Elvira Foti e Fabrizio Papalia

Per chi sa ballare, cantare, recitare, per i ginnasti , ma non solo, insomma, per chi ama il palcoscenico, lo spettacolo di primavera del 19 maggio nell’auditorium della scuola media Garibaldi è stato un’occasione per festeggiare assieme il ritorno alla normalità. La professoressa Elvira Foti, da sempre a caccia di talenti, ha organizzato il tutto al meglio e creato una vera magia. Ha intrattenuto gli spettatori prestandosi ironicamente a fare la valletta del conduttore professore Fabrizio Papalia, istrionico e perfetto nei panni di presentatore. Nessuna preclusione, il mondo dello spettacolo scolastico è stato un grande ventaglio di idee e proposte ed il palco della scuola è stato aperto a chiunque volesse esibirsi e dimostrare di divertirsi. Tra canzoni note e meno conosciute , copioni di epica, coreografie di danza classica, moderna e latino-americana, esibizioni di ginnastica, lo spettacolo ha intrattenuto tutte le classi della scuola secondaria ,suddivise in due turni di partecipazione. Non un semplice show, ma una chiusura di fine anno in bellezza , energia e “positività”, quella vera, pre pandemica.

Un grintoso e caldo raggio di sole che ha illuminato questi anni bui. Una parentesi di gioia dietro un sipario rosso. Uno spettacolo di inclusione in cui si sono esibiti anche i nostri ragazzi speciali, che ha riacceso le speranze di un viaggio verso il quotidiano , di un ritorno ad antiche discipline accantonate, come la danza, la musica e il canto ,che alcuni alunni avevano sospeso per il Covid , un’occasione di confronto e complicità tra alunni di differenti classi, abilità ed età. Sul palco della scuola Garibaldi non c’erano Nureyev, Maria Callas o Vanessa Ferrari, ma ragazzi che con la loro semplicità e spontaneità hanno dato un tocco di freschezza senza voler dimostrare nulla se non intraprendenza. Il coro finale cantato dalla classe I C della Garibaldi “l’isola che non c’è “di Edoardo Bennato, ha voluto dare un messaggio preciso. Come il cantautore ha creduto fortemente nella possibilità di trasformare l’isola che non c’è in un luogo reale; la sua e la nostra speranza, è che il modello di società che caratterizza questo luogo bucolico , quest’isola di Peter Pan, possa essere adottato anche nel mondo in cui viviamo. Un mondo troppe volte caratterizzato da odio, violenza, intolleranza, guerre. E’ auspicabile invertire la rotta e porre fine a tutte le ingiustizie e chissà se, come hanno cantato gli alunni della Garibaldi, un giorno o l’altro, l’isola che non c’è, possa finalmente diventare, l’isola che c’è e che ameremmo alla follia .

Condividi questo articolo