Giusi Campagna

Tra le prime donne a ricevere stamattina il Ministero del Lettorato alla Basilica di San Pietro, al Vaticano, c’è anche Giusi Campagna, 30 anni, della Parrocchia di Maria Santissima della Visitazione di Pace del Mela, studentessa in storia dell’arte all’Università La Sapienza di Roma e alunna del Collegio Teologico Femminile S. Cecilia a Roma. Oggi, 23 gennaio, III domenica del Tempo Ordinario, il Papa ha celebrato la terza edizione della Domenica della Parola, con una solenne liturgia eucaristica (tra i concelebranti anche padre Carmelo Russo, rettore del Santuario di Sant’Antonio al Capo). L’iniziativa, istituita con il Motu Proprio Aperuit Illis, si propone di far crescere “la religiosa e assidua familiarità con le Sacre Scritture”. In questa cornice, ha avuto luogo il conferimento del ministero dei ministeri laicali a uomini e, per la prima volta, anche a donne, provenienti da diversi Paesi del mondo. Tra cui Giusi Campagna.

Come si è concretizzata questa opportunità?

«Più che un’opportunità, sarà un servizio. Ero appena arrivata a Roma qualche mese fa, avevo cominciato ad adattarmi a una nuova realtà, alle prese con la vita universitaria, anche con gli impegni nel collegio, con nuovi ritmi. Un pomeriggio, all’improvviso, mi è stato chiesto se avessi voluto ricevere del Ministero del Lettore. Una proposta che è arrivata in modo del tutto inatteso e che mi ha portato a chiedere: perché proprio a me?»

 Appunto, perché proprio a te?

Ho detto un sì entusiasta che si basava anche sul fatto che in parrocchia, con padre Peppe Trifirò, sono stata sempre incoraggiata a “prendermi cura” e a “mettermi a servizio”, anche come catechista. Dopo, però, riflettendoci, ho pensato: “ma chi me l’ha fatta fare?”. Per un po’ ho traballato, finché ho capito che non dovevano essere i miei dubbi e le mie perplessità a sbarrare le porte a Dio».

Giusi Campagna con Papa Francesco

Cosa è successo dopo?

Sono passate delle settimane, sono arrivate le vacanze di Natale e, ahimè, è iniziata la sessione degli esami. Una sera, mentre ero a casa a studiare, mi arriva un messaggio nel quale mi viene annunciato che ero stata ammessa al conferimento del Ministero della Parola. La cosa che mi colpisce è che, quando Dio ti vuole fare un dono, non devi per forza di cose essere in un particolare stato di preghiera, di adorazione, di ascesi nel deserto. Il dono che Dio ti fa arriva in maniera inaspettata nella realtà in cui tu vivi. Quindi non esiste il momento perfetto per dire di sì: bisogna anche aver fiducia (fede) e buttarsi».

Perché parli del Lettorato come dono e servizio?

Questo ministero è un dono perché non arriva alla fine di una serie di fatiche, per cui possa esclamare: “me lo sono meritato!”. Al contrario, entra nella mia vita, che è fatta anche di difetti, imperfezioni, mancanze e forse proprio in virtù di ciò che ai miei occhi appare sempre più come una grazia. Sono cresciuta in una famiglia in cui, nonostante a volte le difficoltà, si prega e ci si riunisce attorno al tavolo per condividere i momenti della giornata, le gioie, le sofferenze. Insieme al dono c’è anche il compito, perché mi impegna a riflettere sul come vivere il rapporto con la Parola. Se anche non fossi stata ammessa a ricevere il ministero, avrei continuato a dare il mio contributo per la catechesi e per la proclamazione delle letture a messa.

Immagino che la tua vita a Roma continuerà ad essere assorbita dallo studio…

Ancora non so bene come questo ministero porterà, tramite me, frutti nella mia parrocchia e nella mia diocesi. Ma spero tanto che possa suscitare nelle giovani donne un desiderio di avvicinamento alla Parola di Dio. Accedere al Ministero del Lettorato, che io preferisco chiamare Ministero della Parola, non vuol dire per forza di cose diventare consacrate, teologhe, bibliste e quant’altro; la preparazione a ricevere il ministero, insieme alla meditazione della Sacra Scrittura, sono aspetti che portano ciascun cristiano a mettere Dio al centro della propria vita».

 

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