La Raffineria di Milazzo, joint venture tra Eni e Q8, è una delle 200 aziende più sostenibili d’Italia. A sostenerlo è la nuova indagine “Green Stars 2021” che l’Istituto tedesco qualità e finanza (Itqf), in collaborazione con l’Istituto per Management e Ricerca Economica (Imwf) di Amburgo. Tra le imprese nell’elenco Nike, Gucci, Microsoft, Vodafone, A2a (proprietaria della centrale di San Filippo del Mela), Trenitalia, Alpitour, l’aeroporto Marconi di Bologna, Smeg. La Ram è stata paragonata, naturalmente, alle altre industrie di settore sul territori nazionale.

L’indagine resa nota nei giorni scorsi, a ridosso del giorno dedicato alla nostra terra, l’Earth Day, è stata condotta utilizzando il metodo del “social listening”, Itqf ha raccolto tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2020 oltre un milione di citazioni sul web su 2.000 imprese monitorate per valutare la loro reputazione online in materia di sostenibilità ma solo 200 sono state premiate. Imprese che operano in settori chiave: alimentari e bevande; automotive, meccanica ed elettronica; beni di consumo; commercio; finanza; materiali e materie prime; servizi e trasporti.

LA RICHIESTA DEL COMITATO VALLE DEL MELA. Una scelta che probabilmente non è condivisa dai movimenti ambientalisti del territorio che, addirittura, nei giorni scorsi aveva chiesto al Governo un maggiore sforzo ambientale per la zona industriale e, in particolare la “decarbonizzazione” della Raffineria di Milazzo, ovvero gli interventi di conversione volti ad abbandonare, nei suoi processi di lavorazione, l’utilizzo dell’olio combustibile e del coke.  «Cosa prevede per la valle del Mela la tanto decantata transizione ecologica, a cui è destinata buona parte del Recovery Found? Purtroppo nulla, a giudicare dalla bozza del Pnrr, meglio conosciuto come “Recovery Plan».

Il Comitato Valle del Mela ricorda che l’anno scorso, in ossequio al riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, l’azienda stava per predisporre la completa conversione a gas degli impianti di combustione della Raffineria, in applicazione del Piano regionale della qualità dell’aria. «Purtroppo tali misure sono state annullate dal Tar per questioni procedurali e pertanto la conversione delle raffinerie siciliane è stata accantonata. Nell’era della “rivoluzione verde” risulta però fortemente anacronistico che la raffineria continui ad utilizzare combustibili altamente inquinanti e climalteranti come il coke e l’olio combustibile», contestano.

I CRITERI. Ma perché la Raffineria di Milazzo guidata dal direttore generale Luca Amoruso è stata inserita tra le “Green Stars 2021” nella sezione “Materie Prime” che vede protagoniste anche Tecnimont e Tirreno Power? L’ istituto ha scelto un approccio diverso e innovativo: la metodologia del social listening attraverso la quale è stata osservata la condotta più o meno sostenibile di un’azienda. Condotta che lascia tracce sul web, sui siti ufficiali e delle Ong, in comunicati e dossier aziendali, nei commenti di dipendenti o clienti su blog o sui social. Cinque i temi: innovazione, tecnologia, sostenibilità ecologica, green economy e sostenibilità sociale. Quest’anno, nonostante la crisi, l’azienda sta investendo cento milioni di euro per la manutenzione e l’adeguamento ambientale degli impianti.

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