Il Rotary club San Filippo del Mela, nell’ambito del progetto di valorizzazione del territorio ed in special modo dei centri storici, ha attivato l’illuminazione notturna della Masseria Fortificata di Belvedere, restituendo in questo modo risalto ad una testimonianza del passato rimasta per troppo tempo dimenticata. Un’iniziativa apprezzata anche da Gianni Pino, sindaco di San Filippo del Mela che ha espresso la gratitudine dell’amministrazione al locale club Rotary, per la continua opera di servizio svolta in favore del territorio, rammaricandosi, in considerazione del periodo emergenziale, di non potere svolgere adeguata manifestazione pubblica per l’importante valorizzazione delle radici storiche comunali.

La Masseria fortificata, risalente al XV secolo, si trova nei pressi di Olivarella (ME), frazione di San Filippo del Mela, dove sorge l’antico borgo feudale di Belvedere. Una struttura che è testimonianza di un particolare tipo di insediamento umano nel territorio rurale. Situata a poca distanza dalla SS 113, sovrasta l’argine del torrente Mela. Posizione che, oltre a proteggerla dalle numerose piene del fiume – che oggi scorre a distanza, per le modificazioni apportate al suo corso dal duca Marco Antonio Colonna, vicerè della Sicilia (1577-1582) che deviò l’assetto del torrente proprio in corrispondenza di Belvedere, perché la postazione si rilevava strategica per il controllo militare della piana di Milazzo e divenendo, così, parte integrante di una rete di controllo-difensiva dei castelli fortificati.

Masseria Belvedere, con il suo impianto a corte chiusa, ha tutti gli elementi che caratterizzano i piccoli insediamenti rurali fortificati:. il Portale d’ingesso, la cinta muraria, Il baglio, la torre di guardia, il palazzo del feudo (residenza padronale), il carcere, le case dei coloni, la piccola chiesa ed il pozzo.Nella chiesetta di Belvedere, intitolata alla SS. Trinità, si trovano due piccole lapidi: la prima, collocata sulla parete di destra, ricorda il Conte Giovan Battista Di Giovanni Ardoino, ultimo signore del feudo; l’altra è legata alla sepoltura di Mons. Antonio Ura, abate luciese dal 1732 al 1735, morto a Belvedere mentre era in viaggio da Milazzo verso Santa Lucia.

La chiesa era un tempo sotto la giurisdizione del vescovo di S. Lucia, come ricorda Francesco Perdichizzi in “Melazzo sacro”. Nello scritto del cappuccino milazzese si legge anche: il “feudo e villaggio detto prima Cirella, oggi [nel 1698, anno in cui scrive] Belvedere, prima della famiglia nobile Galluppi dei marchesi un tempo di Cirella in Calabria, al presente della famiglia D’Amico”. I beni passarono successivamente in proprietà alla famiglia Ardoino e, da ultimo per donazione, ad una Opera Pia di Messina. Le Strutture murarie degli edifici e del recinto che li racchiude, conservano gran parte dell’originario assetto, malgrado le trasformazioni realizzate nel tempo per le necessità dell’uso, che, seppure in tono dimesso, continua a tenere la masseria nel suo naturale e vitale rapporto con la campagna circostante.

 

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