Si dovranno presentare il prossimo 12 aprile i nove dipendenti della Raffineria di Milazzo, tra dirigenti e funzionari, per rispondere a vario titolo e gradi di responsabilità dell’accusa di disastro colposo nell’ambito dell’incendio avvenuto in un serbatoio il 27 settembre 2014. A deciderlo il gup Pugliese nell’udienza preliminare di stamattina al Tribunsle di Barcellona.

In apertura di seduta il giudice ha rigettato circa 150 costituzioni di parte civile presentate da altrettanti cittadini. Ad essere accolte, invece, quelle dei comuni del Mela e delle associazioni territoriali.

Sull’argomento c’è stata una presa di posizione del CAD Sociale di Milazzo presieduto da Peppe Marano.

Rispettiamo la decisione del Gup e andiamo avanti sul piano civile – scrive Marano – La battaglia giudiziaria ed ambientale continua”.

“Lo stesso Giudice che nel primo processo del 18 gennaio aveva accolto i cittadini come parti civili emettendo un dispositivo che lascia poco spazio ad interpretazioni (“i reati di disastro e di getto pericoloso di cose si intendono a consumazione prolungata e permanente”) questa volta, nel secondo procedimento penale, ovvero sull’incendio del 27 settembre 2014 ha inteso escludere gli stessi ( circa 150) come parti attive. Come CAD Sociale non riusciamo a comprendere come sia possibile l’applicazione di due pesi e due misure e per questo aspettiamo di leggere la motivazione. Una cosa è certa, anche non condividendola rispettiamo la decisione del GUP ma insieme ad i nostri legali stiamo già valutando l’ipotesi di una lettera collettiva di messa in mora alla stessa azienda in modo da interrompere la prescrizione e le persone che a noi si sono rivolte avranno la possibilità di agire civilmente per i risarcimenti dei danni morali, materiali e patrimoniali”.

LA POSIZIONE DELLA RAFFINERIA.  Prendiamo atto, con soddisfazione, dell’accoglimento delle tesi difensive in relazione all’esclusione delle parti civili private ed alla impossibilità di contestare contemporaneamente il reato di incendio e di disastro colposo – scrivono gli avvocati della Ram – Per quanto concerne quest’ultima, residua, contestazione, siamo certi di poter dimostrare nel corso del dibattimento, e sulla base di dati oggettivi, l’inesistenza degli effetti descritti nel capo di imputazione”.

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