Legambiente del Tirreno  si dice preoccupata per l’arretramento della spiaggia del Tono di Milazzo, una delle più frequentate dai bagnanti. «A memoria d’uomo, pur nel normale dinamismo della variabilità della linea di costa – scrive –  non si era mai verificato un arretramento così grande, perfino di 10 mt in un solo anno».
Dopo accurati sopralluoghi e confronti fotografici, l’associazione sostiene che «che i luoghi sono diventati perfino insicuri, con sprofondamenti e dislivelli impressionanti».

«La struttura stratigrafica della spiaggia si è indebolita, a causa dell’asportazione degli strati profondi sovraconsolidati – sostiene l’associazione del Cigno verde –  e questo non soltanto per effetto dell’erosione naturale, ma per opera dell’uomo. Spesso la sabbia viene spostata in grande quantità, determinando l’abbassamento del piano di calpestio nella zona dell’arenile più vicina alla battigia e la perdita degli strati più compatti. Il materiale viene accumulato a monte creando un cordone artificiale. Questa scellerata quanto arbitraria modifica dell’altimetria costiera rende più fragile l’arenile. Infatti il mare si può espandere più profondamente, raggiungendo i cumuli con un’energia ancora non ammortizzata».

Questa la situazione in atto nella zona del Tono. «A parere della nostra associazione è necessario innanzitutto ricordare che nella spiaggia è vietato dalla legge lo spostamento come la rimozione della sabbia; azioni queste che non possono nemmeno essere autorizzate. Per logica quindi sono vietate quelle azioni antropiche, anche se motivate, eseguite in grande quantità e facendo uso di mezzi meccanici per il movimento terra, come scavatori, pale meccaniche, bulldozer, trivelle, ecc. Le Autorità competenti dovrebbero a nostro avviso, nell’imminenza della stagione balneare, effettuare uno studio urgente, per la messa in sicurezza con interventi di ingegneria naturalistica».

Legambiente sollecita maggiore attenzione al comportamento dei gestori degli stabilimenti balneari. «Purtroppo, in larga misura e in modo documentato, si sono resi sinora responsabili di azioni del tipo descritto in precedenza, spesso fuori da ogni controllo. E questo allo scopo presumibile di proteggere le attrezzature stabili dei lidi.  Da sempre è nostra opinione che tali attrezzature, non debbono restare stabilmente sull’arenile demaniale, non bastando allo scopo che le strutture siano precarie ed amovibili. Debbono invece essere effettivamente rimosse, ripristinando e salvaguardando, per tutto il periodo al di fuori della balneazione, il paesaggio naturale e l’equilibrio naturale della dinamica costiera».
La normativa per l’utilizzo del demanio marittimo – precisa Legambiente –  quando consente ai concessionari di restare stabilmente sul demanio, non per i fini della balneazione, ma ad esempio per: pizzerie, bar, ristoranti e discoteche, è dannosa sia per la tutela di quel bene naturale e paesistico che sono le spiagge, sia per la concorrenza (non leale) nei confronti degli operatori economici del commercio e del turismo, i cui locali ed installazioni sono gestiti in ambito urbano e ad alti costi di esercizio.  E’ necessario che il legislatore regionale se ne convinca e provveda prima che sia troppo tardi».

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