Sedici pagine per ripercorrere dieci anni di storia del Comune mamertino con l’indicazione di quelle criticità che avrebbero portato l’Ente verso il dissesto. E’ la relazione dell’assessore alle Finanze, Pippo Midili che in aula ha rappresentato la situazione esistente evidenziando tutte quelle che sarebbero state le cause: dall’appalto Cooplat, ad incarichi esterni, alla mancata lotta all’evasione, all’assunzione di mutui ed altri atti amministrativi che avrebbero portato il Comune nel 2005 nelle condizioni conclamate di dichiarazione di dissesto finanziario. Dissesto che – sottolinea l’assessore – venne più volte dichiarato in aula consiliare dall’amministrazione subentrante Italiano, ma che nei fatti fu occultato tramite artifizi di bilancio. Questa la verità contabile tenuta nascosta nel Comune di Milazzo. Residui inesistenti ed entrate sovrastimate hanno completato l’opera”.

Pippo Midili

QUESTO IL TESTO INTEGRALE DELLA RELAZIONE:

L’attuale, drammatica, situazione economico finanziaria del Comune di Milazzo merita di essere compresa nella sua evoluzione proprio per dare il senso di come si sia giunti alla dichiarazione di dissesto oggi in discussione in quest’aula. Non si può prescindere dal prendere in considerazione il passato perché proprio da lì prendono avvio tutta una serie di atteggiamenti finanziari ed amministrativi che poi inevitabilmente hanno fatto scivolare l’Ente in un baratro senza fine. Il momento cruciale, l’Ente lo vive nel 2005 a cavallo tra la fine della legislatura Nastasi e l’inizio della legislatura Italiano. Una serie di appunti mossi alla legislatura che terminava il proprio mandato da parte dell’amministrazione subentrante che accesero all’ora il dibattito politico in città. Accuse di cattiva amministrazione che si concretizzarono in quella che fu la relazione in aula fatta dal Sindaco appena eletto Lorenzo Italiano e che ricalcava l’indagine economico finanziaria condotta dal Dottor Gaetano Saja, prima consulente e, successivamente, ragioniere generale del Comune. Numeri che indicavano chiaramente un disavanzo di amministrazione di 4.860.000,00 euro a chiusura di bilancio 2004, un Comune che aveva sforato il patto di stabilità 2004 come certificato dallo stesso Ente e che aveva ormai da anni fatto ricorso all’anticipazione di cassa sistematica per riuscire a coprire i buchi che si aprivano di anno in anno nei bilanci. Una amministrazione che quindi avrebbe dovuto, almeno nelle dichiarazioni iniziali, attuare una politica di estremo rigore volta principalmente al contenimento della spesa, alla lotta all’evasione e ad una maggiore attenzione nella redazione dei bilanci. Un’amministrazione che dichiarava in aula, sia per bocca del Dottor Gaetano Saja che dello stesso Sindaco Italiano, che il comune di Milazzo era al dissesto e che quindi tutta la vita amministrativa doveva essere rivolta al tentativo di salvare l’Ente. Appare in primo luogo strano che, alla luce dei numeri del bilancio 2004, approvato in aula il 30 novembre del 2005, il Comune di Milazzo non fosse stato individuato almeno Ente strutturalmente deficitario. Stranezza avvalorata dalla mancanza totale della tabella dei parametri di deficitarietà dal certificato di bilancio depositato in originale al Comune ma anche dalla sua assenza dal certificato di bilancio inviato alla Prefettura di Messina. Il perchè il Comune non abbia prodotto tale tabella allegata al bilancio 2004 ed anche al bilancio del 2005 rimane un dubbio che certamente va sciolto da parte di chi ha l’obbligo di ricontrollare la situazione economico finanziaria dell’Ente. Ma ancor prima, già nel 2003, la tabella dei parametri di deficitarietà, questa volta allegata, al certificato di Bilancio 2003 del 29 settembre 2004 e successivamente inviato alla Prefettura di Messina, riportava tre parametri sforati su otto. Un Comune salvo per un pelo, anche se oggi, in questa aula, affermo, in modo chiaro ed inequivocabile che già nell’approvazione del bilancio consuntivo 2003,deliberato il 13.10.2004, venne occultato lo sforamento di un quarto parametro di deficitarietà.Di certo, un’analisi attenta su quanto appena descritto porta ad affermare che il Comune di Milazzo fosse già da individuare ente strutturalmente deficitario per l’anno 2003 e quindi con la successiva applicazione delle sanzioni previste dall’art. 243 del Tuel negli esercizi finanziari 2005-2006-2007 e 2008. Il Comune di Milazzo era quindi : Ente strutturalmente deficitario ad appena tre anni dall’insediamento della Giunta Nastasi.

