Sarà sciopero ad oltranza alla Raffineria di Milazzo fino a quando l’azienda non riattiverà i badge e farà rientrare tutto il personale dell’indotto che rimane da settimane a casa, in cassa integrazione. Gli animi si sono surriscaldati dopo che i vertici locali Ram hanno comunicato di non prendere parte ad una riunione con le parti sindacali prevista oggi, alla luce di un precedente incontro caldo organizzato dai sindaci di Milazzo e San Filippo del Mela a Palazzo D’Amico. Davanti ai cancelli dell’azienda di via Mangiavacca, nonostante la pioggia battente, dalle 6,30 di stamattina ci sono centinaia di operai. Presidiati anche i varchi 27 e  8. A convocare lo stato di agitazione sono stati tutti i sindacati confederali, di categoria e il coordinamento dell’indotto. 

Si sono astenuti dal lavoro non solo gli operai dell’indotto ma anche i diretti. «Saranno garantite solo le emergenze», avvertono i sindacati. I serbatoi a causa della crisi del petrolio durante la fase calda della pandemia rimangono pieni e l’attività va a rilento.

Il problema è il rientro degli operai che lavorano per le ditte dell’indotto ufficialmente a casa per l’emergenza coronavirus. Gli operai chiedono di ritornare al lavoro, molti sono stremati poiché non hanno ancora percepito nemmeno la cassa integrazione che le aziende non hanno anticipato. La Ram ha disattivato tutti i badge. Ci sono aziende costrette a chiedere lo straordinario al personale in servizio per garantire il minimo di assistenza agli impianti non potendo fare entrare altri operai a supporto. Nei casi estremi, addirittura, ci sarebbero anche titolari di ditte privi di badge che non possono nemmeno vigilare sull’operato dei propri dipendenti. «A rimanere fuori sono gli operai che garantiscono da sempre la normale amministrazione, non personale extra», precisano le sigle che temono a questo punto pure per la sicurezza di tutta la raffineria. 

Il caso Milazzo è scoppiato in mano al nuovo management che, al contrario dei predecessori, forse non ha ancora assorbito le dinamiche di un’azienda complessa come la Raffineria di Milazzo. Impianto che rispetto agli altri del gruppo Eni – l’altro socio paritario è Kuwait Petroleum attualmente meno presente nelle gestioni operative – ha (o dovrebbe avere) una gestione autonoma in quanto società con sede legale a Milazzo. Da indiscrezioni sembra che la patata bollente sia stata presa in carico  direttamente gli amministratori delegati che dovrebbero arrivare a Milazzo a breve.

I sindacati sono compatti ma a non nascondere l’amarezza per essere stati lasciati fuori dall’incontro di Palazzo D’Amico sono stati Giuseppe De Leo e Antonino Sciotto, rispettivamente segretario generale della Fismic provinciale di Messina, sindacato di maggioranza nel settore metalmeccanico e dell’indotto Ram aderente alla Confsal e Segretario Provinciale Confederale Ugl di Messina. I due sindacati non facendo parte del coordinamento non sono stati invitati, un copione già visto in altre occasioni tra l’altro avallato dalle altre sigle sindacali.

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Filippo de SilvaAntonioOsservatoreettorefantasma Recent comment authors
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Anonimo
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Anonimo

Cavolo, con le imminenti elezioni, come si può promettere il lavoro dentro?

Osservatore
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Osservatore

Tranquillo tutti quelli che saliranno sul palco avranno la soluzione giusta, naturalmente fino al giorno prima dell’elezione, poi ci saranno tanti problemi da risolvere,

Davide
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Davide

Ma la Raffineria non era l’unica certezza di Milazzo? Cosa sta succedendo? E’ colpa del virus o questo è solo un pretesto che ha messo in luce delle carenze di gestione e delle problematiche sommerse? Lavoro a rischio? Mi dispiacerebbe più per i padri di famiglia che per molti giovani che fanno i fighi per le vie di Milazzo con i loro suv e parlano ai “disperati” di come trovare un lavoro.

ettore
Ospite
ettore

amico,chi lavora in “azienda”è figo,tutto il resto è noia,come dice la canzone………….forse.

Antonio
Ospite
Antonio

Milazzo è diventata una città da terzo mondo dall’inizio dei centri commerciali. I fighi sui suv sono i buzzurri delle città limitrofe in via di sviluppo economico

Davide
Ospite
Davide

Milazzo era splendida negli anni ’80, quando io, adolescente, andavo in Marina e vedevo tanta vivacità, fermento… i bar “Maringari”, “Romagnolo”; il “Covo del Pirata”, “Le Cupole”, tutti locali storici; il mercato del pesce, quello accanto, coperto; il fascino della stazione vecchia… Altri tempi! Ora è tutto “imbastardito”, imbruttito, senza anima, come i centri commerciali, appunto.

Osservatore
Ospite
Osservatore

Ragazzi, pensate cosa succede se la raffineria decidesse di chiudere

Filippo de Silva
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Filippo de Silva

la fame si taglierà non con il coltello, ma con la motosega!

ettore
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ettore

vertici,manager,ceo,amministratori delegati,direttori,poi mega direttore galattico clamoroso…no?

Mario Lametta
Ospite
Mario Lametta

Non è chiaro il passaggio in cui: “il nuovo management a differenza dei predecessaori” che vuol dire? Scusate la franchezza.. ma “quei” tempi sono finiti.. adesso è necessario abbasare le pretese e ripartire (parlo delle aziende dell’indotto ovviamente non dei lavoratori). I tempi delle vacche grasse sono finiti, care ditte RIDIMENSIONATEVI e garantite il lavoro ai vostri dipendenti.