Che fosse nato male il restauro del castello di Milazzo – costato oltre dieci milioni di euro e pomposamente inaugurati  dal sindaco Lorenzo Italiano, a margine di un sontuoso buffet – lo si era intuito da subito. Basta considerare che dopo avere spazzolato memorabili cannoli alla ricotta e frutta di stagione, gli autorevoli invitati sono stati accompagnati alla porta e gli operai hanno potuto riprendere a lavorare. Oggi, purtroppo, si fanno i conti con allagamenti e limiti progettuali denunciati in una sorta di dossier della Società milazzese di Storia Patria.

Dario Russo

I SALTI  MORTALI DI DARIO RUSSO. Che il cantiere fosse tutt’altro che chiuso lo sa bene l’assessore alla Cultura Dario Russo (amministrazione Carmelo Pino) che fece i salti mortali per chiudere la fase dei lavori affidati ad un’azienda romana facente parte del Consorzio Stabile Aedars Scarl, consorzio noto per le inchieste giudiziarie che hanno coinvolto anche gli imprenditori Mollica di Gioiosa Marea. «Reti ed impianti che già all’indomani del restauro, dunque nel 2010, hanno presentato evidenti criticità e problematiche che ad oggi risultano irrisolte – sottolinea oggi Storia Patria in una nota stampa in cui lancia un grido di allarme sul futuro del monumento».

E ora ne sanno qualcosa non solo l’assessore ai Beni Cultura Salvo Presti costretto a confrontarsi anche con una burocrazia interna, la stessa che ha vigilato sui discutibili lavori, ma anche coloro che visitano la citta della fortificata con l’amarezza di chi si trova di fronte ad una enorme risorsa economica e culturale della città ma dai piedi (e le terrazze) di “argilla”. Presti in delle note ha denunciato un «immobilismo burocratico, gravemente silente sul versante della diagnostica tecnica e finanziaria del bene culturale».

Massimo Tricamo

LA DENUNCIA DI STORIA PATRIA. A suonare l’ennesimo campanello di allarme è la Società milazzese di Storia Patria di Milazzo guidata da Massimo Tricamo che traccia l’excursus dell’ultimo anno fatto di «copiose infiltrazioni» e «intimazioni della Soprintendenza di Messina». Ben sette i vani che presentano infiltrazioni d’acqua piovana (due nel Monastero e cinque nel Mastio). A cui si aggiungono perdite dalla cupola del Duomo antico.

Il 25 marzo scorso, nel bel mezzo di una domenica piovosa, le copiose infiltrazioni hanno interessano diversi locali del Mastio e del Monastero delle Benedettine (ben sette vani). A giugno un violento acquazzone smascherava un’altra abbondante infiltrazione in un sesto vano del Mastio, mentre domenica scorsa, 14 ottobre, un’ennesima perdita si è registrata nel Duomo antico.
«Inutile evidenziare che queste copiose infiltrazioni – alle quali si aggiungono quelle presenti nell’ex chiesa madre di S. Maria ed in un vano attiguo del Bastione di S. Maria – non rappresentano certo una novità – attacca la Società milazzese di Storia Patria –  Già nel novembre 2015 fotografie scattate dai nostri soci testimoniavano avanzato e marcato degrado causato da infiltrazioni d’acqua piovana in una parete del Mastio, oggi con gli intonaci completamente devastati. Quell’avanzato e marcato degrado non era certo il frutto di qualche settimana di precipitazioni, quanto piuttosto di un disagio che durava già da qualche anno: le foto scattate il 4 novembre 2015 a nostra disposizione sono alquanto eloquenti. Spiace sinceramente constatare una reiterata inerzia in tutti questi anni. Spiace che nelle giornate di pioggia tali copiose infiltrazioni vengano offerte alla vista dei turisti paganti, i quali – soprattutto nel periodo estivo – affollano le sale del nostro più importante bene culturale. Spiace soprattutto apprendere dall’assessore Salvo Presti che – malgrado siano maturati i 90 giorni dettati dalla Sovrintendenza ed a ben 7 mesi dalla nostra dettagliata relazione inviata per posta elettronica – manchi ancora all’appello uno straccio di perizia su cui basare il necessario intervento di manutenzione».

