ISTITUTO COMPRENSIVO PRIMO. La semplicità e la disponibilità con cui si presenta , “ti spiazzano” e ti sembra quasi di conoscerlo da sempre. Il sorriso contagioso e la simpatia che raccontano di un ragazzo normale con una vita piena e un futuro da scoprire, ma anche la determinazione e la passione di un campione che ha saputo gettare il cuore oltre l’ostacolo. Questo è Antonio Trio, classe 1993, milazzese ed atleta del Cus Palermo, che ha conquistato il titolo di campione d’Italia ad Ancona con un salto in lungo di 7 metri ed 88 cm. L’atleta, fresco di titolo di campione, ha trovato il tempo di incontrare i ragazzi delle classi terze della scuola media Garibaldi di Milazzo prima di ripartire per allenarsi a Palermo. Obiettivo: Europei di atletica – Berlino 2018 “…al momento sono decimo in Europa, ma durante la stagione ci sarà molta più gente che salterà lontano, quindi voglio saltare lontano anch’io.”(Antonio Trio)

Sappiamo che la sua passione per lo sport è di famiglia, ce l’aveva suo padre ed anche suo zio, a quanti anni è nata la sua?

Antonio Trio con la preside Elvira Rigoli

La mia passione è nata quando sono entrato all’istituto industriale. Ero poco più grande di voi, e sono entrato lì non solo per diplomarmi perito meccanico ma perché è l’unica realtà a Milazzo che ha una pista di atletica e una formazione atletica abbastanza larga quindi l’unica possibilità per crescere era questa. Ricordo questa scuola come una grande famiglia e quando ho cominciato a vincere sono corso dai miei professori a riferirlo. Avevo poco più di 16-17 anni, anche prima, quando ho iniziato con l’ atletica Villafranca che è l’unica società non solo sul territorio ma anche in tutta la Sicilia, a parte la mia attuale società che, a livello nazionale è abbastanza importante, ch ha sfornato molti campioni e atleti come Nicholas (ndr “Artuso”), io e in passato Magazzù. La passione è cresciuta fin da subito perché mi hanno fatto semplicemente capire l’importanza di questo sport. Prima di questo ho praticato molti altri sport come la pallavolo, calcio, basket, e ringrazio la mia famiglia che mi ha sempre incoraggiato e quando ho avuto qualche tentennamento mi ha “preso a calci” per continuare a fare gli allenamenti e non mollare.

A volte dopo anni di duro allenamento e sacrifici ci si misura in una gara di pochi secondi. Come trova la forza e la concentrazione per tirare fuori il meglio di se stesso?

L’idea non è tanto quella di entrare in gara e riuscire a dare il massimo perché quella è l’ aspirazione di tutti . Bisogna già dare il massimo in allenamento questo è fondamentale per poi affrontare una gara ai massimi livelli. In una gara è meglio evitare di pensare chi sarà presente e quanto è forte. La condizione psicologica è essenziale, in gara devi semplicemente concentrarti a fare bene le cose che sai fare. Ciò che fai in allenamento sarà quello che devi fare in gara , niente di diverso, chi prova a fare qualcosa di diverso evidentemente non è abbastanza concentrato per fare bene. Tutto quello che fai in gara è tutto quello che hai già fatto prima , quindi questa è l’unica cosa su cui ti devi concentrare.

Si è mai infortunato? Se si, qual è stata la sua reazione?

Mi sono infortunato l’anno scorso, alla mia seconda gara stagionale, quindi in questo periodo, ai primi di febbraio e durante la gara a Padova. Mi sono strappato il semitendinoso, cioè un tendine femorale abbastanza importante per questa specialità e in generale per chi fa sport ovviamente. Se c’è un infortunio di mezzo la ripresa non è facile, soprattutto la ripresa psicologica perché è faticoso per gli sportivi esser costretti a stare fermi un po’ di tempo. La cosa fondamentale è avere gente competente dietro che ti segue. E’ importante la tua costanza nella ripresa nel senso che il primo a voler guarire devi essere tu , non devi aspettare che siano gli altri a venire da te per la “tecar” o il “laser” per esempio, ma al contrario devi essere tu a cercarli, quindi la ripresa deve partire principalmente fatta dall’atleta.