Nino Nastasi

Un successo amministrativo senza precedenti visto che il Sindaco Nastasi ricevette in amministrazione un Ente con un saldo di cassa attivo (vedasi la verifica straordinaria di cassa del 25.02.2000). Inutile sottolineare quali siano state le conseguenze di quella mancata individuazione di Ente strutturalmente deficitario sin dal bilancio consuntivo 2003. L’unica certezza che comunque emerge chiaramente dalla documentazione contabile è che era stato sancito, nel 2004, lo sforamento del patto di stabilità che prevedeva l’obbligo per l’Ente di applicare il meccanismo sanzionatorio per i Comuni inadempienti. E cosa avrebbe dovuto fare il Comune di Milazzo? In primo luogo non avrebbe potuto procedere ad alcun tipo di assunzione ivi inclusi contratti a tempo determinato e contratti di collaborazione. La sorpresa che si ha invece, nella lettura della documentazione ufficiale del Comune è che: l’amministrazione Nastasi, al 1° di gennaio 2005 lascia in essere tre contratti di dirigenza esterna con un aggravio di costi per il Comune che erano in netta contrapposizione con la normativa vigente e che, quindi, dovevano essere immediatamente cessati, creando nei fatti un danno alle casse comunali a scapito di economie di bilancio che avrebbero dovuto essere applicate in altro modo. Ancor peggio, fà l’Amministrazione Italiano che instaura tre rapporti di dirigenza esterna ma aggiunge, anzi peggiora la situazione, e con determina sindacale, nel luglio del 2005, nomina tre collaboratori a contratto per una non meglio specificata modifica ai ruoli ICI del 2004. Danno su danno per le casse comunali. Ma non basta. La stessa normativa vigente vietava tassativamente ai Comuni che avessero sforato il patto di stabilità, la possibilità di contrarre nuovi mutui. Cosa che invece il Comune di Milazzo fece con assoluta tranquillità. Ed è solo l’inizio di una strada sempre più in salita che peggiorava con il passare del tempo. Questo basta a spiegare perché dalla dichiarazione di guerra del giugno 2005 si passò al silenzio assoluto nei mesi successivi. Come se Milazzo improvvisamente avesse raggiunto una pace politica che dovesse portare a chissà quali risultati. Ma in maniera chiara probabilmente la pace venne sancita da due comportamenti uguali e contrari alla legge che vennero messi in atto a danno dei cittadini tutti. Da quel momento in poi fu un evolversi di atti che lasciano spazio a più di un dubbio politico ma anche giuridico. Avrebbe potuto il Comune di Milazzo procedere a firmare contratti a tempo determinato con lavoratori di cooperative esterne? Stando alla normativa no! Ma nei fatti avvenne il contrario caricando ulteriormente il costo del personale dell’Ente, che cominciò una forte ascesa, fino a raggiungere la consistente cifra del 53 per cento del totale della spesa corrente. Ma tornando ancora a quel fatidico passaggio di consegne viene ulteriormente da chiedersi come mai finì sotto silenzio anche il buco da 6 milioni e mezzo di euro che il Comune di Milazzo riuscì ad accumulare in appena tre anni e mezzo con la Cooplat. Milioni di euro di debiti che si aggiunsero alle somme regolarmente pagate. Quanto costò realmente il servizio Rsu nella città di Milazzo? Una politica disattenta che mai si accorse di avere affidato un servizio che in termini di cassa portava, in entrata appena due milioni di euro ed in uscita invece 5 milioni. L’amministrazione Nastasi infatti ritenne corretto, alla luce di questi numeri, mantenere il costo della Tarsu fermo, quasi a voler sottolineare un favore nei confronti dei cittadini e come se i debiti che nel frattempo si accumulavano non dovessero invece essere pagati dagli stessi Milazzesi. Un disavanzo annuale di tre milioni del quale mai nessuno si preoccupò.

