Palazzo dell’Aquila ha accolto la salma di Aurelio Visalli, il sottufficiale della Guardia Costiera morto ieri nel tentativo di riportare a riva un quindicenne milazzese in balia delle onde del mare in tempesta di Ponente. Il suo corpo, dopo oltre un giorno di ricerche, è stato trovato stamattina, intorno alle 8, dai suoi colleghi alla ngonia Tono dove le correnti lo avevano trascinato dal tratto prospiciente l’ex discoteca Le Cupole.

Verso le 13,30 la salma è stata trasportata a spalle dalla capitaneria all’aula consiliare del municipio di Milazzo dove è stata allestita la camera ardente. I funerali in un primo momento dovevano essere celebrati a Venetico ma non è escluso che possano essere fissati o al Santuario di San Francesco di Paola (patrono della gente di mare) o al Duomo in modo da consentire a più persone di dare l’ultimo saluto ad Aurelio Visalli.

LA RABBIA DEI PARENTI. La salma è stata riconsegnata alla famiglia dopo il riconoscimento dei parenti e la visita del medico legale disposta dal magistrato di turno della Procura di Barcellona. Non è stata ritenuta necessaria effettuare l’autopsia dei resti. Non è escluso, però, che venga aperto un fascicolo. I parenti del sottufficiale di Venetico che lascia la moglie, Tindara Grosso, e due bambini, un maschio di 11 anni e una femmina di 6. Vorrebbero capire meglio le dinamiche hanno portato il militare ad affrontare l’emergenza. Capire se avevano le attrezzature necessarie. A parlare ai giornalisti è stato il cognato, Antonio Crea, comandante della polizia locale di Venetico.

“Era stato alla Maddalena, a Lampedusa, aveva esperienza e professionalità non avrebbe messo a repentaglio la sua vita – ha dichiarato al Fatto Quotidiano – Il volto graffiato e il corpo pieno di lividi, sbattuto tra le onde sugli scogli, ma ci chiediamo quando e se è morto subito: poteva essere salvato? E perché i suoi colleghi non si sono gettati in mare per cercare di salvarlo?». E poi. «“Il salvataggio è avvenuto senza giubbotto, senza protezioni di alcun tipo – denuncia il cognato al fatto Quotidiano – e le ricerche sono avvenute con mezzi non adatti a quelle condizioni meteo, gli elicotteri sono invece partiti in ritardo». Secondo Crea i militari che sono intervenuti «hanno ricevuto l’ordine di intervenire via terra, ma sono andati solo con un salvagente e una corda».

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