Che emozioni ha provato vincendo il titolo italiano?

E’ un’emozione che avevo già provato sei, sette anni fa con il titolo italiano juniores conquistato a Bressanone, lì ho preso argento nel triplo ed oro nel salto in lungo. Poi c’è stato un periodo di buio, per problemi fisici dovuti anche alla pista di Villafranca che non era il massimo. Fu lì che presi la decisione di andare a Palermo, nella mia attuale società, perché era l’unica realtà in Sicilia che mi avrebbe permesso di crescere sotto tutti i punti di vista. L’emozione per il titolo italiano è stata grande, l’emozione di vincere è stata una sorpresa. Non andavo lì per vincere il titolo, andavo lì per dimostrare a me stesso che potevo fare bene. Tutti gli allenamenti e tutti i fallimenti avuti in questi anni alla fine sono serviti a realizzare questo successo. L’idea era quella di entrare in gara e fare il mio, sapevo di poter fare questa misura, non mi aspettavo che bastasse per vincere, quindi la sorpresa è stata doppia ma l’ho realizzata solo qualche giorno dopo. Il mio obiettivo iniziale era quello di fare 8 metri, quindi dicevo a me stesso “prima arriva meglio è”, speravo già di farlo lì. Il titolo italiano è stato solo qualcosa in più a quello che era il reale obiettivo di quest’anno, una gioia immensa!”

Dopo aver vinto il titolo di campione Italiano, ora il suo obiettivo è arrivare a Berlino?

Si, l’obiettivo non è tanto arrivare a Berlino perchè comunque il minimo è 7,95, quindi siamo lì vicino, ma arrivare lì ed essere competitivo , questa è l’idea , al momento sono decimo in Europa, ma durante la stagione ci sarà molta più gente che salterà lontano , quindi voglio saltare lontano anch’io. L’obiettivo principale è questo, sto prendendo una settimana di relax ma da lunedì si resetta tutto e si ritorna a lavorare.

Chi sono i più forti al momento?

Ci sono due francesi, comunque la leadership ce l’hanno con 8.09 , quindi non è tanto , si può fare , anche perché di salti lunghi già ne ho fatti parecchi sia in allenamento che in gara. Se si vuole una cosa, anche se non arriva subito, bisogna crederci, so che è solo questione di tempo , le motivazioni devono essere sempre alte.

Da atleta e come uomo che deve realizzarsi come vive il fatto di sapere già che il salto in lungo, così come altre discipline sportive purtroppo, ha meno risalto ed è assolutamente imparagonabile sotto l’aspetto economico a sport come calcio e basket?

Non è bello viverla così , sarò molto sincero, perché comunque il pensiero va sempre lì , vuoi o non vuoi, vinci il titolo italiano e il pensiero è, vediamo se i gruppi sportivi ti prendono, non vinci il titolo italiano ma fai risultati importanti e dici, qualche anno fa con i miei risultati ero già dentro. Fondamentalmente l’unica realtà che permette di continuare ad andare avanti in questo sport è riuscire a entrare in un gruppo militare perché ti permette intanto di realizzarti a livello economico e questo ti toglie già il pensiero più importante che è quello di non gravare sulla famiglia o di andare a fare lavori di fortuna per mantenerti come è stato per me ultimamente. Realtà come il calcio dove i guadagni sono altri dipendono solo dagli interessi economici che ci sono intorno. Se la federazione non farà in modo che questo sport diventi sport nazionale allora saremo sempre lì a parlare di ragazzini o giovani che smetteranno presto. Anche per me potrebbe essere arrivato il momento di dover accettare un’offerta in un gruppo militare, e dico questo perché qualora arrivasse non potrei permettermi di rifiutarla, e comunque non potrei permettermi di poter scegliere, rischierei magari anche di finire la mia carriera a livello nazionale. Il fatto che io abbia vinto il titolo italiano è stato uno scandalo, il fatto che un civile ha messo dietro tutti i ragazzi dei gruppi sportivi è stata una botta.. diciamo .. per il sistema.