Carmelo Pino e Lorenzo Italiano

Tranne il super perito della Procura della repubblica di Barcellona P.G. il Professor Bosco, luminare in materia contabile, che ha definito quella delibera di affidamento alla Cooplat priva di qualsiasi fondamento giuridico ed economico. Lo si legge chiaramente in una sentenza che assolveva gli imputati dai reati penali perché non poterono essere utilizzate alcune intercettazioni telefoniche e perché la delibera giudicata illegittima non potè essere presa in considerazione visto che il danno subito dai cittadini non venne tenuto in conto ai fini processuali. Ai fini processuali no. Ma ai fini del danno alla città qualcuno avrebbe dovuto, nel 2008, a sentenza emessa, inviare l’incartamento alla Procura Regionale della Corte dei Conti per chiedere conto di quell’enorme buco apertosi nelle casse del Comune. Ancor più avrebbe dovuto farlo alla luce di quanto avevano scritto i Revisori dei conti del Comune quando, al parere reso l’11/01/2006 ed allegato alla transazione messa in atto con la Cooplat, nella parte conclusiva così affermavano:<Pertanto questo collegio esprime parere FAVOREVOLE,previo espresso riconoscimento dei suddetti debiti fuori bilancio e salvo eventuale accertamento di responsabilità per danno erariale > cioè il Comune era tenuto a verificare e quantificare il danno erariale eventualmente commesso! Ecco chi ha cominciato a caricare di debiti la città ed i cittadini. Con un falso atteggiamento di favore verso la collettività che veniva graziata dagli aumenti ma veniva caricata di debiti e di interessi che ora andranno pagati. Ed a nulla sono valsi gli inviti rivolti dal collegio dei revisori dei conti che in ultimo, nell’ottobre del 2004, invitava l’amministrazione in carica a procedere immediatamente ad aumentare tariffe e tasse, a lanciare una vera lotta all’evasione, a far pagare in maniera adeguata i servizi a domanda individuale e soprattutto a ridurre la spesa. Ma allora e non oggi, tra i tre dirigenti esterni spiccava una personalità della politica cittadina, che spesso ci delizia con i suoi comizi nei quali non lesina di dare suggerimenti e fornire strategie. All’epoca della dirigenza, il dottor Giovanni Formica. Professionisti eccellenti, non c’è dubbio, dei quali il Comune non poteva privarsi tanto che alla fine del mandato sindacale Nastasi, costarono all’Ente oltre 800 mila euro. Un Comune nel quale nel 2005 erano scaduti da 5 anni i vincoli del Piano regolatore generale e per il quale non venne mai approntata la variante dando il via alla saga delle lottizzazioni. Un Comune nel quale in campagna elettorale venne dato libero sfogo all’anticipazione di cassa, vale a dire ad un prestito dalla tesoreria, per onorare le tante spese fatte durante la gestione e per le quali non si era provveduto a dotarsi di relative entrate. E di certo non fu questo che portò allo sforamento del patto di stabilità come dichiarato in aula e sui giornali dell’epoca, dall’allora assessore al bilancio. Tale anomalia contabile tipicamente elettoralistica nulla aveva a che vedere con le modalità di calcolo del patto di stabilità interno 2004. Sette Dirigenti su sette dipartimenti e responsabili di posizione organizzativa per realizzare in cinque anni un flop politico e soprattutto economico, senza precedenti nella storia di Milazzo che è difficilmente imitabile e raggiungibile anche con le peggiori qualità. Altro che rating positivo. Con documentazioni finanziarie realizzate così come ampiamente descritto sopra, qualsiasi società di certificazione avrebbe dato ampio credito a questo Comune. Salvo oggi scoprire che la Grecia ha mutuato il sistema Milazzo. Da una parte si piangeva per disperazione e dall’altra si dava attuazione a spese prive di qualsiasi copertura finanziaria. Il Comune che venne consegnato all’Amministrazione Italiano era questo! Un buco reale fatto da 4.860.000,00 euro di disavanzo di amministrazione, un debito contratto con la Cooplat per oltre 6.500.000,00 euro, un’anticipazione con la tesoreria di oltre 3.500.000,00 euro ed una spesa per mutui da 1 milione di euro l’anno tra sorte capitale e quota interessi. A questi andavano aggiunti i debiti da riconoscere e riconosciuti e le cause di pignoramento su immobili pendenti per oltre 5 milioni di euro. Chi subentrò avrebbe avuto l’obbligo politico e gestionale di dichiarare immediatamente l’ente almeno strutturalmente deficitario, per evitare di fare come o anche peggio di chi lo aveva preceduto. L’amministrazione Italiano conosceva questi numeri, li ha scritti e riportati