BARCELLONA. «L’avvocato Giuseppe Lo Presti doveva morire». Le dichiarazioni fatte ieri dal collaboratore di giustizia Carmelo D’Amico durante un processo di mafia “Pozzo 1” alla Corte d’Appello di Messina  ha scosso non solo il diretto interessato ma tutto il mondo forense. D’Amico avrebbe sostenuto la tesi secondo cui l’avvocato Giuseppe Lo Presti, noto penalista del foro di Barcellona Pozzo di Gotto, doveva morire perchè era troppo serio e, in una occasione, aveva snobbato alcuni esponenti di vertice della famiglia mafiosa barcellonese incontrati in un ristorante. Il collaboratore, ai tempi difeso proprio dall’avvocato Lo Presti, avrebbe riferito che il suo intervento ha evitato che l’esecuzione fosse messa in atto. Ad essere fortemente criticato sarebbe stato anche l’avvocato Tommaso Calderone, altro penalista di spicco di Barcellona.

Tra i tanti attestati di solidarietà ricevuto dai legali c’è quello della Camera Penale di Barcellona a firma del presidente Pinuccio Calabrò. Nella nota si esprimere ai colleghi Lo Presti e Calderone la solidarietà e la vicinanza di tutti gli iscritti e manifesta «il proprio sdegno in relazione a qualsiasi forma di limitazione e/o condizionamento dell’attività professionale».

«Il rispetto delle regole deontologiche e processuali costituisce baluardo Costituzionale della difesa dei diritti di libertà dei cittadini, l’avvocato penalista ne è garante perché detiene gli strumenti per denunciarne la violazione», conclude Calabrò.