Nel corso del pomeriggio le attività del Pronto Soccorso dell’Ospedale Fogliani sono state sospese per quattro ore dopo che quattro sanitari sono risultati positivi al Covid-19 in modo da sanificare dei locali. A essere risultati positivi al coronavirus tre medici e un assistente del presidio. L’attività è ripresa in serata, secondo quanto si apprende, con due medici di turno.

Proprio oggi i sindacati hanno sollevato una questione legata alla gestione dei ricoverati che provengono dal pronto soccorso. Si tratta dei cosiddetti  malati “in appoggio”, o “fuori reparto”. Sono quei pazienti che una volta ottenuto il posto letto possono aspettare anche giorni prima di “approdare” nel reparto di appartenenza. Un fenomeno che secondo il sindacato Coas sta prendendo piede all’ospedale di Milazzo.

Lo denunciano con una nota ai responsabili dell’ospedale, nonché al direttore sanitario e a quello generale dell’Asp e all’assessore regionale alla Salute, il coordinatore provinciale Mario Macrì e il vice segretario aziendale del Coas Emilio Cortese.

“Accade sempre più frequentemente che il personale medico del Pronto Soccorso – si legge nella protesta –  quando ricorre la necessità di ricovero per un paziente e i posti letto del reparto di Medicina sono tutti occupati, disponga “motu proprio” il cosiddetto ricovero “fuori reparto”, senza prendere in considerazione la possibilità di trasferire il paziente a Patti, Sant’Agata di Militello e Taormina o di altre aziende ospedaliere pubbliche o convenzionate. Questo, comporta che la gestione clinica resta in carico ai medici del reparto già saturo di Medicina e invece l’assistenza infermieristica spetta al reparto di accoglienza”.

Secondo i due sindacalisti non è più tollerabile accettare una sistemazione dei pazienti non dettata dai bisogni assistenziali ma dalla carenza del sistema. Il malato “in appoggio” rischia di diventare un malato della “terra di mezzo”, senza contare che questa situazione ha notevoli ripercussioni anche nell’ambito del rischio clinico.

 

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