Addio a Peppino Mazzullo, la voce di Topo Gigio. Quel pomeriggio in cui mi raccontò tutta la sua vita 1 Ottobre 2026 Cronaca Quando mi chiedono: “l’intervista più bella che hai fatto?” rispondo sempre “quella a Peppino Mazzullo“. E in trent’anni di professione di interviste ne ho fatte veramente tante. Ma lui, voce storica del popolare Topo Gigio, mi è rimasto nel cuore. Era l’estate del 1997, avevo da appena un anno cominciato a scrivere per il settimanale regionale Centonove. Sono andata a trovarlo a Santo Stefano Briga dove ogni estate tornava per trascorrere le sue vacanze. Sono rimasta ad ascoltarlo quattro ore. Mi ha raccontato tutta la sua vita. E la sua carriera. Per me un’esperienza unica ed emozionate. Riusciva a dare una voce diversa a tutto ciò che era inanimato. Ai vasi sul tavolo, all’orologio appeso alla parete, al tappeto sul pavimento. Alla penna che tenevo in mano. E poi anche a me. Foto Messina Today Si è spento ieri a nella sua casa di Santo Stefano Briga, appena tre mesi aveva festeggiato cento anni. Attore e doppiatore, Mazzullo era nato nel 1926. Ha cominciato la carriera artistica da giovanissimo nel piccolo teatro che animava il borgo di Santo Stefano, alle porte della periferia sud di Messina. Dove nel 2004 è tornato a vivere. Mazzullo ha fondato il “Piccolissimo Teatro di Messina”, dirigendo la “Scuola di teatro comico e drammatico”. Negli ultimi anni il ritiro dalle scene. I funerali si terranno oggi, giovedì 1 ottobre, alle 15.30 nella chiesa di San Giovanni a Santo Stefano Briga. Ecco nel mio articolo il racconto di tutta la sua vita. Da Righetto a quando un giorno Maria Perego, la creatrice del simpatico “Gigio”, gli chiede di far parlare il suo pupazzo. “Ma cosa mi dici mai?”. Eh sì, la voce del popolare Topo Gigio è messinese, Giuseppe Mazzullo, l’attore che fa parlare l’internazionale topino televisivo è di Santo Stefano Briga. Un uomo molto riservato che non perde mai l’occasione per ritornare nel suo paese d’origine. Quella di dare una voce a tutto ciò che è inanimato, è una passione che accompagna Mazzullo fin da bambino. Da piccolo era il suo gioco preferito e da grande è diventato il suo lavoro. Una carriera che comincia proprio nel paesino messinese come attore drammatico e che arriva a Topo Gigio quasi per caso. Quando un giorno Maria Perego, la creatrice del simpatico “Gigio”, gli chiede di far parlare il suo pupazzo. Un personaggio che ormai da quattro generazioni allieta i pomeriggi dei bambini di tutto il mondo. «Ma il mio è soltanto un compito nobile» Mazzullo questo lo precisa subito. «Rendere felici i bambini è una missione che porterò avanti fin quando potrò».Giuseppe Mazzullo, accetta di raccontare le tappe della sua carriera ma vuole che protagonista assoluto della discussione sia “Gigio”. Dei personaggi che ha interpretato, lui parla molto volentieri. E da Monsieur Coniglio, al discolo Righetto, radiofonici o televisivi, sono veramente tanti. Tutti legati da un comune denominatore: l’amore per i bambini. Per loro anima Topo Gigio ormai da tantissimi anni, ed è pronto ad andare fino in capo al mondo per vedere un sorriso sulle labbra dei “piccoli” che soffrono. Spagna, Giappone, Germania, Messico. Sono soltanto alcune delle città visitate ogni anno da Topo Gigio, e per dare a tutti la possibilità di ridere alle battute del personaggio più famoso dello Zecchino d’oro, l’attore messinese ha imparato tante lingue. Mazzullo, seduto su una comoda poltrona parla lentamente e non perde l’occasione per rispolverare vecchie voci o per inventarne nuove. E naturalmente “Gigio” interviene sempre. Un uomo molto religioso, Giuseppe Mazzullo appartiene alla “Self Realization Fellowship” una disciplina religiosa che gli ha insegnato ad assaporare il piacere che si scopre nel dare e non nel ricevere.E’ a casa della sorella, a Santo Stefano, dove ogni anno trascorre le sue vacanze estive. «Sono orgoglioso di essere messinese, per questo motivo ritorno in Sicilia ogni volta che mi libero dai miei impegni». Ed è proprio nell’isola, subito dopo la guerra, che muove i primi passi nel mondo dello spettacolo. Con un gruppo di amici del suo paese decide di dar vita ad una compagnia, la “Vittorio Alfieri”. Lui al Cine Teatro Vittorio, era sempre il protagonista. Ma i personaggi che sceglieva di interpretare erano drammatici e non spensierati come quelli che ha portato al successo quando ha deciso di dedicare la sua carriera ai bambini. Tra le sue prime rappresentazioni ricorda “Giulietta e Romeo” e “La Congiura dei Pazzi”. Ma giorno dopo giorno per Giuseppe Mazzullo la recitazione diventa sempre più importante. Decide, quindi, di