BARCELLONA POZZO DI GOTTO. Nessuno ha autorizzato l’ingresso degli operatori televisivi della Rai all’interno dell’Ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto. Con questa motivazione la Direzione Generale dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Messina, ha sporto denuncia-querela per l’esecuzione del servizio televisivo registrato all’interno del “Covid Hospital di Barcellona”, andato in onda il 17 novembre su RaiUno Notiziario TG delle 20.
L’Ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto è, infatti, sottoposto a strettissima sorveglianza sanitaria, in quanto sede di ricovero di pazienti malati di Covid-19, e l’ingresso degli operatori del servizio televisivo senza che nessuno ne sia stato a conoscenza può avere messo a rischio l’incolumità del personale sanitario dell’Ospedale e la stessa incolumità degli operatori televisivi.
Dagli atti di una relazione di servizio, a firma del dirigente medico di presidio, risulta che non è mai pervenuta alcuna richiesta di autorizzazione all’ingresso in ospedale ed a girare delle riprese nei reparti. Nessuna autorizzazione è stata mai concessa dall’Asp di Messina, ne poteva essere concessa.
E’ dunque possibile che la troupe televisiva per accedere in Ospedale si sia avvalsa della compiacenza di qualcuno.

Il servizio mandato in onda qualche giorno fa aveva scatenato le polemiche contro il reparto fantasma dell’ospedale tirrenico. Sulla questione oggi è intervenuto anche l’onorevole Antonio Catalfamo, capogruppo all’Ars per la Lega. «Ho parlato – ha scritto in un comunicato – con il direttore La Paglia per quanto concerne il caso Barcellona, le sue motivazioni mi sono parse plausibili. Il materiale depositato suscita sicuramente perplessità a una prima visione ma si tratta di macchinari stoccati in attesa di un possibile peggioramento. E nei piani regionali questo passaggio si sarebbe dovuto compiere entro la fine di novembre. Siamo nei tempi, seppur brevi, della sua attuazione. L’Ospedale di Barcellona non fa parte di quelle strutture che ospitano un certo numero di terapie intensive che sono infatti state smistate negli ospedali più grandi di Messina. I costi non sono quelli stimati dal servizio giornalistico e gran parte del materiale stoccato risulta donato»

 

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