Dopo l’incendio che ha devastato la sua nave “Eolo D’Oro” in un cantiere di Giammoro ad opera di estorsori che gli avevano chiesto il pizzo, credeva che la sua vita fosse finita. Lui, Francesco Salamone, uno dei primi a credere nelle gite turistiche tra Milazzo e le isole Eolie con la sua Navisal, pensava che sarebbe rimasto solo ed in ginocchio. Ma così non è stato. La forza di reagire, d’altronde, è nel suo dna. Originario di una famiglia pescatori, già da quando aveva 8 anni, accompagnava il padre ed i fratelli nelle battute di pesca, e sapeva benissimo che di solito, dopo il mare in tempesta, arriva la quiete. E così è avvenuto grazie al sostegno dello Stato in tutte le sue ramificazioni: prefetto, carabinieri, associazione antiracket. Ecco la toccante testimonianza contenuta in una lettera inviata nei giorni scorsi alle istituzioni nazionali.

LA LETTERA. Mi chiamo Francesco Salamone, milazzese di origine e dall’età di 8 anni ho svolto l’attività di pescatore insieme a mio padre ed ai miei fratelli. Supportati da loro abbiamo avuto il coraggio e soprattutto la forza di reagire, rialzandoci per ricostruire la nostra azienda ripartendo dalle ceneri della nave oramai distrutta. E così, credendo nello Stato e fiduciosi nella legislazione che tutela le imprese colpite da queste gesta vili, abbiamo fatto fronte, indebitandoci, all’acquisto di una nuova nave, cercando di ripartire senza perderci d’animo.

Oggi che il nostro sacrificio ha avuto risposta con un significativo gesto da parte  dello Stato, mi sento in dovere di riconoscere il giusto merito a tutti coloro i quali ci hanno dato fiducia, invitandoci a non perdere mai la speranza e soprattutto gridare a gran voce quanto sia utile e giusta la legge 44 del 1999, norma emanata a favore delle imprese vittime di estorsione e usura.

Mi sento in dovere di ringraziare a gran voce i carabinieri ed il prefetto di Messina Maria Carmela Librizzi che, sin da subito, ci hanno supportato facendoci sentire forte la presenza dello Stato insieme ad un supporto morale che ci ha aiutato a non arrenderci agli eventi devastanti che ci hanno colpito. Non dimenticherò mai la grande emozione provata nel 2016 durante la mia testimonianza alla riunione delle associazioni antiracket nazionali, tenutasi presso la base della Marina Militare nella zona falcata di Messina, davanti al comandante generale dei carabinieri, Generale Tullio del Sette, ed i massimi vertici istituzionali nazionali, dove, dopo aver raccontato con grande emozione la mia storia, con le lacrime agli occhi mi sono  stretto in un abbraccio forte con il comandante provinciale della Compagnia di Milazzo, capitano Antonio Ruotolo, e con il sempre presente ed oramai considerato un fratello, Pippo Scandurra. E’ li che ho sentito che oramai la mia famiglia si era allargata ai carabinieri ed alla rete per la legalità antiracket. Ma soprattutto, non ultimo, mi sento di dare il giusto e grande riconoscimento allo Stato, per avere dimostrato di esserci sempre, per dare risposte così significative e noi cittadini onesti e lavoratori.

Per questo sentimento di riconoscenza che provo e che mi riempie il cuore di gioia sento il bisogno di farvi sapere che il mio desiderio di incontrarvi è forte e che in qualsiasi momento luogo o tempo io ci sono e ci sarò. Sappiate che da oggi la mia motonave in aggiunta al suo nome presente nei registri navali “Sweet Harmony” sarà per tutti la nave della rete per la legalità, SOS impresa.

La nave Eolo d’oro incendiata nel dicembre 2014

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