Non è un bel momento per la sanità, soprattutto per gli operatori che garantiscono le prestazioni del quasi l’85% e di conseguenza per i pazienti che dalla mattinata del prossimo 15 marzo troveranno chiuse le porte degli ambulatori su tutto il territorio siciliano, a tempo indeterminato. Nello stesso giorno a Palermo, ci sarà una manifestazione di protesta in piazza Ottavio Ziino da parte di tutti i rappresentati delle strutture dei convenzionati. Le criticità della categoria sono: il budget ridotto all’osso da rivedere il sistema di assegnazione alle strutture, Comunque da riscrivere, il decreto sull’appropriatezza prescrittiva, la restituzione delle somme 2007 – 2012 alle aziende sanitarie, il tariffario Balduzzi è burocrazia asfissiante nei loro confronti. Nelle loro note le varie sigle sindacali scrivono il clima di ostilità nei confronti di professionisti che lavorano per dare risposte in tempi rapidi ai 6 milioni di cittadini evitando loro lunghe liste d’attesa. In particolare la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il decreto sulle appropriatezze emanato il 9 gennaio 2016 che riduce le prestazioni sanitarie di oltre il 50%, dove i rappresentanti di categoria hanno chiesto alla commissione sanità un intervento dato che la circolare emanata dall’assessore non chiarisce se il decreto sull’appropriatezza è sospeso, dato che l’ultimo paragrafo della circolare mandata alle aziende sanitarie genera confusione interpretativa. Le sigle sindacali scrivono anche che non era mai successo che un Assessore fosse riuscito a scontentare tutti, questo fa capire come ormai il bicchiere sia colmo. Il Coordinatore per le sigle sindacali, Pietro Miraglia ancora una volta sottolinea con forza che “resteremo chiusi fino a quando l’assessore Baldo Gucciardi, deciderà di convocare seriamente un tavolo tecnico per discutere e risolvere tutte le problematiche della categoria. Problemi che se non risolti porteranno alla cancellazione della medicina del territorio, con gravi danni agli utenti ma anche all’occupazione, dato che a casa resteranno circa 15 mila persone.

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