nei bilanci. O per meglio dire li ha scritti ed in parte annunciati nei bilanci. Perché improvvisamente il disavanzo di amministrazione da 4.860.000,00 veniva annunciato in fase previsionale come somma negativa da applicare nell’anno ma veniva rimandata dal 2005 al 2006 poi dal 2006 al 2007 per, miracolosamente, scomparire definitivamente senza che fosse stato mai applicato nè pagato. Una magia contabile, che fece apparire e scomparire residui passivi in maniera tale da dare una rappresentazione economico finanziaria ben lontana dalla realtà dei fatti. Debiti chiusi con un semplice movimento di penna senza che ci fosse denaro a disposizione. Debiti certi, liquidi ed esigibili dietro i quali c’erano i nomi di tanti milazzesi che attendevano il pagamento e che invece furono fatti sparire dalle carte contabili, lasciando i malcapitati alle prese con avvocati e decreti ingiuntivi che gravano oggi come macigni sulle casse comunali. Altro che atti che arrivano perché si è sparsa la voce del dissesto. Dove fosse tutta quella attività di controllo che oggi si tocca, e per fortuna aggiungo, a piene mani, non si sa. Ma era sempre la solita storia della pace politica che continuava. E la sparizione misteriosa portò con se un ulteriore miracolo tutto milazzese. Addirittura in consiglio comunale, il sindaco Italiano annunciò a piena voce nella fase di approvazione del rendiconto 2007 di avere risanato le proprie casse e di aver chiuso il bilancio con un avanzo di amministrazione di 75 mila euro. Alla luce dei miracoli finanziari accaduti si può tranquillamente dire che tale avanzo fosse molto fittizio e che comunque nella sostanza servì solo a riaprire la strada al ricorso per mutui con un aggravio sulle quote annuali che oggi pesa per due milioni di euro l’anno. Mutui che solo in parte servirono a pagare i lavori che vennero, nel bene o nel male, effettuati, ma che in altra parte servirono ad aprire quel giro di somme che “volava” da una parte all’altra per cercare di tappare i buchi che si aprivano da ogni lato e spesso addirittura per pagare gli stipendi dei dipendenti. Tre condoni effettuati che hanno favorito solo chi aveva deciso di non pagare in precedenza quanto dovuto alle casse comunali con lo sgravio di sanzioni ed interessi. Nessuna lotta all’evasione. Neanche lontanamente immaginata. Nessuna individuazione di nuove entrate e soprattutto, il prosieguo di quella politica di finto favore nei confronti dei cittadini che non venivano aggrediti dal giusto aumento delle tasse e delle tariffe per poi diventare debitori più consistenti di somme ancora maggiori. Un’amministrazione che certo non può essere dichiarata da buon padre di famiglia visto quale situazione ha poi creato. Anche in questo caso, dirigenze esterne a iosa ogni anno, contratti di co.co.co, contratti di consulenza a pagamento. Sette dirigenti su sette, tredici posizioni organizzative e per molti mesi il riconoscimento del full time a tutti i dipendenti del Comune non di ruolo. Una macchina amministrativa che avrebbe dovuto cambiare le sorti del Comune e che invece ha lasciato sul campo problemi irrisolti come quello della variante al piano regolatore generale. Un prosieguo di lottizzazioni, nessuna traccia della variante fantasma e dieci anni, diconsi dieci in cui la città ha visto cadere tutti i vincoli del PRG cambiando completamente faccia. Eppure in questi dieci anni il dipartimento ha sempre avuto una figura dirigenziale. Ha sempre avuto dei responsabili del procedimento. Tutti, come nella migliore tradizione di una Sicilia arcaica, muti, sordi e orbi. Nessun amministratore precedente che avesse ruoli attivi nel settore che sia stato in grado di dire in aula come stava procedendo la variante al PRG defilandosi elegantemente a fine mandato senza entrare nell’argomento. Ma a chi ci ha preceduto ed ancora oggi è presente spetterà spiegare come mai nessuno ha chiesto chiarimenti su quanto succedeva. Lo deve alla città di cui è rappresentante, nel bene come nel male. Eppure nel 2009, ancora una volta la storia si ripete, il patto di stabilità veniva sforato e non per il computo del costo dei precari. Quella è stata una barzelletta raccontata per evitare di far capire come si era combinata male la situazione ed alla quale qualche parvenu della politica cittadina ha realmente creduto continuando a ripetere quella barzelletta ancora oggi in quest’aula. La verità è che il patto di stabilità fu sforato per pagare in un’unica soluzione il debito Magnisi. Ancora una volta il famigerato debito Magnisi, causa di fortune e