Sarà il tribunale di Messina a stabilire definitivamente la proprietà dell’immobile adiacente al faro di Capo Milazzo che il demanio ha concesso a privati per realizzare un mini hotel a 5 stelle con annesso un piccolo museo. A distanza di cinque anni ancora i giudici non si sono espressi sul “ricorso petitorio” presentato dalla Fondazione Lucifero esclusa dal bando della Difesa servizi spa per l’affidamento del bene. Il Cga del Lazio a cui si era rivolta l’Ipab per sospendere l’efficacia dell’atto, non ha rilasciato la sospensiva e passato la patata bollente esclusivamente al tribunale ordinario che si esprimerà sulla titolarità dei terreni.

IL PROGETTO VA AVANTI. In realtà, fuori dalle aula giudiziarie,  lentamente, qualcosa si muove. Nei giorni scorsi l’argomento è ritornato d’attualità per un sopralluogo da parte di tecnici comunali e di un rappresentante dell’Ati di Capo d’Orlando che si è aggiudicata la gestione del bene. Si tratta dell’unione temporanea di due aziende nebroidee: la Giesse Costruzioni e la Bruno Teodoro Spa.

Ancora oggi non sarebbe stata rilasciata alcuna concessione edilizia dal Comune di Milazzo, necessaria per ristrutturare quello che era l’alloggio del custode del Faro di Capo Milazzo (280 mq a cui si aggiungono 1328 mq di pertinenza). Originariamente l’investimento sarebbe stato di 250 mila euro, probabilmente la cifra sarà più consistente In ogni caso è quasi certo che le aziende hanno deciso di passare alla fase operativa.

L’ESCLUSIONE DELLA FONDAZIONE. Nel 2016, al momento della pubblicazione del bando della Difesa servizi spa (società in house del Ministero della Difesa) nell’ambito di una operazione nazionale di dismissione dei beni, in collaborazione con l’Agenzia del demanio, il cda della fondazione all’epoca presieduto da Enzo Russo, aveva presentato ricorso. La Fondazione, infatti, era interessata ai locali inseriti nel “lotto 9” poiché ricadenti nei terreni che furono del barone Giovanni Battista Lucifero e comunque confinanti a quelli attuali della fondazione. L’unica strada di accesso, ad esempio, ricade nei terreni della Lucifero. Ma l’Ipab di Capo Milazzo è stata impossibilitata a partecipare al bando. Potevano partecipare solo enti economici come imprese individuali e società commerciali, società cooperative e consorzi con esclusione, quindi, tra l’altro, di persone fisiche, associazioni e fondazioni. «L’ente in passato ha chiesto in più occasioni la struttura ma alle istanze non ha mai avuto risposta – si legge nelle motivazioni della delibera 35/2016».

IL DONO DEL BARONE LUCIFERO. Secondo la fondazione l’immobile dovrebbe ritornare gratuitamente nelle sue disponibilità. Nel secolo scorso l’area era stata ceduta dal barone Lucifero a scopo sociale per dare un ricovero al guardiano del faro, ma con l’affidamento ai privati lo scopo sociale – secondo l’ente –  sarebbe venuto a decadere e lo stato sta facendo “lucro”, dunque il bene dovrebbe ritornare al proprietario originario, si sostiene. «L’acquisizione in concessione da parte di un soggetto terzo creerebbe difficoltà e danni per la Fondazione e potrebbe determinare anche il sorgere di futuri contenziosi», si legge nella delibera dell’ente benefico. 

 

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