Giornata decisiva per la Raffineria di Milazzo. Oggi, venerdì 19 giugno, si riunirà il Gruppo Istruttore del Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare per dire l’ultima parola sul rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale alla Raffineria di Milazzo. Il percorso sembra scontato. Almeno per i sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil rappresentati dai segretari provinciali Foti, Trimboli e Caruso.

Oggi il Gruppo Istruttorio del Ministero, infatti, non potrà fare altro che certificare l’obbligo per la Ram dei limiti imposti dalla normativa regionale, che saranno poi definitivamente sanciti dalla conferenza dei servizi. «La Raffineria di Milazzo sarà così solo la prima vittima di quelle norme che saranno poi applicate a giro a tutte le altre realtà dell’isola – tuonano i confederati –  Riteniamo tutto ciò una sciagurata e pericolosa strategia volta solo a recuperare qualche voto nelle imminenti competizioni elettorali. Non è più il tempo della solidarietà spicciola o della pacca sulla spalla a chi perde il lavoro. I documenti votati dai consigli comunali, le dichiarazioni personali e qualsiasi altro sforzo devono tramutarsi in una energica presa di posizione in difesa del lavoro e dell’occupazione. Non staremo fermi ad aspettare l’inevitabile e chiediamo pertanto alle istituzioni, alle deputazioni, agli ordini ed alle organizzazioni di far sentire la propria voce e costituire un grande patto sociale che tolga ogni alibi ad aziende ed a grandi gruppi per abbandonare l’sola». 

L’organo di valutazione – di cui fanno parte i rappresentanti di regione siciliana, città metropolitana e comuni di Milazzo e San Filippo del Mela – appena due anni addietro, applicando i parametri imposti dalla normativa, aveva già rilasciato  all’impianto mamertino  la stessa autorizzazione a valere fino al 2030.  

Ma il “Piano Regionale di tutela della qualità dell’aria” esitato dopo appena pochi mesi dalla Giunta Musumeci, imponendo valori più bassi, ha di fatto azzerato l’Aia rilasciata obbligando il ripetersi dell’intera procedura di rinnovo. Non è escluso che limiti troppo restrittivi porteranno a scelte radicali da parte degli azionisti Eni e Kuwait.

«Non si tratta di ambiente e salute – tuonano i sindacati confederati Cgil, Cisl e Uil –  I valori indicati dalla Regione Siciliana non sono richieste agli impianti in nessuna altra parte d’Italia  o del mondo e la Giunta Musumeci non ha fatto altro che tagliare al 50% i valori normali che la legge nazionale consente ad ogni azienda che investe e produce ancora nel nostro Paese».

Secondo Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil un taglio del 50% dei valori «si tradurrà invece in un taglio del 100% su occupazione ed economia e sviluppo dei territori dato che renderà impossibile a tutti gli impianti siciliani – non vale solo per le raffinerie – competere su queste basi con ogni altra realtà, siano esse pure nazionali. E poi limiti più bassi a prescindere dallo stato oggettivo in cui si trova ogni impianto? Ovvero se sia tecnicamente possibile o meno? E ancora, al di sotto della soglia nazionale… perché?».  

E qui si apre lo scontro con gli ambientalisti della valle del Mela i quali hanno sempre sostenuto che limiti più alti in realtà costringerà solo le aziende a pagare di più apportando tutte le modifiche per adeguarsi ai nuovi limiti ed offrendo quindi più lavoro ed occupazione. «Chi dice questo non ha la minima idea di quanto sia invece debole il tessuto produttivo di questa regione e di come i mercati si siano ulteriormente ristretti – sostengono i sindacati – infine, non essendo la Sicilia il centro del mondo, le stesse produzioni possono benissimo essere svolte  altrove, come già accaduto e purtroppo accade».

Cgil, Cisl e Uil sottolineano anche l’importanza delle industrie per quanto riguarda il pagamento di tributi ai comuni. «Se la raffineria di trasferisse nelle regioni più forti, quale lavoro garantiamo alle comunità e con quali soldi si reggeranno i servizi degli enti locali anche e soprattutto per le fasce più deboli, visto che negli ultimi 50 anni non c’è stato nessun imprenditore che abbia voluto scommettere in quest’area?».

 

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