sfortune contabili di questo Comune. L’importo di tre milioni e ottocentomila euro previsto in pagamento su tre annualità venne invece pagato tutto in una volta, facendo di fatto saltare la programmazione economica del Comune e quindi sforando irrimediabilmente il patto di stabilità. Ancora rimangono oscuri i motivi di tale decisione. E la storia si ripete anche per la mancata applicazione delle sanzioni previste per lo sforamento. Il Comune non poteva assumere ad alcun titolo, nè porre in essere contratti esterni di dirigenza, co.co.co e consulenze a pagamento. Inutile sottolineare che invece lo fece, tirando dritto e mettendosi sotto i piedi la normativa statale che rappresenta l’apice della legalità. All’epoca, e parlo di appena tre anni fa, nessun poliziotto venne visto negli uffici comunali. Nessuna notizia su face book o foto su IPAD. Il Motivo è semplice, ancora non c’erano consiglieri con una cultura legal-social network, probabilmente perché impegnati a pianificare elezioni di revisori e agenda 21,22 e 23. Non pensò neanche all’ulteriore danno causato alle casse comunali con il mantenimento delle 36 ore ai precari che, per quanto lodevole come iniziativa, di certo non poteva essere applicata perché contro la legge. Avevo dichiarato prima che difficilmente una amministrazione successiva a quella di Nastasi avrebbe potuto fare peggio. E’ vero, lo riconfermo, ma l’amministrazione Italiano fece la stessa identica cosa. Omise di applicare le sanzioni previste per lo sforamento del patto di stabilità e dei parametri di deficitarietà, fece incetta di anticipazioni di cassa, contrasse mutui ed elargì somme a fini elettoralistici. Per tralasciare i vari tentativi di porre ogni anno in equilibrio il bilancio comunale che si sfaldavano puntualmente al 31 dicembre e che invece venivano disattesi nei parametri di deficitarietà che il Comune ha l’obbligo di certificare ogni anno e che stranamente per l’anno 2006 appaiono ora due ora tre su 8 a seconda di quale relazione e certificazione si vada a vedere. Già perché del 2006 esiste più di una tabella dei parametri di deficitarietà così come esistono tabelle che invece di riportare 8 parametri ne riportano 12, come avveniva nel lontano 2002. Misteri, miracoli e sorprese a non finire. Venuti fuori oggi perché, e così troveranno risposta tutti quelli che chiedevano e chiedono come mai un anno e mezzo per accorgersi che il comune era al dissesto, di fronte ad un’ amministrazione oculata, attenta e certamente da buon padre di famiglia, i conti del Comune anziché migliorare peggioravano. Ci si era posti di fronte ai conti del Comune con la certezza che chi ha preceduto avesse utilizzato la stessa oculatezza e precisione salvo scoprire che così non è stato e quindi ci si è dovuti necessariamente mettere a rileggere la documentazione contabile a ritroso per capire dove la barca faceva acqua. Questa amministrazione, definita a più riprese, incapace gestionalmente e politicamente, incompetente, priva di idee e programmazione, ha fatto l’unica cosa che c’era da fare. Trovare i buchi che facevano imbarcare acqua e chiuderli definitivamente. Se questo è un demerito lo giudicheranno i cittadini e non certo politici più o meno nuovi che si improvvisano portatori sani di ottima amministrazione e chiedono pulizia. Tranquilli tutti. La pulizia è partita. Niente più favoritismi più o meno occulti. Una lotta dura all’evasione con numeri che dicono come a Milazzo la TARSU oggi sia coperta al 100% ed il Servizio idrico integrato al 100%. Che dicono che i servizi a domanda individuale sono coperti al 47,50% ben oltre il 36 % richiesto e mai raggiunto in precedenza da questo Comune. Che dicono come gli uffici siano in grado di verificare immediatamente la veridicità degli atti comunali. Che dicono che il Comune di Milazzo, benché ne avesse diritto dal 2001, dallo scorso anno introita 250 mila euro per mancati incassi ICI per fabbricati di categoria D. E su questo apro una parentesi a beneficio di chi ha parlato di piselli, aperitivi e di Sant’Agata Militello. Questa amministrazione ha recuperato una somma tale che le altre non avevano mai recuperato causando una perdita di 2.500.000,00 euro. Credo che ci sia una denuncia in corso da parte di qualcuno che ha pensato bene di inventarsi un’affidamento di comodo quasi a voler sottolineare un favor da parte della politica nei confronti di qualcuno. Se il favor risiede nell’avere incassato nelle casse del Comune e non nelle tasche proprie 250.000,00 euro lo scorso anno e 250.000 euro quest’anno e così per gli