Michele Cappadona

Scadrà il prossimo 21 gennaio il concorso “Oltre il ghetto. Storie di libertà”, che prevede la realizzazione di reportage in cinque regioni dell’Italia meridionale – Sicilia, Puglia, Calabria, Basilicata e Campania – e che si prefigge lo scopo di raccontare, con immagini, la vita delle persone migranti che sono riuscite a completare un percorso di emersione e di emancipazione, nonostante le gravi condizioni di sfruttamento.

«Il concorso narrativo, realizzato all’interno del più ampio programma Su.Pr.Eme., che si occupa specificatamente del contrasto al fenomeno del caporalato – afferma Antonio Scavone, assessore alle Politiche sociali del governo Musumeci – si prefigge lo scopo di accendere un faro sul tema dello sfruttamento lavorativo, soprattutto in agricoltura, dei cittadini migranti e sulla reale possibilità di fuoriuscita e riscatto da questa condizione».

Sull’iniziativa esprime il suo entusiasmo anche Michele Cappadona, presidente regionale dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane, Agci Sicilia. «L’iniziativa segnalata dall’assessore Antonio Scavone, nell’ambito del progetto interregionale contro le emergenze nello sfruttamento e marginalità degli stranieri che sono regolarmente presenti e lavorano da anni nelle regioni del Sud, è molto significativa e come centrale cooperativa ne sottolineiamo la grande attualità e importanza – afferma  Cappadona – Siamo da sempre impegnati in prima linea nelle battaglie per la legalità e l’integrazione attraverso il lavoro, gli strumenti e i valori di solidarietà connaturati al movimento cooperativo, con la ferma certezza che lo sviluppo, soprattutto nel Mezzogiorno, possa e debba avvenire solo con la ‘buona occupazione’. Per questo combattiamo ovunque con forza contro il capolarato, la precarizzazione ed ogni forma di vessazione e iniquità verso i lavoratori. Massimo sostegno quindi ad un concorso di videotestimonianze finalizzato alla divulgazione su come sia indispensabile la lotta e possibile il riscatto e l’emancipazione anche in situazioni di grave sfruttamento ovunque in Italia, nel Sud come in Sicilia».

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