Turismo) e Damiano Maisano (Ambiente) sono rimasti orfani dell’onorevole Beppe Picciolo (Sicilia Futura) escluso dall’Ars nonostante i 10 mila voti. Trimboli ha come referente il consigliere Gaetano Nanì, Maisano se stesso.  L’assessore Giovanni Di Bella (Servizi Sociali), che ha perso strada facendo il deputato Pippo Laccoto (Pd) superato dal neo onorevole Franco De Domenico, ha il supporto di Mario Sindoni. Anche Di Bella ricopre il doppio ruolo di assessore -consigliere comunale e rimane il più votato della legislatura.

Carmelo Torre (Sviluppo Economico), la cui attività svolta in questi anni rimane un mistero, non è ben chiaro a chi rappresenta. Della lista originaria, Ora Milazzo, sia Pietro Formica che Maurizio Capone lo hanno disconosciuto. Una parvenza di sostegno l‘avrebbe da Nino Italiano ma sembra a mezzo “servizio”. Italiano ha votato Germanà; Torre ha aiutato, invece, l’ex assessore Ciccio Italiano (Cento passi per la Sicilia) che ha tentato il salto all’Ars (inciampando). A farne le spese Salvo Presti (Beni Culturali) il quale rimane legato all’onorevole Tommaso Currò che non ha nemmeno un rappresentante in aula. Presti è entrato in giunta dopo avere ritirato la candidatura a sindaco ed appoggiato Formica per ricompattare il Pd ma il suo gruppo nel tempo si è dissolto.

IL RIMPASTO. Molti danno per scontato il rimpasto. Ma è tutto in aria. Il sindaco Giovanni Formica non ha alcuna intenzione di fare accordi con il centrodestra, dunque, la scelta di tenersi stretti i rimasugli della maggioranza è una priorità. Attualmente ha tredici sostenitori e non può permettersi di scendere sotto i dodici visto che in seconda convocazione è il numero minimo per tenere “in piedi” l’aula. Anche la perdita di un consigliere (pur con infatuazioni di centrodestra) potrebbe bloccare l’attività che già cammina fortemente a rilento. Entro fine mese potrebbe arrivare il bilancio riequilibrato da Roma la cui approvazione in aula risulta fondamentale per cominciare a programmare anche il quotidiano dopo l’approvazione del dissesto. Meglio mantenere l’attuale assetto. Probabilmente ad essere sacrificato potrebbe essere uno tra Presti e Torre per riaccogliere il figliol prodigo Ciccio Italiano, attuale esperto, che si è dimesso ad aprile solo per candidarsi alla Regione. O entrambi se i tre componenti di Ora Milazzo decidessero di autodeterminarsi scegliendo uno di loro come assessore al posto di Torre.

LA MOZIONE DI SFIDUCIA. Il primo a parlare di mozione di sfiducia è stato Carmelo Pino in una video intervista ad Oggi Milazzo. Questa potrebbe essere presentata solo nel 2018. Molti vorrebbero porre fine a questa amministrazione ma il problema è che non ci sono alternative che convincono. Il rischio è che si ripresentino i soliti nomi, dunque meglio tenersi Formica. In Forza Italia potrebbero sorgere i primi scontri interni. Il gruppo Calderone potrebbe puntare sul presidente del consiglio Gianfranco Nastasi mentre quello di Genovese su Lorenzo Italiano. Pino, a precisa domanda di Oggi Milazzo, ha lasciato aperta la possibilità all’ennesimo assalto al Comune anche se il risultato delle Regionali ha lasciato l’amaro in bocca a tutto l’entourage (avevano come obbiettivo i 3 mila voti e ne hanno raccolti solo la metà) e la delusione potrebbe anche avergli fatto cambiare idea. Per ritornare al voto in primavera la mozione di sfiducia dovrebbe essere votata da 20 consiglieri.

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Enzo
Enzo
3 anni fa

Tutti a casa !!! Andate a lavorare , anziché fare giochi di prestigio per rimanere incollati col culo sulla poltrona !!!

salvo
salvo
3 anni fa

ci sarà solo un rimpasto obbligato in giunta

salvo
salvo
3 anni fa

non ci sarà nessun terremoto politico, perchè a milazzo i politicanti non hanno mai espresso con profondo credo il proprio ideale politico, sono solo persone che fanno politica per interessi personali.

Veritas
Veritas
3 anni fa

Ma cosa cercate? Chiedete al consigliere Magistri cosa intende fare, alla luce del risultato conseguito a Milazzo, nei confronti della mozione di sfiducia al sindaco, e fate le vostre riflessioni. Chiedete al consigliere Alesci se anche lui firmerà la mozione di sfiducia al sindaco? Chiedete a tutti i consiglieri chi firmerà la mozione di sfiducia e vi renderete conto chi è attaccato alla poltrona

Pensa prima di parlare
Pensa prima di parlare
3 anni fa

La terza città della provincia. Prima per insediamenti industriali. Sbocco sulle Eolie. Meta turistica. Incapace di esprimere un proprio deputato. Scippata a destra e a manca delle sue potenzialità. E la colpa di chi è se non dei suoi cittadini? Cosa vi aspettate di un consiglio che è la sua espressione? Inutile e ipocrita piangersi addosso. Cosa diversa accade nelle genti di Barcellona.