anni a venire, mi viene da aggiungere che il Lupo di mala creanza, come fa pensa. Quanti piselli e quanti viaggi e quante spese e quanti pasti si sarebbero potuti comprare o pagare con 2.500.000,00 euro?. Ma l’attenzione era rivolta solo a quali spese effettuare non a quali somme introitare. Tanto a pagare, prima o poi ci avrebbero pensato i cittadini di Milazzo. Che ogni anno lasciano 40 euro di interessi a testa da 0 giorni a 105 anni senza distinzione di povertà e ricchezza. Questo si deve spiegare alla gente. Non millantare che questa amministrazione ha aumentato le tasse e le tariffe. Ha dovuto farlo per legge e in conseguenza del fatto che il Consiglio comunale, e non l’amministrazione, ha riconosciuto l’Ente strutturalmente deficitario. Ha dovuto farlo per il bene della collettività gravata di debiti ed interessi perché una parte della stessa non pagava e chi li amministrava pensava ad aumentare il debito pubblico. Non voglio sottolineare, ma agli atti esistono corpose documentazioni, di come la Corte dei Conti abbia invitato a più riprese i Sindaci dell’epoca, il presidente del consiglio comunale , i segretari succedutisi a riportare in linea le spese effettuate da questo comune. A partire da quella per il personale, ivi inclusi i contratti esterni, a finire alla richiesta di adeguare tasse e tariffe perché senza quei provvedimenti si sarebbe arrivati a quello che inevitabilmente si è verificato. Tutti richiami, suggerimenti ed in alcuni casi inviti espliciti che furono fatti cadere nel vuoto assoluto di una politica disattenta. Non ricordo chi, in questa aula ha detto che con i soldi spesi per la nomina per due mesi di un dirigente esterno si sarebbero potuti invece pagare i pasti per la mensa scolastica. Ha ragione! Quanti pasti si sarebbero potuti pagare se le Amministrazioni avessero fatto quanto dovevano senza nominare non uno ma tre o quattro dirigenti esterni, tanti collaboratori a pagamento, esperti a pagamento. Eppure anche due anni fa, tre anni fa, sei anni fa, professionalità interne in grado di ricoprire ruoli dirigenziali ce ne erano ma due anni fa, tre anni fa, sei anni fa, tutto questo non si vedeva. Ed il conto pagato dalla città è presto fatto. Oltre due milioni di euro. Esattamente quanto cinque anni di servizio mensa in asili nido e scuole materne. Ecco chi ha mangiato i panini dei bambini della nostra città. Ed insieme ai panini, la merenda ed anche la frutta. Alcuni di voi, signori consiglieri, hanno a più riprese detto che il Piano di risanamento non è mai stato attuato, che i centri di costo sono stati informati a novembre del 2011 di quanto avrebbero invece dovuto fare per tutto l’anno 2011. Avevo cercato di dire in alcune presenze in Consiglio che probabilmente ed in tutta buona fede, non si era letto per bene il piano di risanamento varato dal Comune di Milazzo. Lo si è invece certamente confuso con una piccola parte di esso che è rappresentata dalla relazione tecnica al Piano di risanamento. Perché, se si fosse letto con attenzione, a voi tutti non poteva sfuggire che il Piano di risanamento non era altro che una gestione dei vari dipartimenti mirante a contenere le spese che annualmente si effettuano e che quei singoli piani erano la risposta ad una precisa direttiva della Giunta Municipale che chiedeva ai vari centri di costo di intervenire a far data dal primo gennaio del 2011 con un contenimento della spesa sostenuta. Ma questo in prima battuta era stato compreso bene da tutti. Se è vero come è vero che in questa aula dopo e prima, in commissione comunale i vari centri di costo erano stati ascoltati a più riprese e che anzi, il voto finale sul Piano di risanamento arrivò dopo alcune sedute nelle quali si era richiesta ed ottenuta la presenza degli stessi centri di costo. E se quindi i centri di costo attuavano già il contenimento della spesa dal primo gennaio del 2011, essendone i promotori e gli esecutori, come si può dire che ne ebbero conoscenza solo nel novembre del 2011?. Alla fine di novembre del 2011 avvenne invece ben altro,purtroppo. Chiedendo un resoconto alla ragioneria di quella che era la situazione finanziaria dell’Ente a quella data, vennero fuori dei numeri che non potevano coincidere con la realtà che si manifestava giornalmente nelle casse dell’ Ente. Venne fuori che nonostante tutti i tagli e le risorse indirizzate solo ed esclusivamente alle spese necessarie, i conti del Comune di Milazzo invece di migliorare peggioravano. Questo a fronte anche di un aumento registrato nelle entrate. Qualcosa non quadrava più.

