La Sicilia possiede un patrimonio culturale e paesaggistico di inestimabile valore. Una ricchezza su cui puntare per un vero sviluppo eco-compatibile della nostra regione. Una ricchezza messa in serio pericolo da un clamoroso Disegno di Legge attualmente in discussione all’Assemblea Regionale Siciliana, intitolato “Disposizioni in materia di beni culturali e di tutela del paesaggio”. Grazie a queste disposizioni il Codice dei beni culturali e del Paesaggio, finora valido in tutta italia, non avrebbe più alcun valore in Sicilia.

Verrebbe così demolito in un colpo – per la Sicilia – l’attuale impianto normativo sulla tutela dei beni culturali e del paesaggio, frutto di decenni di conquiste. Il tutto sostituito da una raffazzonata legge regionale che pretende di normare daccapo una materia delicata e preziosa senza consultare chi ha la necessarie competenze in materia.

La denuncia parte dall’associazione Adasc, Comitato Cittadini contro l’inceneritore del Mela e Coordinamento Ambientale Milazzo Valle del Mela, presieduta da Peppe Maimone. «Ad essere sviliti con questa legge regionale sarebbero innanzitutto i piani paesaggistici – scrive il presidente in un comunicato stampa – che non verrebbero più realizzati dai competenti organi delle Sovrintendenze e del Dipartimento regionale dei beni culturali, bensì dall’Assessorato del territorio e dell’ambiente, che certamente non può vantare la stessa competenza, né tanto meno la stessa esperienza in materia. Inoltre i piani paesaggistici verrebbero modificati automaticamente ogni cinque anni, come se il paesaggio fosse un bene variabile in base alle tendenze politiche o, peggio ancora, alle esigenze speculative del momento. Anche l’applicazione del piano paesaggistico verrebbe sottratta alle Sovrintendenze, per essere affidata agli uffici tecnici comunali. Questi ultimi infatti verrebbero investiti del compito di rilasciare l’autorizzazione paesaggistica, che sarebbe quindi degradata ad una sorta di inutile doppione della concessione edilizia comunale. In questo caso verrebbero buttate a mare le decennali competenze maturate sulla tutela del paesaggio nelle Soprintendenze (che a questo punto non si capisce più a cosa servirebbero). L’applicazione del piano paesaggistico verrebbe affidata a tecnici (ad es. geometri) che di certo nella tutela del paesaggio non possiedono competenze ed esperienze comparabili con quelle maturate negli organi della Sovrintendenza. Inoltre, così facendo, quando è lo stesso Comune a proporre un’opera si paleserebbe un netto conflitto di interesse, in quanto paradossalmente sarebbe lo stesso Comune ad autorizzare se stesso. Per non parlare del fatto che, nel rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche, le Sovrintendenze effettuano un’istruttoria che include valutazioni di tipo archeologico, che non possono certamente essere delegate agli uffici tecnici comunali. Del resto se in tutto il resto d’Italia, regioni a statuto speciale comprese, la tutela del paesaggio è affidata ad organi specializzati con competenze ben precise come le Sovrintendenze un motivo ci sarà. Perchè proprio in Sicilia, che certamente è una delle regioni al mondo più ricche di beni paesaggistici e culturali, la tutela del paesaggio dovrebbe essere sottratta alle Sovrintendenze per essere affidata ad organi di dubbia competenze e senza esperienza in materia? Questo disegno di legge sembra perseguire una sorta di rivincita dell’incompetenza sulla competenza. Una rivincita che, quando si ha a che fare con materie delicate e preziose come i beni culturali ed il paesaggio, rischia di avere effetti disastrosi. Ma il Dddl in questione ha anche il sapore una sorta di “spedizione punitiva” contro le Soprintendenze. Forse le si vuole punire per aver bloccato progetti come quello del mega-inceneritore del Mela? Ricordiamo infatti che senza il piano paesaggistico redatto dalla Sovrintendenza di Messina più di 10 anni fa, sarebbe stato molto più arduo sconfiggere il mega-inceneritore del Mela. Difficile non pensare che il fine ultimo del disegno di legge sia proprio quello di deturpare la Sicilia con simili scempi, che storicamente hanno trovato proprio nelle Soprintendenze i più validi ostacoli»

 

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