«Siamo certi che il sindaco Carmelo Pino non sia attualmente sottoposto ad una procedura di verifica da parte della procura della Corte dei conti in riferimento ad un esproprio alla Fondazione Lucifero? E se la procedura fosse ancora in corso perchè percepisce regolarmente lo stipendio al contrario dell’ex assessore Maurizio Capone a cui sono stati bloccati i pagamenti per una verifica in corso (legittimità del “gettone d’oro)? A questo punto bisognerebbe bloccarli anche a Pino». A chiedere chiarimenti al segretario comunale Massimo Gangemi è stato il consigliere Roberto Mellina (Pdl). Mellina vuole sapere «se vi sono i presupposti per bloccare lo stipendio del sindaco». Gangemi, nella seduta di lunedì, ha preso tempo e ha replicato che si informerà per dare una risposta esaustiva.

Roberto mellina (a destra)

«Inoltre – riprende l’esponente del Pdl – voglio capire anche qual’è la differenza tra gli assessori che hanno ricevuto indennità nei mesi scorsi e i consiglieri comunali non coinvolti dalla procedura che interessa, tra gli altri, Capone. Infatti ai rimanenti consiglieri, compreso me, non è mai giunta nessuna comunicazione da parte della Corte dei Conti, nè dalla sua procura. Non è ben chiaro quello che sta accadendo al Comune, l’impressione è che si gestisca tutto a piacimento». La vicenda dell’esproprio di un terreno della Fondazione Lucifero su cui è stato edificato il palazzetto dello sport viene tirata fuori periodicamente. Gli ultimi ad averlo fatto erano stati gli Autonomisti di base. Piccata la replica di Pino tramite ufficio stampa. «In merito a quanto dichiarato dai consiglieri “Autonomisti di base” – aveva affermato Pino – smentisco categoricamente che nei miei confronti esista una procedura da parte della Corte dei Conti, tant’è che non è mai stata intrapresa alcuna azione di responsabilità nei confronti degli amministratori dell’epoca. Le affermazioni contenute nel documento dei tre consiglieri sono dunque assolutamente infondate e lesive dell’immagine personale. Valuterò assieme ai miei legali l’opportunità di tutelare nelle sedi opportune l’onorabilità dell’Ufficio che ricopro e della mia persona. Il fatto che la precedente Amministrazione abbia ritenuto di indicare anche il mio nominativo – peraltro alla vigilia della campagna elettorale del 2010 – non è sinonimo di accertamento di responsabilità. Sicuramente è cosa assai ben diversa dal pagamento di indebito oggettivo, la cui competenza rientra nella sfera del giudice ordinario. Dal punto di vista politico, pertanto ritengo tali atti solo frutto di strumentalizzazione e intenti distruttivi e quasi intimidatori». Secondo Mellina però il segretario dovrà chiarire se «sia giunta al comune e risulta agli atti «la chiusura del procedimento e/o dell’indagine della procura della Corte dei conti, perché in caso contrario si troverebbe in una situazione simile a quella dell’ex assessore Capone».

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