Romina Taiani

BARCELLONA POZZO DI GOTTO. Gli abiti erano bellissimi, l’organizzazione perfetta, l’impegno notevole. Ma a rendere unico l’evento “Oltre il muro del pregiudizio”, che si è svolto all’interno del carcere di Barcellona Pozzo di Gotto, sono state le otto detenute che hanno sfilato, in un vero e proprio evento di moda, nel cortile interno della struttura penitenziaria. Loro, ragazze con disagi psichici, per un giorno sono state “protagoniste”. Sotto i riflettori c’erano i loro occhi pieni di luce. Le loro movenze da improvvisate modelle. La loro spontaneità e soprattutto la loro emozione. La stessa che la direttrice della Casa Circondariale barcellonese Romina Taiani ha tentato in tutti i modi di mascherare ma venuta inevitabilmente fuori con un lungo abbraccio tra lei e una delle detenute.

L’abbraccio tra la direttrice Romina Taiani e una delle detenute

Ha centrato l’obiettivo Angela Gitto, ideatrice dell’evento organizzato in collaborazione con il Soroptimist Interntional Club Spadafora Gallo Niceto. Il suo, un progetto singolare ed entusiasmante, ha preso vita un anno fa proprio grazie alla sensibilità della direttrice Taiani, e messo in atto con la collaborazione con la comandante della polizia penitenziaria Stefania Greco, la responsabile dell’area pedagogica Rosalia Biondo e del personale dell’intera area sanitaria.

Angela Gitto durante la presentazione del progetto

«Questa sfilata di moda – spiega Angela Gitto – è stata un momento di riflessione che aveva come obiettivo principale quello di fare rete fra donne libere e donne “ristrette”. Perché il pregiudizio della detenzione è forse uno di quelli più duri da abbattere, come quello della malattia psichiatrica». Così a sfilare su un lungo tappeto rosso che ha fatto da passerella sono state in ventidue. Le otte detenute insieme ad altre donne coinvolte nell’iniziativa. Un intrecciarsi di storie e realtà straordinarie che hanno reso questo evento unico nel suo genere. A sigillarlo la lettura di “Il Pezzettino”, fiaba di Leo Lionni. Un testo che ha messo in evidenza non il senso di “inferiorità” di cui soffriva il cubetto rosso protagonista dalla storia ma di “diversità” che può essere vissuta come normalità. «Le otto detenute sfileranno con le altre donne – ha detto Romina Taiani – introducendo l’evento. E voi dovete non riconoscerle».

Un momento della sfilata

Due uscite spezzate da momenti teatrali e da un ballo messo in scena dalla Sicilia Danza con il maestro di violino Giovanni San Giovanni. Ventidue donne che hanno ondeggiato tra il pubblico esattamente come fanno le onde del mare. «Non casualmente ho scelto il mare come tema della serata – ha spiegato Angela Gitto – perché oggi rappresenta il simbolo di ciò che accoglie. E queste ragazze hanno bisogno di questo». E accolte sono state dal pubblico, da chi le ha vestite, truccate, pettinate e coccolate nel corso di tutta la giornata. Il resto è stato un susseguirsi di abiti stupendi e svolazzanti, di tacchi alti e piedi scalzi.

Un momento dello spettacolo

Salvo Presti

Tra il pubblico anche Salvo Presti, assessore alla Cultura del Comune di Milazzo, attento conoscitore del sistema carcerario. Dallo scorso anno, infatti, nel suo ruolo di regista sta girando un film che ha come protagonisti proprio i detenuti del carcere Madia. E durante la serata ha letto la poesia “Vietnam” di Wisława Szymborska, poetessa e saggista polacca. Il progetto registra anche la collaborazione del Lions Club di Barcellona Pozzo di Gotto che ha già programmato una festa ed una raccolta fondi per le detenute.

Tantissimi i partner dell’evento la Sartoria Sociale “Kano” di Lucia Isgrò, L’incantastorie di Elisa Calabrò, il Circolo delle Lucertole di Viviana Isgrò, Frida Onlus di Lucia Crisafulli ed Edizioni Smasher di Giulia Carmen Fasolo. “Puccio e Franco”, invece, ha curato le acconciature, dando la possibilità alle detenute di guardarsi allo specchio, un oggetto per noi scontato ma negato alla quotidianità di queste donne.

Rossana Franzone

Un momento dello spettacolo

 

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