L’entusiasmo del tenente di vascello Giuseppe Simeone o della biologa marina Teresa Romeo non è quello di circostanza. Ci credono veramente quando parlano dello straordinario eco sistema che nei secoli è stato preservato nei fondali di Capo Milazzo nonostante la presenza di un’area industriale e un passaggio continuo di mezzi navali. A popolare gli anfratti anche saraghi, cernie, tutti pesci di pregio.

Oggi Milazzo ha avuto la possibilità di essere ospitato sulla motovedetta della Guardia costiera di Milazzo, guidata dal comandante Francesco Terranova, ed ha avuto la possibilità di assistere alle immersioni del gruppo sommozzatori della Guardia costiera di Messina che hanno raccolto le reti abbandonate nei fondali mamertini, uno straordinario patrimonio di biodiversità che forse non ha eguali in Italia. Purtroppo questa estate sarà di passione. Un limbo in cui dovranno operare il personale della Guardia costiera che deve fare rispettare un decreto ministeriale che istituisce i divieti dell’area marina nonostante l’assenza di segnaletica a causa della mancata costituzione del consorzio (ente gestore) visto che lo statuto rimane in consiglio comunale.

Gorgonie, poseidonia e corallo nero nello stesso ambiente e peraltro già a profondità non eccessive sono rari a vedersi e hanno sorpreso gli stessi sub: il capo dei sommozzatori di Messina, Giuseppe Simeone, e il biologo marino Mauro Alioto che assieme al fotografo subacqueo Francesco Turano hanno ispezionato i fondali proprio nell’area della Riserva Marina, ed in particolare nella zona A e documentato sia l’attività di recupero che lo straordinario scenario che si trova nelle acque del promontorio.

Al termine della mattinata in mare il comandante Francesco Terranova ha promosso una riunione per fare il punto della situazione, coinvolgendo anche il sindaco Formica. «I fondali dell’Area marina protetta di Capo Milazzo sono una risorsa di valore inestimabile» – ha detto Terranova – ricordando l’impegno a tutela dell’Amp nel rispetto delle normative ma anche l’obiettivo di svolgere attività divulgativa. «Una risorsa che va difesa da tutto ciò che può inquinare, ha aggiunto il capo del terzo nucleo sommozzatori della guardia costiera di Messina, Giuseppe Simeone che si è soffermato anche sul grande aiuto e sulla risorsa che lo stesso può rappresentare fornito da esperti, studiosi, appassionati, ambientalisti.
«Sott’acqua c’è un autentico tesoro – ha concluso – una flora e una fauna che proliferano in maniera rigogliosa e straordinarie da ammirare. L’Area marina protetta può rappresentare davvero il volano per lo sviluppo di un filone turistico di qualità».

Considerazioni condivise dallo stesso Mauro Alioto e da Francesco Turano. «Quello di Capo Milazzo è però un mare diverso dagli altri, diverso anche da quello delle vicine Isole Eolie. È inimmaginabile trovare simili paesaggi e, soprattutto, tante e tali meraviglie sommerse. L’istituzione dell’Area marina deve essere vista come una conquista per tutti, non solo per i subacquei. Ci fa pensare che Milazzo impari a conoscere il suo mare, conservarlo, e diventi meta di un sano turismo subacqueo, mai opprimente e sempre in equilibrio con i delicati habitat costieri del Mediterraneo».

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