LA LETTERA. I produttori del cappero di Salina non si riconoscono nella richiesta della dop cappero delle Eolie. Ecco il testo integrale di una lettera a firma del consorzio in cui spiegano le motivazioni. 

Leggiamo con “piacevole sorpresa” della pubblicazione sulla Gazzetta Europea del riconoscimento dop del “famoso cappero delle Eolie” . Sappiamo bene tutti che la storia della produzione del cappero, con apporto del lavoro dell’uomo, affonda le sue radici solo e soltanto nei terreni fecondi dell’isola di Salina nella quale isola nasce la produzione da tempi immemori anche del pregiato vino  malvasia doc. Da sempre, infatti, proprio da Salina venivano venduti ai commercianti liparoti, grandi quantitativi di capperi sotto sale che diventavano successivamente capperi di Lipari.

A tal proposito non si può neanche dire che i terreni delle Eolie siano tutti uguali, basta infatti guardare alle terre pomicifere di Lipari, o ai terreni fortemente ricchi di presenza sabbiosa di Stromboli, o ai terreni di vulcano connotati da minerali non presenti in altre isole, quindi sette isole e moltissime differenze, le stesse differenze che nel mondo del vino vengono esaltate e valorizzate perche creano produzioni vinicole molto diverse tra loro, infatti non si può dire oggi che le produzioni di malvasia realizzate nelle diverse isole siano le stesse tra di loro. Inoltre è da non sottacere che la qualità indiscussa del cappero di Salina proviene dalla ininterrotta tradizione della piantumazione per talea, cosa che non solo storicamente non era presente nelle altre isole, ma che se viene intrapresa oggi con le talee di salina volutamente piantumate nelle altre isole al fine di giustificarne la qualità, ovviamente sarà diversa da quella centenaria catena di produttività presente nei terreni di salina. Per queste ragioni, dopo attenti studi su qualità, produzione, e storicità del cappero di salina da oltre un ventennio slow food ne certifica l’importanza a livello mondiale inserendolo tra i loro presidi.

L’importanza del cappero di Salina viene altresì valorizzato anche dalle amministrazioni comunali a tal punto da creare circa 30 anni fa (non ieri !!) la Sagra del cappero, manifestazione che con incontri convegni tematici e dibattiti con personalità di spicco del mondo del cibo e dell’agricoltura ne ha sempre sancito qualità ed unicità rispetto agli altri prodotti presenti nel mediterraneo. ed è la stessa comunità europea che indica nel suo stesso documento, fra le culture per l’ottenimento della dop, il cappero “spinoso di salina”. Se si vuole poi guardare ai dati della produzione che si legge nei diversi comunicati essere nelle Eolie di circa 600 quintali, si evidenzia che ben oltre 450 vengono prodotti dalle aziende di Salina che rientrano del presidio slow food, eccetto una sola azienda che, non rientrando nella certificazione slow food, ha deciso di sostenere invece la creazione del cappero delle Eolie dop. Si  può anche entrare nel merito del disciplinare voluto e creato per l’ottenimento del marchio dop delle Eolie, che stravolge i fondamentali usi della tradizionale produzione del cappero, inserendo nello stesso artificiose novità che nulla hanno a che fare con la rituale produzione del cappero, (non sarebbe la prima volta basti vedere l’igp del cioccolato modicano) queste sono solo alcune delle fondamentali  motivazioni che hanno portato i produttori del cappero di Salina a non riconoscersi nella richiesta della dop cappero delle Eolie, restando coraggiosamente fuori da un concetto di globalizzazione che nulla ha a che fare con le specificità e diversità territoriali, essendo  priva di fondamenti che possano giustificarne appunto la creazione di una denominazione di origine protetta!

Per quanto sopra esposto i soci della associazione cappero di salina nonché i soci del consorzio tutela del cappero di salina che rappresentano quasi la totalità del prodotto dell’isola preferiscono fregiarsi del riconoscimento presidio slow food cappero di Salina su cui si è investito da parecchi decenni.

Consorzio Tutela Cappero di Salina

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