Si è spenta stamattina Eliana Giorli La Rosa, 93 anni, moglie del sindacalista Tindaro La Rosa, ma soprattutto donna che ha difeso i diritti di donne e uomini della Piana di Milazzo, dediti al lavoro stagionale della raccolta dei fiori del gelsomino. A darne notizia è stato il figlio l’architetto Santi La Rosa. I funerali si terranno lunedì 24 febbraio alla chiesa del Sacro Cuore alle ore 15,30.

Nata Poggibonsi (Siena) il 6 ottobre 1926, durante la Resistenza, nella lotta contro il nazifascismo, fu staffetta partigiana e componente del Gruppo di Difesa delle Donne. Agli inizi degli anni 50 da parte del Pci, partito dove militava, fu inviata a Milazzo a sostegno della struttura politica locale. Incontra Tindaro La Rosa, avvocato, dirigente del Pci, successivamente vicesindaco di Milazzo. Poco tempo dopo ne diventa la moglie. Il marito è impegnato direttamente nella guida delle lotte contadine dell’area del milazzese, in una fase storica caratterizzata dallo sfruttamento più brutale e dalle miserissime condizioni di vita dei lavoratori in agricoltura.

Eliana Giorli in particolare per tanti anni fu organizzatrice, assieme al marito, delle lotte delle gelsominaie. Già dagli anni 30 del novecento la piana del milazzese era caratterizzata da enormi distese di gelsomini. Per vari decenni lavorarono oltre duemila donne. Poi, alla fine degli anni 70, l’attività si concluse; nel frattempo era stata costruita la grande raffineria chimica a ridosso di Milazzo.

Eliana Giorli La Rosa all’età di novantuno anni era stata eletta consigliere comunale a Monforte San Giorgio con 51 voti di preferenza. Nel dicembre 2016 aveva scritto un libro di  poesie “Il senso sognante della vitaedito da “Lombardo Edizioni” in cui si racchiude il “senso” della sua lunga e combattiva vita, dedita sempre alla lotta per la libertà e il riscatto degli ultimi e delle donne. Raccolta di “poesie civili”, curata da Graziella Giorgianni.

“Nei suoi ricordi di vita colpisce il primo ricordo della Sicilia: il viaggio dentro il traghetto vissuto con sorpresa; una sorta di rinascita ad una nuova vita che la stacca per sempre dal suo paese Natale (originaria di Poggibonsi fuori Siena) e la porta a vivere in una terra nella quale dura, rispetto ad altre zone d’Italia, era la lotta dei lavoratori. Per rivendicare i loro diritti, la giovane senese accolta prima a Messina e poi a Milazzo era rimasta colpita dai nastri rossi legati alle biciclette, non simbolo di idee socialiste, come lei pensava, ma atavico simbolo contro il malocchio…”

 

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