Filippo Lo Schiavo presidente della società di mutuo soccorso Natale Puglisi non è un pubblico ufficiale e dunque non va arrestato. Con questa determinazione il tribunale del riesame di Messina ha rigettato l’appello presentato dal Pm della procura di Barcellona con cui si opponeva al rigetto della custodia cautelare in carcere per il milazzese Lo Schiavo, accusato delle ipotesi di associazione a delinquere, induzione indebita, corruzione e peculato. Tutto nasce dalla vendita di loculi all’interno delle cappelle sociali del cimitero di Milazzo a fronte di “contributi straordinari” pagati dai soci per migliaia di euro.

DIFETTO DI QUERELA. In sostanza Lo Schiavo, difeso dall’avvocato Vincenzo Isgrò, nonostante una condotta che nella sentenza viene ritenuta dall’estensore di fatto discutibile, associandola  verosimilmente a presunti abusi quali “reati di truffa aggravata”, ha evitato una decisione sfavorevole per “difetto di querela”. E’ stato dimostrato, infatti, che non è un pubblico ufficiale e gli eventuali reati a lui ascritti essendo di natura privatistica dovevano essere sollevati da una querela di parte a firma delle persone eventualmente danneggiate.

Ad evitare gli arresti domiciliari anche i collaboratori di Lo Schiavo, Martina Cappellano e Giuseppe Napoli; l’imprenditore Giuseppe Marchese; e l’obbligo di dimora il consigliere comunale Franco Russo accusato di avere presentato un emendamento al regolamento cimiteriale nell’intento di agevolare l’attività del presidente della Natale Puglisi (l’ipotesi era abuso d’ufficio). A Lo Schiavo erano state sequestrate somme fino a 244 mila euro e a coloro che avevano pagato il “contributo straordinario” il sequestro preventivo dei loculi acquistati.

LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA. Ma come si arriva al rigetto? Leggendo le undici pagine del Riesame questo viene determinato da una impostazione errata di tutta l’indagine. Infatti l’estensore della sentenza, il giudice Alessia Smedile, scrive: «La lettura maggiormente coerente e plausibile dell’imponente materiale investigativo…induce a ritenere che il Lo Schiavo, abusando della qualità di concessionario di spazio demaniale cimiteriale per scopi sociali e mutualistici, abbia tratto in inganno soggetto associati o associandi, nei cui riguardi si poneva come unico soggetto in grado di soddisfare le necessità connesse ad assicurare una degna sepoltura a sé o ai propri cari, in una condizione di cronica carenza di loculi cimiteriali comunali, di guisa da indurli a corrispondere “contributi straordinari” per l’assegnazione privilegiata di loculi, ulteriori rispetto ai costi di associazione, ed abbia poi disposto uti sominus di tali somme. Trattasi di condotte rilevanti, come detto, quali reati di truffa aggravata per cui non è stata proposta querela, oltre che integranti, da una parte, una verosimile violazione del rapporto concessorio, cui stessa e l’acquisizione di una cappella al demanio comunale, dall’altra idonea ad intentare in capo al presidente un’azione di responsabilità, risultando gli stessi soci i soggetti lesi in prima persona da tali condotte».

I REATI IPOTIZZATI. I reati attribuiti a Lo Schiavo, Cappellano, Napoli, Marchese e Russo erano principalmente l’associazione a delinquere in quanto avrebbero ideato un sistema di vendita di loculi che prevedeva l’iscrizione di nuovi soci alla Natale Puglisi (qualcuno ha pagato anche 5700 euro) e di «redazione artificiosa» delle relative delibere da comunicare all’ente comunale. Secondo gli atti giudiziari, il dominus sarebbe stato Filippo Lo Schiavo che – si leggeva negli atti – spingeva ad iscrivere alla società dei congiunti di soggetti in fin di vita o addirittura già decedute, e dunque non aventi diritto alla sepoltura a Milazzo in base alla normativa di polizia mortuaria vigente. Lo scopo sarebbe stato quello di far sorgere la possibilità di acquistare dei loculi. L’accordo prevedeva solitamente l’acquisto di almeno due loculi della cappella Sacra Famiglia anche se gli interessati non avevano bisogno di quel numero. Oltre alla iscrizione che dava diritto al loculo, veniva chiesto a titolo di “contributo straordinario” 1800 euro cadauno con tanto di “contrattino”. A qualcuno è andato peggio: ad una donna è stato fatto pagare addirittura un contributo straordinario di 6750 euro per due loculi. 

Nel fascicolo erano coinvolti anche coloro –  ignari di compiere un reato – che, nel 2019 e 2020 hanno sborsato migliaia di euro per ottenere la sepoltura spesso con la promessa, ad esempio, di avere loculi vicini con il congiunto. Addirittura Lo Schiavo, in base alle indagini svolte dai carabinieri della compagnia di Milazzo, avrebbe fatto la cresta anche sulla costruzione e manutenzione dei loculi incassando in contanti il 10% dei lavori sovrafatturati; utilizzato somme della società per pagare lavori svolti nella propria abitazione e per acquistare ben 200 copie del libro “Il tormento della verità” (3 mila euro), scritto proprio da Lo Schiavo, noto per i moniti lanciati dalla pagina facebook La Zotta in cui mette in evidenza “fatti e misfatti” cittadini.

DIETRO LE QUINTE.  La patata bollente passa ora al Comune di Milazzo guidato dal Sindaco Pippo Midili. Secondo il Giudice estensore Smedile, le condotte accertate integrerebbero “una verosimile violazione del rapporto concessorio, cui l’ente concedente dovrebbe porre rimedio, eventualmente azionando la revoca della concessione stessa e l’acquisizione della cappella al demanio”. L’amministrazione comunale revocherà la concessione alla Natale Puglisi presieduta ancora oggi da Filippo Lo Schiavo? 

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