L’asessore Salvo Presti

I VOLONTARI. Attualmente il decoro della cittadella fortificata (spesso priva di distribuzione idrica lasciando i servizi igienici inagibili) è portato avanti grazie all’intervento, alla buona volontà di volontari i quali, quando possibile ed ovviamente nei limiti del proprio tempo libero, riescono a garantire dignità  ad una modesta porzione della vasta superficie coperta.
«Addolora che un bene culturale così prezioso per il rilancio dell’economia turistica e dell’occupazione venga soffocato da una serie di continui disservizi per i quali si fa fatica a comprenderne le cause, riconducibili ora a carenze d’organico, ora a cavilli burocratici, ora a penurie di bilancio dovute al dissesto. Ma è possibile che dal novembre 2015 ad oggi non ci sia stato il tempo di redigere una perizia per fronteggiare i primi fenomeni di infiltrazioni, quando ancora sarebbe bastata una somma contenuta per porre rimedio? Quanto costerà adesso la manutenzione delle infiltrazioni?».

IL SILENZIO DELL’UFFICIO TECNICO COMUNALE. Storia Patria «comprende»  e «condivide»  il disappunto dell’assessore Presti nel constatare l’assenza di perizia alla scadenza dei 90 giorni fissati dalla Sovrintendenza e nel riscontrare continue difficoltà nell’ottenere da parte dell’apparato gestionale una diagnosi certa del bene culturale. «Diagnosi che si sarebbe dovuta estendere già da tempo – come opportunamente ci ha più volte segnalato lo stesso assessore Presti – alla rete elettrica, idraulica, all’impianto di videosorveglianza. Reti ed impianti che già all’indomani del restauro, dunque nel 2010, hanno presentato evidenti criticità e problematiche che ad oggi risultano irrisolte – sottolinea Storia Patria nella nota stampa – E sinceramente suscita non poca perplessità la circostanza che dal 2010 ad oggi poco – se non addirittura nulla – sia stato fatto»

L’ELENCO DELLE CRITICITA’. Suscita perplessità, secondo il sodalizio mamertino,  ad esempio, l’assenza di qualsivoglia intervento di manutenzione all’impianto di videosorveglianza, originariamente dotato di ben 9 telecamere con zoom e rotazione continua: oggi, ad otto anni di distanza, ne rimangono in funzione soltanto due, anche se una delle due risulta parzialmente danneggiata. Carenze si rilevano sicuramente nell’impiantistica elettrica, visto che spesso quest’ultima va in tilt a causa del passaggio dei cavi in pareti che già prima dei restauri del 2010 erano interessate da vistosi e marcati fenomeni di infiltrazioni d’acqua piovana tutt’ora persistenti (si pensi ad esempio all’ex matrice di S. Maria, mentre nel vano attiguo del bastione di S. Maria non sono state previste prese ed interruttori a tenuta stagna, come invece sarebbe stato opportuno, trattandosi di locale interessato dall’ingresso di acqua piovana attraverso un’antica botola priva di copertura del soffitto). Il sodalizio si è dovuto far carico della costosa riparazione dell’impianto elettrico (nella fattispecie sostituzione reattori e neon) danneggiato da un fulmine nell’ala del Mastio oggi adibita all’esposizione sull’Assedio di Milazzo del 1718/19.

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milazzofallita
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milazzofallita

a dire il vero la chiesa è stata ristrutturata dalla ditta di un noto (e facoltoso) appaltatore/costruttore milazzese

Salvo
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Salvo

Come mai l’ex sindaco italiano no rilascia in merito nessuna replica.Mi auguro che la Magistratura faccia chiarezza.

Antonio
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Antonio

Un tempo il castello era centro di eventi e di attrazione storico-turistica, come ha potuto fare questa fine ?

enzinomollica
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enzinomollica

…”ho un cugino che si candida a consigliere comunale perchè non lavora..gli daresti il voto?” “ma ha competenze?” “no, non capisce un ..zzo, però se lo votiamo ci sistema!!!” storia d’italia!

#privatizzazione
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#privatizzazione

unica soluzione!!!