Il consigliere Antonio Foti ha presentato una interrogazione all’assessore comunale ai Beni Culturali sulle problematiche riscontrate pochi mesi fa in una stanza al primo piano dell’ala sinistra (est) del Mastio del Castello. Il consigliere, facendo riferimento alla nota inviata dalla Soprintendenza di Messina al Comune nel luglio 2018 chiede in particolare se è stato redatto un progetto per intervenire, in termini di manutenzione, come richiesto dal Soprintendente; se sono intercorse ulteriori comunicazioni tra la stessa Soprintendenza e il Comune di Milazzo rispetto alla nota del 16 luglio 2018; se si è disposta l’interdizione all’uso degli ambienti in cui sussiste tale situazione di pericolo e di grave carenze così come riportato nella nota del luglio scorso.

Foti si sofferma anche sulla concessione che scadrà il prossimo anno chiedendo “se il Comune ha iniziato a predisporre gli atti necessari e propedeutici finalizzati al rinnovo, con l’Agenzia del Demanio, dell’Atto di Concessione del Castello di Milazzo, in scadenza il prossimo settembre 2019, considerato che la domanda di rinnovo dovrà essere presentata alla Direzione Regionale Sicilia, sede Palermo, dell’Agenzia del Demanio entro e non oltre il termine di otto mesi prima della cessazione del rapporto concessorio e quali atti e azioni l’assessore ai Beni culturali ha eventualmente avanzato rispetto alle numerose dichiarazione rilasciate a mezzo stampa negli ultimi mesi con riferimento ai lavori di restauro della “Cittadella Fortificata”, quest’ultimi ultimati negli anni scorsi”.

ITALIA NOSTRA. Sullo stesso argomento è intervenuta anche Italia Nostra. L’associazione ricorda anch’essa del sollecito della Soprintendenza di Messina ricordando le  infiltrazioni d’acqua in ambienti del Mastio. «Ad oggi non ci risulta che tali interventi siano stati avviati», scrivono.

«Abbiamo avuto notizia che una perizia è stata da tempo richiesta dall’Assessorato ai Beni Culturali e ci domandiamo per quali ragioni l’Ufficio Tecnico, a tutt’oggi, non ha provveduto a esitarla. Chiediamo poi se non si ritiene doveroso intervenire nei confronti della ditta appaltatrice non essendo ancora trascorso il termine dei 10 anni dalla conclusione dei disastrosi lavori di restauro», conclude Italia Nostra.

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