Ed era normale che ciò avvenisse solo ed esclusivamente se si stava lavorando su una rappresentazione economico finanziario che non era quella descritta negli anni precedenti. Prima tutto ciò rimaneva occultato dalla girandola di somme provenienti dai mutui, somme acchiappate a piene mani dalla cassa depositi e prestiti che servivano a pagare stipendi e prebende. Illuminazione pubblica che ormai da almeno cinque anni veniva pagata con un anno di ritardo. La competenza era solo un optional visto che le somme destinate in bilancio servivano a pagare quanto già consumato l’anno precedente. Gli abitanti di Via del Sole e della Piazza Perdichizzi dovrebbero realmente ringraziare gli artisti che si sono esibiti sulla scena politica milazzese degli ultimi dieci anni. Pare che la bravura in gestione e politica portasse addirittura alle lacrime di commozione coloro i quali venivano investiti da incarichi dirigenziali e di procedimenti amministrativi. Un tripudio di ingegno e fantasia.

Veniamo così ai giorni nostri. A due relazioni finanziarie, di due revisori dei conti nei quali si comunica che, la colpa è del fatto che non si sono incassati i residui e che quindi, nella migliore tradizione della filosofia cartesiana ( cogito ergo sum), siccome questa amministrazione non ha incassato tutti i residui, la colpa della illiquidità, non del dissesto che secondo i due revisori dei conti nelle due relazioni non c’è proprio, è di questa amministrazione, incapace di incassare i residui attivi. Perché scomodarsi a verificare come mai si sono accumulati quintali di debiti fuori bilancio, tonnellate di mandati di pagamento. Prima era tutto in regola, lo hanno certificato altri revisori e quindi la colpa, ancora una volta, è di questa amministrazione, incapace di incassare residui attivi. E qui, signor Presidente, debbo dare ragione ad alcuni consiglieri comunali. Alcuni giorni fà hanno scritto, ma anche dichiarato in aula, che non si può dar credito ad un giornalista sportivo di fronte alle verità cartesiane di due esperti di materia contabile.

Come si fa a dar credito ad un giornalista sportivo che in appena 15 mesi mette a nudo le verità nascoste della contabilità comunale. E’ più comodo credere a chi è portatore sano della legge del 2.

Già questo numero magico ma anche storico. Perché il 2 luglio si verifica il miracolo di due relazioni, una in base a quanto disposto dall’art.246 del Tuel e l’altra dalla 2° verifica di cassa, ai sensi dell’art.223 del Tuel,nelle quali le stesse due persone dichiarano che l’utilizzo dell’anticipazione di cassa è fatto di due totali diversi. Come non dar credito a chi ha queste capacità economico finanziarie. Come non credere a chi utilizza periodi ipotetici e verbi al condizionale in un periodo in cui, cito testualmente quanto detto da alcuni consiglieri, servono certezze e capacità professionali. Perché dare credito ad un cronista sportivo che dice che il Comune è stato ridotto ad un colabrodo da una politica e da una gestione ad alti livelli, tra una lacrima e l’altra, che si è dimostrata incapace di dare un minimo di sviluppo alla città. Meglio dare credito a chi ha fatto parte, direttamente o indirettamente di quella classe politica. Un ex assessore, che ha rischiato di ridiventare assessore anche in questa legislatura se non fosse stato per quei disattenti degli elettori milazzesi. Un ex consigliere comunale che ha rischiato di diventare in questa legislatura assessore se non fosse stato per gli stessi disattenti elettori milazzesi. E cuore di padre, come fa un genitore a non difendere il proprio figlio! I due revisori che erano destinati a diventare colleghi e che si sono dovuti accontentare della piazza d’onore, finendo a controllare e non ad essere controllati . Avrei potuto scomodare esempi eclatanti come Einstein che ha scoperto la teoria della relatività quando non era stato promosso neanche agli esami di matematica o addirittura portare ad esempio Galileo e quanto venne ingiustamente detto sulle sue teorie che erano certezze. Ma non era il caso di scomodare tali giganti del pensiero. Così come non ho voluto essere offensivo nel dire che avrebbero dovuto dare credito a me visto che avevano dato credito ad un disoccupato candidato a Sindaco o ad assessori che nulla avevano a che vedere con la materia per la quale erano stati chiamati ad amministrare. Chimici, avvocati, operatori turistici che mi hanno preceduto.

