ISTITUTO COMPRENSIVO PRIMO. Nel mese di marzo le classi seconde e terze della scuola media “Garibaldi” hanno accolto all’interno dell’Auditorium del proprio istituto Marco Pandolfo. Fuori la giornata era bella e profuma di primavera. E noi insieme alle nostre insegnanti siamo stati coinvolti all’incontro del progetto Legalità promosso dalla nostra scuola con il patrocinio dell’associazione “Libera” che vede coinvolte tante persone e tanti testimoni per discutere di legalità. Molti nomi di vittime della mafia ripetuti costantemente sui giornali, nei film, sui libri, sui muri ci fanno collegare velocemente l’uomo vittima al mostro mafia. Abbiamo conosciuto Marco Pandolfo, figlio di una vittima innocente di mafia. Ma chi è Marco Pandolfo? La prima volta che ho sentito il suo nome mi è stato spiegato che era nipote di una nostra docente, e suo malgrado figlio di un uomo barbaramente ucciso.

Marco Pandolfo è figlio del neurochirurgo Nicolò Pandolfo, nato a Pace del Mela, ucciso davanti al nosocomio di Locri, presso il quale lavorava. Un delitto crudele quello del dottor Pandolfo che affonda le sue radici, in una vendetta. Inizia il suo racconto davanti a tutti noi il figlio Marco. La sua voce sembra frenata dal dolore nel rivivere con noi attraverso il suo racconto la prematura e tragica morte del padre. Con il discorso torna indietro e ci racconta nei dettagli il suo dolore, e tutto diventa particolarmente commovente, segnato pure da qualche lacrima che riga il volto dei presenti commossi davanti alle sue parole. Tutto era tranquillo nella sua vita di ragazzo, nulla destava preoccupazione fino a quel maledetto giorno in cui il giovane diciottenne Marco, appena rientrato da scuola, apprende da una telefonata della zia della morte di un noto neurochirurgo davanti all’ospedale presso cui svolgeva la sua missione di medico anche suo padre.

L’intervento della dirigente scolastica Elvira Rigoli

Il dubbio, l’incredulità, la paura, la disperazione avvolgono Marco e la sua famiglia. La sua speranza resta sospesa incerta fin quando accompagnato da alcuni colleghi di suo padre, scopre che a giacere privo di vita, in una fredda stanza di ospedale ,è il corpo trivellato del suo papà. Quel papà che ancor prima di essere medico e di essere un noto neurochirurgo era un padre, un uomo. Era il pilastro della famiglia, la spalla forte e sicura su cui appoggiarsi nei momenti di difficoltà. Era uomo libero il Dott. Pandolfo, era medico per vocazione, era figlio di una società sana, ricca di principi che avrebbe voluto condividere e trasmettere ai suoi figli. Ma tutto questo qualcuno glielo ha negato. Gli ha negato di tornare nella sua casa, di abbracciare la sua famiglia, gli ha negato di vivere la sua vita. Trema la voce di Marco durante il nostro incontro, sembra accompagnato da un dolore muto che ormai inevitabilmente accompagnerà la sua vita.

Alla domanda: «Se potesse riabbracciare suo padre, cosa gli direbbe?» Lui risponde: «Che ha fatto bene il suo lavoro». Proprio così quel lavoro, che come sottolinea più volte il figlio «ha svolto con caparbietà. Vittima innocente il dottor  Pandolfo, bersaglio di una società malata che decide sulla vita altrui». Fa male a noi ascoltare questa triste storia, fa male a tutti sapere che questo è realmente accaduto. Qualcuno ha portato via per sempre la preziosità di ogni momento di vita tra padre e figlio. Ha portato via un padre ad un figlio .Tante, troppe le vittime innocenti .Donne ,uomini, bambini comunque vite spezzate famiglie distrutte. Bisognerebbe urlare questi nomi ogni giorno per aiutare chi soffre in silenzio chi come Marco ha vissuto uno strazio del genere. Marco conserverà per sempre nel suo cuore l ‘immagine viva di quel padre che salutava di buon mattino e che attendeva con affetto la sera a casa. Le persone che hanno conosciuto il dottor Pandolfo lo ricorderanno come medico. La società invece lo deve ricordare come uomo libero e innocente, come una Vittima che ancora non ha avuto giustizia.

Andreina La Cava 

III B Media Garibaldi

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