lasciare la Sicilia. Studia prima al centro sperimentale di Roma, poi per tre anni all’accademia d’arte drammatica di Milano. «Quando sono arrivato nel capoluogo lombardo – racconta – ho dovuto affrontare mille difficoltà. Non sapevo neanche a chi rivolgermi per avere notizie sull’accademia. Ma quando ci sono riuscito, non ho esitato un solo istante». Subito dopo per Giuseppe Mazzullo si aprono le porte dello spettacolo: entra in Rai, senza, però, abbandonare la recitazione. Si esibisce per quattro anni all’Angelicum di Milano, il primo e più grande teatro per ragazzi. Interpreta personaggi rimasti nella memoria come il “Bonaventura”, “Il medico volante”, per non parlare delle avventure pittoresche de “L’azzarillo de Tormes”. Concilia, dunque, il lavoro in radio, in televisione e in teatro. Inventa le voci di personaggi radiofonici come “Monsieur Coniglio” e il “Gambero”. E nella trasmissione “Il giardino delle meraviglie” riesce a far parlare proprio tutti: gli alberi, i funghetti, un corvo e a simulare una lotta tra sette arabi. Nel ’57, in un programma del giovedì di Mago Zurlì, dà vita a Righetto. Un grembiule a righe colorate e un grande fiocco rosso per lo scolaretto che non riesce a pronunciare la “erre”. Un personaggio che tra i “bimbi”, e non solo, riscuote subito grande successo. Tanto da andare avanti per ben trent’anni. Poi va via, tagliato fuori dagli interessi economici di una nuova casa discografica del piccolo Coro dell’Antoniano. «I nove minuti di esibizione di Righetto andranno sfruttati diversamente». Così sentenzia il capo struttura dell’epoca. «Lo scolaretto potrà salutare i bambini alla fine». Una decisione che a Giuseppe Mazzullo, proprio non sta bene e l’ultimo saluto, lui, nei panni di Righetto lo rivolge ai produttori della trasmissione. Da allora lo strano modo di parlare dell’ingenuo personaggio è rimasto nel cuore di tutti. Ma non è più tornato se non nelle imitazioni di altri attori. A Righetto segue l’immortale Topo Gigio. Una felpa, dei pantaloni rattoppati, uno sguardo estremamente dolce e “strapazzami di coccole”, fanno di un piccolo topo un personaggio amato da tutti. La semplicità e la spontaneità, sono le doti di “Gigio”, le stesse dei bambini che tanto lo amano e delle due persone che lo animano, Giuseppe Mazzullo e Maria Perego. «Topo Gigio – precisa Mazzullo – non “vive” solo per merito mio. Maria è la creatrice del personaggio e la sua presenza è determinate. E’ lei, con le dita, che muove il pupazzo». E tra Giuseppe e Maria, oltre ad una grande amicizia che va avanti da anni, c’è una grande intesa. Basta un solo sguardo, e “Gigio” si muove e parla come se fosse reale. Mazzullo, poi alle parole aggiunge un pizzico di colore, spirito e pazzia. A scrivere il copione, non è sempre Mazzullo, ma è a lui che spetta la stesura finale, improvvisazione compresa. «Sto molto attento – confessa – a quello che faccio dire a “Gigio”. Lui viene ascoltato da milioni di “piccoli” telespettatori». Tutti quei bimbi che lo amano per la felicità che porta nelle loro case. Ed è proprio questo che Giuseppe Mazzullo vuole: far gioire i piccoli e far riscoprire ai grandi la bellezza del gioco. E molti genitori, oggi ricordano Righetto con grande nostalgia. E c’è anche chi per Topo Gigio ha pianto. Mazzullo racconta un episodio. «In Argentina, qualche anno fa, è venuto a cercare “Gigio” nel camerino un ambasciatore, lo e Maria abbiamo deciso di improvvisare un piccolo spettacolo in suo onore. Topo Gigio ha iniziato a parlare ad avvicinarsi a chiedergli un sorriso.Ma l’ambasciatore per tutto il tempo è rimasto fermo, zitto senza cambiare mai espressione. E’ andato via piangendo dopo qualche minuto. “Gigio” con la sua dolcezza lo aveva commosso. Mazzullo si ricorda anche di una bambina che allo Zecchino d’oro è scoppiata in lacrime. Per lei, “Gigio” era vero e implorava Maria Perego, che lo muoveva con le mani, di lasciarlo andare, di non tenerlo più prigioniero. Lacrime di dolore, invece, in Messico per “Gigio” quando, negli anni ottanta, si trovava lì per uno spettacolo. Un terremoto ha ucciso trentamila persone. Giuseppe Mazzullo è felice della vita che conduce. Non chiede altro. E’ circondato da persone adorabili con cui da anni lavora. Suo grande amico è Cino Tortorella, una persona che stima tantissimo per tutto quello che ha fatto per realizzare programmi sempre rivolti al mondo dei bambini.E adesso “dopo il Carosello tutti a nanna”. Con questa sua famosa frase Topo Gigio ci saluta. Articolo di ROSSANA FRANZONE Condividi questo articolo Facebook Twitter Email Print Whatsapp Linkedin Visite: 2.546 CONTINUA A LEGGERE SU OGGIMILAZZO.IT