Da mesi il signor Edoardo Macrì porta avanti una battaglia giudiziaria con il comune di Milazzo che gli impedisce di tumulare al cimitero, all’interno di una cappella privata, i resti dei suoi parenti provenienti da Brindisi. Oggi Milazzo se n’è occupato in passato. Ecco un aggiornamento della vicenda nella lettera del sig. Macrì che pubblichiamo integralmente:

La vicenda dei resti ossei della famiglia Vilardi, deceduta nel 1965, a seguito di un incidente d’auto, è stata già oggetto di alcuni articoli su questo giornale. Un mio articolo ed un altro del Comune di Milazzo, in risposta. Succede intanto, che le tre cassette dei resti ossei dei miei parenti riesumati dal cimitero di Brindisi, per la tumulazione nella celletta a colombario che ho in concessione in quello di Milazzo, come per mio diritto, giacciono ancora nella sala mortuaria del nostro Cimitero. Sicuramente qualcuno dei lettori di questo giornale le avrà anche viste. La questione è ora nelle mani della Procura della Repubblica di Barcellona, che, su un mio esposto ha aperto un fascicolo contro ignoti, con la qualifica giuridica : Codice penale art. 328 , (Rifiuto d’atti d’ufficio e Omissioni).

viale dei cipressi che conduce al cimitero di MIlazzo

Le indagini stanno andando avanti e non è escluso che a qualche funzionario comunale arrivi un avviso di garanzia. Il che, chiarisco, non significa per il momento niente. Secondo me, le probabilità di rinvii a giudizio sono molto elevate, per le motivazioni addotte in una lunga lettere inviata a tutte le parti interessate, con le evidenze del caso, a partire dal regolamento cimiteriale locale, dai regolamenti delle più grosse Città d’Italia (Genova, Milano, Bologna, Palermo, Brindisi, ecc.), dal Drp 285/90 e dalla circolare del Ministero della Sanità, nr. 24/93, esplicativa proprio del citato Decreto Presidenziale, al cui paragrafo 13.2.1 stabilisce: “E’ consentita la collocazione di più cassette di resti e di urne cinerarie in un unico tumulo sia o meno presente un feretro”. Devo aggiungere ancora che il Comune di Milazzo ha anche cercato di prendersela con quello di Brindisi, per il fatto (secondo il nostro Comune ) che quello di Brindisi avrebbe dovuto chiedergli, prima di porre in essere l’autorizzazione al trasporto dei resti mortali, l’autorizzazione all’accesso al Cimitero di Milazzo. La risposta è stata questa: “L’Ufficiale dello Stato Civile (di Brindisi naturalmente), non disattendendo o omettendo alcuna disposizione di legge, ha rilasciato il nulla osta per il trasporto ed il permesso di seppellimento dei tre defunti”. Il che suona chiaro che il Comune di Milazzo, nel fare la citata osservazione, avrebbe preso un altro abbaglio. Abbaglio, su abbaglio, non è improbabile che, dopo degli avvisi di garanzia, si possa arrivare anche al rinvio in giudizio dei nostri scienziati del No. Per che cosa poi? Non l’ho proprio capito. Poiché quello che io chiedo avviene naturalmente in altri Cimiteri italiani, i cui funzionari sono tanto di ingegneri e di dottori, non certo più sprovveduti di quelli di Milazzo. La differenza tra questi due funzionari sta, almeno credo ( perché finora nessuno mi ha detto esattamente le ragioni del rifiuto ed anche questo è un altro reato penale, previsto dal comma secondo dal richiamato articolo 328 c.p.), nell’intendere quelle che sono le Sepolture private. Per i nostri funzionari sono solamente le edicole societarie (quelle delle cooperative, per intenderci ), mentre per gli altri sono queste ed in più le cappelle familiari e le celle a colombario, realizzate dalla civica amministrazione. In questo secondo senso si esprimono tutte le disposizione che ho letto, comprese quelle del nostro regolamento. E guardate l’assurdo a cui perviene il pensiero dei nostri funzionari. Faccio (e mi ripeto) per questo due esempi. Primo esempio, Tizio ha in Milazzo una cappella familiare, con 10 celle. L’ha costruita per raccogliere i cadaveri o i resti mortali di tutti suoi parenti fino al VI grado (com’è previsto, ivi incluse anche le persone di servizio, che non c’entrano per niente con la famiglia ). Gli muore la moglie, che al momento della sua morte era residente a Milano. Non la può ospitare. Secondo esempio: Caio ha una cappella del genere, gli muore il fratello che era nato, per caso a Genova ed ivi era residente durante la sua vita terrena. Non lo può ospitare nella sua cappella. Non sono due casi assurdi ? Ma perché avrebbe allora costruito la cappella? La stessa assurdità è per i loculi a colombario. L’unica differenza sta nello spazio. Ma non è nemmeno questo un problema, perché una salma e dei resti mortali o urne cinerarie ci stanno in essa benissimo. E questo è il mio caso, previsto e consentito da tutte le disposizioni che ho letto, regolamento locale compreso. Se ci fossero ancora dei dubbi, basterebbe solo guardare un po’ il richiamato paragrafo 13.2.1 della circolare ministeriale. Ho cercato di far capire tutto questo al nostro sindaco Pino, al Segretario generale del Comune dr. Massimo Gangemi, dirigente dello Stato Civile, al nostro assessore Giuseppe Midili, andando ancora giù, senza ottenere nulla, nemmeno una chiara e doverosa spiegazione del No. Solo una risposta generica del dirigente del dipartimento Lavori Pubblici e Patrimonio, con un accenno che il mio caso non rientra nella casistica prevista dall’art. 50 del Dpr 285/90 e dell’articolo 27 del nostro Regolamento Comunale per i servizio mortuario e del Cimitero. Articoli che a leggerli bene sono poi quelli che mi consentono di fare quello che io chiedo e che viene fatto in tutti i cimiteri italiani, per due grandi motivi : una migliore utilizzazione degli spazi e per favorire il ricongiungimento delle famiglie. Ma qua da noi, bisogna arrivare alla Procure della Repubblica di Barcellona P.G. per ottenere i nostri diritti.

Edoardo Macrì

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