Il coordinamento indotto della Raffineria di Milazzo (Cgil, Cisl, Uil) interviene nel dibattito sul futuro dell’azienda che sostiene di non potere rispettare i limiti di emissione imposti dal Ministero dell’ambiente a partire dal 2022. A sollevare la questione è stato il sindaco di Milazzo Giovanni Formica che ha scritto alla Regione chiedendo di valutare per tempo il problema che riguarda 2500 famiglie. Immediatamente si è riaperto l’annoso dibattito tra gli ambientalisti che chiedono il “diritto alla salute” e gli operai che chiedono altrettanto sacrosanto del lavoro. Il coordinamento rivolge un appello al buon senso «poiché si sta mettendo in discussione l’economia di una intera Provincia» e chiedono di «non essere esclusi ma partecipi ai tavoli che, già programmati, si susseguiranno in questi giorni, in particolare al tavolo che l’Assessore all’Ambiente».

«Rivolgendoci a tutti coloro che si ritengono preoccupati e che giustamente rivendicano il diritto alla salute e alla salvaguardia dell’ambiente – scrive in una nota il coordinamento rsu – ci teniamo a precisare che tutti gli operai che vivono questa realtà lavorativa sono coinvolti e vigili affinchè tutte le attività svolte non rechino danni all’ambiente, e sono inoltre testimoni degli investimenti fatti negli anni per impianti e strumenti atti a migliorare le emissioni ed essere in regola con la normativa Nazionale. Per quanto riguarda le notizie che da qualche giorno si susseguono sulle testate giornalistiche, nello specifico la Legge Regionale Anti-inquinamento, teniamo a sottolineare che l’eccessiva rigorosità dei parametri previsti dalla stessa, in contrapposizione con le Direttive Europee, avrà una ricaduta sui livelli occupazionali e sull’economia dell’lnterland».

Il coordinamento sostiene che «da tempo si sentono opinioni, attacchi diretti e indiretti da parte di associazioni ambientaliste, politici ” Disinteressati ” e cittadini spaventati, che a torto o ragione si occupano e si preoccupano dell’ambiente nel nostro territorio, concentrando le attenzioni unicamente sulla Raffineria di Milazzo. A nostro avviso – conclude la nota – è doveroso ascoltare la voce dei Rappresentanti dei Lavoratori dell’ Indotto Ram, che quotidianamente vivono questa realtà. Diciamo a tutte le parti interessate che non permetteremo a nessuno di strumentalizzare problematiche talmente importanti per i propri “scopi”».

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Onnep
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Onnep

Forza che si chiude,fussi uora

Simone
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Simone

Auguro anche a Lei che possa chiudere il suo posto di lavoro.

pippo
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pippo

con la speranza che si trovi una intesa che metta d’accordo le varie istanze di questo momento permettendo una continuità lavorativa della RAM, ritengo che la classe dirigente politica milazzese, guardando al prossimo futuro ,debba e trovare le modalità per favorire nuovi investimenti industriali nel nostro hinterland. Non si può lasciare il destino dei milazzesi in mano ad una unica azienda.

Simone
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Simone

Finalmente una persona di buon senso.

Senzapelisullalingua
Ospite
Senzapelisullalingua

È così che comincia a bruciarvi il sederino… Ma mi chiedo i lavori di adeguamento si fanno da soli o ci sono operai e ditte che devono attuali?? Ciò non porta altre risorse e posti di lavoro con ricaduta sul territorio oltre ai miglioramenti ambientali?? Sindacalisti-politici passatevi una mano sulla coscienza prima di fomentare…

Simone
Ospite
Simone

I lavori si sono sempre fatti, e non si fanno da soli, sono stati spesi più di 1 miliardo di euro negli ultimi 8 anni, il problema è semplice, eni e Q8 non sono sprovveduti se affermano che è tecnicamente impossibile adeguarsi bisognerebbe riflettere, sopratutto dovrebbero farlo tutte le menti pensanti che si arrogano il diritto di giudicare avendo competenza tecnica sottozero.

davide
Ospite
davide

E’ la RAM che strumentalizza i lavoratori per evitare ogni genere di limite. I limiti che riducono l’inquinamento sono sacrosanti. I lavoratori dovrebbero essere al fianco dei cittadini e pretendere dall’azienda investimenti per rispettare i nuovi limiti

Simone
Ospite
Simone

Vero è che i limiti sono sacrosanti solo che qualcuno ha dimenticato di dire che i limiti imposti, presi dalle direttive comunitarie sono previsti dalle stesse raggiungibili nel periodo dal 2030 al 2050 e questo i lavoratori lo sanno i fannulloni, ignoranti e i populisti no.