Dopo l’intervento del sindaco Peppe Midili per chiarire le ragioni della propria decisione di non partecipare più a confronti pubblici organizzati nell’ambito della campagna elettorale sono seguite subito le reazioni degli altri candidati a sindaco.

Primo fra tutti Peppe Falliti. Il suo faccia a faccia, organizzato da questa testata, con Pippo Midili era previsto domani. «Midili teme il confronto! Quanto accaduto nelle ultime ore è grave, e non può essere derubricato a una semplice scelta organizzativa. Un confronto pubblico con il sottoscritto, concordato da tempo, viene annullato il giorno prima. Non per cause di forza maggiore, ma per una decisione politica precisa. Una decisione che arriva dopo aver già partecipato ad altri confronti con candidati diversi. Questa non è solo una scelta: è una rottura evidente del principio di coerenza e di equità. Perché le regole, se valgono, devono valere per tutti e sempre. Non possono cambiare a seconda dell’interlocutore o della convenienza del momento. Le motivazioni addotte non chiariscono, ma aggravano la situazione. Si parla di “attacchi” e di “delegittimazione”, come se la critica politica fosse un’anomalia da evitare. Ma mettere in discussione l’operato di chi ha governato non è una distorsione del confronto democratico: è esattamente ciò che i cittadini si aspettano di vedere. Se il confronto viene rifiutato perché contiene critiche, allora non si sta difendendo la qualità del dibattito.

Midili sta semplicemente evitando il dibattito. Ancora più evidente è la contraddizione nei toni. Si denunciano polemiche eccessive, e nello stesso tempo si utilizzano espressioni dure, giudizi liquidatori e attacchi personali verso gli avversari. Non si può invocare un clima rispettoso mentre si contribuisce ad alzare il livello dello scontro. E poi c’è un punto decisivo: sostituire il confronto pubblico con eventi organizzati in autonomia, senza contraddittorio, non è una soluzione. È un modo per parlare senza essere messi in discussione. Ma la democrazia non funziona così. La democrazia vive di confronto vero, aperto, anche scomodo, dove le posizioni si misurano una di fronte all’altra, davanti ai cittadini.
Rifiutare questo spazio, dopo averlo accettato selettivamente, non è un segnale di responsabilità. È un segnale di chiusura. E in una campagna elettorale, la chiusura non è mai una buona risposta».

A poche ore di distanza dal comunicato stampa del candiato a sindaco di Controcorrente arriva quello di Laura Castelli.

«Caro Sindaco uscente Midili, io penso che le motivazioni che ti portano a dire che interrompi ogni forma di confronto, significhino solo una cosa: hai paura. È singolare che, a questo punto della campagna elettorale, tu decida di rifiutare il confronto, come un bambino che, sentendosi in difficoltà, prende il pallone e interrompe la partita. Tu stai facendo proprio questo. È bastato un solo confronto con la sottoscritta per farti scegliere di non farne mai più. Il confronto oltre a essere democrazia politica, è la base per costruire i propri programmi. Che timore hai? Le motivazioni che utilizzi per provare a giustificare la tua resa dal confronto, cozzano enormemente con la tua indole. È evidente che hai solo cambiato la strategia.

Vedi, caro Sindaco uscente Midili, è inutile che oggi di colpo tu faccia finta di essere diventato un angioletto. Non parli più, ma fai colpire pesantemente la sottoscritta attraverso i tuoi candidati, assessori, consiglieri e pagine Facebook create ad arte. E nel frattempo, gli attacchi sessisti che ho subito, non hanno trovato posto in nessuna tua dichiarazione volta a dar solidarietà alla sottoscritta che si è trovata a subire una violenza, che sicuramente non mi scalfisce, ma che è l’esempio di una brutta abitudine che le istituzioni dovrebbero combattere, nei confronti delle donne.

Troppo facile così. Sottovaluti solo una cosa: l’intelligenza dei cittadini. Ma andiamo ai contenuti. Il confronto è la base per costruire i propri programmi. E per farlo è necessario fare una ricognizione dello stato di partenza. Si parte da una analisi veritiera. La realtà nella quale si trova Milazzo, condiziona i programmi. E qui non partiamo da un Comune sano, come cerchi di raccontare anche nella tua relazione di fine mandato che contiene molte ma molte cose difformi dalla realtà, visibili agli occhi di chiunque.

Dunque se dico che il Comune è in dissesto, ancora di fatto, se chiedo perché non si è usciti prima da questa situazione, se chiedo come mai il comune non ha messo al servizio del dissesto nessun centesimo di spesa corrente, non sto praticando violenza all’amministrazione o a te, ma sto affrontando, con la necessaria trasparenza, la situazione di un comune che io e la mia squadra, vogliamo riportare a splendere, attraverso la proposta di un programma credibile, coerente e realizzabile, che si occupi anche di ridurre le tasse e di dare servizi che oggi non ci sono. Quindi a malincuore ti dico che stai mistificando la realtà. E stai cercando di spostare l’attenzione su altro non consentendo ai cittadini di valutare il tuo reale operato. Mi spiace davvero che tu abbia scelto questa strada, forse perché condizionato dalla paura».