Anche Nicholas (ndr Artuso) puntava a questo…

Nicholas  a livello giovanile sta andando fortissimo. E’ stato penalizzato perché le società sportive che un tempo prendevano ragazzi già a 17-18 anni spesso restavano scottati perché le aspettative venivano deluse. Ogni tanto ci confrontiamo e quando posso dargli un consiglio lo faccio volentieri. Io in 10 anni ne ho viste di tutti i colori, lui ha un carattere forte e determinato , è un grande e questo mi piace, ma questa è una fase particolare e per esperienza so che arriveranno i momenti difficili. Io devo ringraziare principalmente la mia famiglia, se non fosse stato per loro avrei smesso un bel po’ di anni fa.

Quali sono stati finora il momento più bello ed il momento più brutto della sua carriera?

Il momento più bello è stata la prima convocazione agli Europei , la prima maglia azzurra e l’ arrivo del materiale a casa. Si, la convocazione, ma il momento in cui è arrivato tutto il materiale in azzurro con scritto Italia, e ho pensato che avrei rappresentato la mia nazione , quello è stato il momento più bello in assoluto. Spero di rivestirla di nuovo e sarà sempre la stessa identica emozione, questo non cambierà mai. Il momento più brutto… ad essere sincero non c’è stato un momento in particolare , ci sono stati un paio di anni , quelli in cui pensavo di non riuscire a saltare bene, pensavo di dover lasciare tutto e iniziare a lavorare, pensavo all’età, pensavo di non poter più continuare a stare fuori casa e gravare sulla famiglia. Questi sono stati gli anni in cui ho pensato realmente di smettere , cioè di non arrivare neanche ad oggi. Però proprio in quel buio ho trovato la luce della speranza , la grinta dell’atleta. Se tu hai un obiettivo indipendentemente dalle varie situazioni che ti metterà sul tavolo la vita, devi andare avanti, perché ci sarà sempre qualcuno che ti metterà il bastone fra le ruote, che ti andrà contro. Ci saranno sempre situazioni che ti faranno cadere anche a livello emotivo, e quando succederà non sarà facile rialzarsi, però se tu hai la forza di farlo e di andare avanti alla fine i risultati arriveranno. Mai mollare, crederci sempre fino in fondo, con tenacia ,caparbietà , niente ti viene regalato, tu hai le tue forze, hai la capacità di poter fare bene e ci devi provare. Una persona che vale va avanti, tu non devi dimostrare niente agli altri ma solo a te stesso.”

Dopo Berlino verrai ancora nella nostra scuola?

Certo. Per me è un piacere. Sono stato anch’ io da quel lato, dietro i banchetti della scuola, quindi so che significa avere una persona di riferimento , una persona che ha fatto sport. So che significa vedere un’altra realtà, ad essere sincero io non ho avuto la possibilità di conoscere un campione quando andavo alle medie , questo mi è mancato un po’, e poi comunque al di là del titolo italiano sono sempre io, l’Antonio di sempre. Tutta la settimana, per esempio, ho approfittato per andare a trovare parenti, amici e perché comunque come detto da lunedì riparto. Sono sempre lo stesso, non cambio, questo non deve succedere mai

Infatti i grandi campioni, quelli più amati dal pubblico, in fondo sono quelli più puliti, più veri, che danno un immagine di se stessi più vicina a te…

Certamente, anche perché facendo il contrario dai un idea sbagliata. Bisogna essere sempre umili , perché comunque come io posso eccellere nel mio sport , un’altra persona può eccellere in un’altra cosa. Siamo prima di tutto persone poi atleti . Penso che quando si cambia, le prime persone che si accorgono di un tuo cambiamento sono sempre le persone più vicine a te, non parlo degli amici, ma della famiglia, della tua ragazza, molte volte dipende da ciò che ti sta succedendo intorno ma il più delle volte io penso che una persona cambia perché è lui per primo ha deciso di cambiare.

RICCARDO GABRIEL CELI, GIULIA MAGGIO III E

Scuola Media Garibaldi

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