Stretto Messina, 57mila i rapaci e le cicogne censite al 43° campo internazionale promosso Man ed EBN 14 Maggio 2026 Ambiente Se c’è un luogo in Europa dove poter osservare specie anche rare di rapaci, è lo Stretto di Messina. Rotta sconosciuta alla scienza fino a qualche decennio fa, ora è considerata a livello internazionale una di quelle principali usate dai rapaci, grazie all’attività di contrasto al bracconaggio, portata avanti sin dal 1981. I migratori, principalmente rapaci e cicogne, infatti, venivano sistematicamente falcidiati, in periodo di cacciachiusa, nonostante fossero specie protette sin dal 1977, da lappostamenti fissi vietati dalla legge. Dal 1984 volontari provenienti da ben 19 Paesi diversi, molti dei quali Europei ma anche dal Giappone, USA, Singapore, presidiano i Monti Peloritani in collaborazione con le forze dell’Ordine, per reprimere e prevenirele attività illecite che un tempo erano tollerate nel nome della “tradizione”. Nel corso del 43° campo internazionale promosso daMAN ed EBN in collaborazione con WWF Italia, LIPU e Legambientedal 15 marzo ad oggi, sono stati censiti ben 57 mila rapaci, appartenenti a 23 specie diverse delle 38 ad oggi osservate, delle quali 50 mila Falchi pecchiaioli, 2.500 Falchi di palude, 1100 Nibbi bruni, ma anche diversi esemplari di specie minacciate di estinzione, come il Capovaccaio, l’Albanella pallida, o estremamente vulnerabili come il Grillaio, l’Aquila imperiale, le Aquile anatraie maggiore e minore. Il flusso migratorio che attraversa, prima il Canale di Sicilia e poi lo Stretto di Messina, è tra i più vulnerabilidi mezzo pianeta: per giungere fino allo Stretto di Messina, tappa intermedia verso i siti di nidificazione nell’Europa dell’Est, del Nord e del centro, devono attraversare non meno di 2700 km di deserto (Sahara eSahel), poi il Canale di Sicilia che, nel punto più breve è comunque una distesa di mare di 148 km. Sia il mare che il deserto sono ambienti ostili il cui superamento è, in caso di meteo avverso, spesso impossibile e letaleper questi splendidi migratori. La tradizione della caccia primaverile che decimava gli individui che riuscivano a superare questi ambientiostili, è diminuita nel tempo, grazie agli sforzi delle associazioni ambientaliste e all’indispensabile sforzo delle forze dell’ordine. Il pericolo, ridotto notevolmente, permane in aree nuovefasce orarie particolari, quando i rapaci volanomolto vicini al suolo o quando il vento li obbliga a percorsi su aree abitate. E’ innegabile, ad ogni modo che siè registrato, nel tempo, un cambiamento culturale e di sensibilità importante e, di conseguenza, un crescenterispetto verso questi coraggiosi migratori. Lo Stretto di Messina è oggi il sito di migrazione con dati scientifici raccolti con continuità di ben 43 anni, econsente di poter affermare con certezza che la tutela del flusso migratorio, tutto, comprese le specie chemigrano solo di notte è fondamentale per il mantenimento delle popolazioni europee ed extra curopee che lo attraversano, ad oggi censite ben 328 specie diverse. E responsabilità di tutti rispettare questi splendidi migratori, e con essi le leggi e l’integrità del territorio che loro sorvolano, spesso nutrendosi o fermandosi per riposare, per poter proseguire il lungo e difficilissimo volo verso nord. «Ringraziamo – scrivono le associazioni in un comunicato stampa – tutti coloro che si stanno impegnando per la prevenzione e repressione del bracconaggio anche in forme diverse, come l’uccellagione e l’utilizzo dei richiami notturni per uccidere lequaglie, ed in particolare, si ringrazia la SOARDA del raggruppamento Carabinieri CITES, la CITES diCatania, il Corpo Forestale Regionale, la Polizia Metropolitana, la Polizia Municipale, per la preziosissima attività a tutela della fauna dell’importantissimo Stretto di Messina». Condividi questo articolo Facebook Twitter Email Print Whatsapp Linkedin Visite: 3.321 CONTINUA A LEGGERE SU OGGIMILAZZO.IT