SAN PIER NICETO. L’animata contrapposizione di alcune famiglie che con ogni mezzo tentano di perpetuare il loro potere. Marzo, Bruno, Lisi, Penna, Visalli, Vermiglia, Meo, Ruggeri e altri parteggiano per ciascun leader e dedicano il loro impegno per il bene del paese ma anche in difesa del proprio prestigio. Il volume di Pino Privitera edito da Lombardo Edizioni dal titolo San Pier Niceto 1880-1950 settant’anni di cronaca politica e sociale che verrà presentato stasera, venerdì 30 agosto, alle ore 19, nella Chiesa di San Francesco di San Pier Niceto, racconta un pezzo di storia del piccolo comune.

Grazie alla cura dei dettagli, per un momento, sembra ricalcare in piccolo gli scontri politici (e non) raccontate nelle grandi saghe nazionali e internazionali fatte di liti, denunce, tante lettere ed esposti anonimi: una lotta serrata che si trasmette di generazione in generazione e che si protrae senza sosta anche durante il fascismo.

Privitera, già dirigente della Regione e politico milazzese tra i più noti a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, analizza nei comportamenti sociali, politici per il breve spazio di tre generazioni, dalla fine dell’800 (1880) al secondo dopoguerra (1950).

«La ricerca, lo studio avviene casualmente, a seguito del ritrovamento di documenti relativi alla vita del paese conservati nella casa di famiglia – racconta Privitera – mai studiati, destinati all’oblio che diventano lo spunto, la spinta per la ricostruzione dettagliata e documentata di una storia altrimenti perduta e comunque certamente ignorata dai più».

Dalle carte vengono estratti elementi utili alla costruzione di un paesaggio, di un ambiente, di vicende politiche e familiari che assumono quasi la forma di un dettagliato dipinto in cui rileggere la travagliata vicenda di un’intera comunità.

Dai documenti esaminati dall’autore il medico Placido Bruno, oltremodo legato al piccolo mondo in cui è nato e vive, rinuncia a fulgide prospettive di lavoro per rimanere a San Pier Niceto. Egli è infatti allievo apprezzato del professore Francesco Durante, luminare della medicina in quel tempo, medico di fiducia della regina Elena e della Famiglia Reale. Durante, consapevole delle qualità di Placido Bruno lo invita a trasferirsi a Roma con prospettive di carriera facilmente intuibili ma Bruno rinuncia per restare nel suo paesello.

Sull’opposto fronte politico e sociale troviamo l’avvocato Francesco Marzo esponente di una famiglia egemone che già in epoca preunitaria aveva amministrato il paese, pagando pesantemente la propria fedeltà al governo dei borboni.

Demosociali-liberali contro conservatori-clericali, una storia vecchia che non è ancora finita.

Ma al di là della vicenda politica, dell’alternarsi altalenante dei protagonisti, le pagine del libro riservano piacevoli sorprese circa aspetti umani, sociali, ambientali, in particolare per quanto riguarda costumi e tradizioni popolari.

Inoltre grazie alle “carte” ritrovate, viene ricostruita non solo la vita del paese ma anche i suoi monumenti di cui alcuni purtroppo scomparsi.

A San Pier Niceto vi erano ben dieci chiese, tre conventi, quattro fabbricanti di pasta, due produttori di cera. Viene ricordato il fondaco sul torrente Muto come pure il fondaco Colonna presso località “Fornaci”, a monte del villaggio Gesso, lungo la strada della “codda ” che portava a Messina. Viene ricordata la categoria dei carrettieri, numerosi in paese, che consentivano il trasporto in città delle derrate alimentari prodotte. Il terremoto del 1908 viene esaminato sotto l’aspetto delle conseguenze sull’economia di San Pier Niceto venendo meno il traffico commerciale con il mercato di Messina.

Tante le notizie, spesso originali e la cui validità esula dal ristretto ambito paesano, come i passaggi susseguenti all’avvento del fascismo e le complicanze relative, l’adeguamento al nuovo sistema di potere così come avverrà più tardi con la caduta del regime. Vicende umane raccontate con serenità, pur nella drammaticità che a volte assume il racconto della storia.

«Sempre puntuale e assolutamente neutrale la lettura dei documenti da parte di Privitera, sottile e raffinato nella osservazione, circostanza che certamente dà spessore, qualità e rende piacevole la lettura del testo con un ritmo letterario che rende l’opera quasi un romanzo che non un libro di storia, piccola grande storia», sottolinea una nota della Lombardo Edizioni.

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