Carlo Caruso (Uiltec)

«Più di 300 posti di lavoro a serio rischio di future prospettive occupazionali all’interno della centrale A2A».  E’ questo è il grido d’allarme lanciato da Ivan Tripodi, Segretario generale Uil Messina, e Carlo Caruso, Segretario generale Uiltec Messina i quali chiedono  la costituzione di un tavolo di confronto con l’azienda e le istituzioni locali. «Si tratta delle maestranze della società A2A Energiefuture impegnate nella Centrale di San Filippo del Mela, dove attualmente sono occupati circa 180 lavoratori diretti e circa 200 nell’indotto, numeri che allo stato possono aumentare per l’importante attività di manutenzione che si effettua nelle fermate programmate», spiegano i segretari di Uil e Uiltec.

Il riferimento è alla bocciatura da parte del Governo nazionale del progetto di riconversione del sito che prevedeva la realizzazione di un termovalorizzatore alimentato a Css (combustibile derivato dai rifiuti).

Ivan Tripodi (Uil Messina)

«La bocciatura  pone, a questo punto, serissimi interrogativi per il futuro dei lavoratori – continuano –  Infatti, lo scorso 12 ottobre le organizzazioni sindacali di categoria hanno inoltrato all’azienda un’urgente richiesta d’incontro unitaria, per ragionare concretamente e senza sofismi sugli scenari futuri, sui disegni aziendali e sulle dovute azioni da mettere in campo per mantenere il sito produttivo e tutelare gli attuali livelli occupazionali. Alla data odierna non abbiamo ricevuto nessuna risposta da parte dell’azienda: un silenzio assordante e preoccupante, poiché ci saremmo aspettati una maggiore sensibilità da parte di A2A Energiefuture. Ma, evidentemente, il profitto economico è l’unico valore per quest’azienda che, come noto, grazie al sito di S. Filippo del Mela ha sensibilmente aumentato il proprio conto economico», hanno ribadito i due segretari.

Alla Uil preoccupa il silenzio generale che accompagna il futuro della centrale che – ad onor del vero – è ancora ritenuta da Terna, il gestore della rete elettrica nazionale, una centrale strategica. «Nessuno parla del futuro della centrale di San Filippo come se la scottante problematica si potrà risolvere da sola. Purtroppo non funziona così poiché, se da parte dell’azienda non verrà presentato un nuovo, alternativo e credibile Piano industriale, si rischia un’inaccettabile e drastica riduzione della forza lavoro in una realtà, come quella della Città metropolitana di Messina, che ha un tasso di disoccupazione tra i più alti dell’intero paese», conclude la nota.

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GINOGaetanoCarmeloUsate la testaAnonimo Recent comment authors
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Carmelo
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Carmelo

Chiudiamo tutto,facciamo rinascere i campi di gelsomino, la nostra vera vocazione, così impieghiamo i nostri disoccupati, e per seguire sempre la nostra gioiosa vocazione va bene pure un parco giochi; visto che ci siamo a che servono scuole come l’industriale o il professionale per le industrie, chiudiamole, cosa se ne fanno i giovani di questi titoli di studio inutili, prepariamo emigrati?

GINO
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GINO

Scusa???? Io sono Super titolato uscito dall’industriale e poi specializzato…questa occupazione dove sarebbe??

Usate la testa
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Usate la testa

Pensino a uno sviluppo alternativo, anziché aspettare che siano sempre gli altri a fare il primo passo. Scarse vedute prospettiche di sviluppo economico portano a questo.

Gaetano
Ospite
Gaetano

Sviluppo alternativo e soprattutto SOSTENIBILE.

Anonimo
Ospite
Anonimo

Temono per il futuro di 300 lavoratori, il restante può anche morire di tumore tranquillamente però!

Salvatore Nicosia
Ospite
Salvatore Nicosia

Mostro, morte, degrado… sono parole forti. Ma abbiamo dati per sostenerle? E poi: energia e calore li usiamo tutti, dagli agricoltori ai naviganti a noi stessi. Come pensiamo di approvvigionarsi? Infine: le strade della periferia di Milazzo sono bordate per chilometri da rifiuti non riciclabili. Quale contributo vuole dare la città alla propria stessa ecologia?

Paolo
Ospite
Paolo

Grandissimi i sindacati. Anziché spendersi e lottare (sanno più come si fa?), per una riconversione ed uno sviluppo qualitativo e tecnologico,si preoccupano del pattume che ci dovremmo sorbire, per trecento lavoratori. Trecento famiglie, a fronte di un territorio di migliaia, ripeto migliaia, di famiglie che subiscono la loro incapacità o connivenza!