Credo invece che dovrebbero avere più fiducia nei numeri che sono sotto i loro occhi, soprattutto se sono esperti della materia. Come il Presidente della commissione speciale d’indagine settore finanze, tributi e programmazione economica, istituita solo per verificare fatti e atti che vanno dal luglio 2010 ad oggi. Titolo specifico per un periodo specifico. Anche se prima è stato consigliere comunale di questo comune sin dal lontano 2000. Il presidente della commissione d’inchiesta a tempo determinato, una volta parla di residui, un’altra volta parla di anticipazione di cassa, un’altra volta ancora parla di entrate. Mai una volta che si sia visto mettere insieme ed in colonna tutti i numeri. Da una parte le uscite e dall’altra parte le entrate. Sa che i conti si fanno così. Ma facendoli così forse si sarebbe accorto, visto che è persona preparata, che alla fine i totali avrebbero sconfessato la teoria della tranquillità a tutti i costi. Avrebbe dovuto ammettere che alla fine dell’anno, nonostante tutte le entrate da lui enunciate e tutti i residui da lui identificati, avrebbero comunque portato il Comune ad avere la solita, se non peggio, anticipazione di cassa, i soliti e di più debiti fuori bilancio e i soliti e di più mandati di pagamento giacenti all’ufficio di ragioneria. La stessa cosa che avrebbero dovuto fare i revisori. Il loro compito è quello chiaro ed evidente di dare delle indicazioni concrete. Cosa significa preoccuparsi di recuperare i residui?

E’ dal 2003 che lo si legge nelle relazioni ma senza mai dire come agire concretamente. Ma oggi questi dati ci sono, sono molto voluminosi e sono a disposizione di questa aula e del collegio dei revisori per prendere ampia visione di quanti sono i crediti certi, liquidi ed esigibili del Comune di Milazzo, di quanto sono quelli di dubbia esigibilità o inesigibili. D’altra parte, alcuni consiglieri comunali hanno fatto richiesta di questi dati, gli sono stati consegnati su supporti magnetici ma o non sono stati in grado di leggerli o erano troppo complicati da interpretare. Dati incontrovertibili che confermano in modo inequivocabile che nei bilanci del Comune di Milazzo sono stati inseriti residui inesistenti e mantenuti residui di dubbia esigibilità accertata. Lo dicono i dati ufficiali con tanto di nomi e cognomi, di genesi del credito ed in molti casi, purtroppo, della loro perienza. Spesso per indubbia inoperosità degli uffici della Serit, ma anche per la grave inerzia di chi avrebbe ogni anno dovuto verificare l’esatta esistenza del credito. Io sono un cronista sportivo, faccio parte della politica, ma il collegio dei revisori, è organo tecnico ed ha l’obbligo di dare indicazioni precise. Il condizionale è un tempo verbale che va bene per i meteorologi non certo per i revisori contabili. Immagino un bilancio di una azienda privata che si chiude dicendo “ se riusciremo ad incassare i crediti saremo salvi”.

I bilanci, le relazioni ai bilanci, i certificati dei parametri di deficitarietà, gli obiettivi del patto di stabilità interno, i pareri tecnici, non contengono nè se, nè ma.

Sono dati certi, inconfutabili ed incontrovertibili! Tutto quanto non è stato nel Comune di Milazzo, purtroppo. E’ se l’ho capito io che faccio il cronista sportivo, debbo concludere dicendo che, chi è esperto della materia, ha avuto ed ha, più di un motivo per non averlo capito.


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