In agitazione i lavoratori impegnati nella raccolta dei rifuti per conto del comune di Milazzo. Nel corso di un’assemblea indetta da Cgil, Cisl e Fiadel i dipendenti hanno lamentato «le storture» del continuo cambio di ditte che, molto spesso, «non garantiscono neppure i diritti essenziali quali il regolare pagamento delle aspettanze e la fornitura di vestiario e dispositivi di sicurezza». Le sigle sindacali hanno inviato una specifica richiesta al responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Milazzo chiedendo «la formale verifica dei requisiti tecnici ed economici che le ditte dichiarano all’atto dell’affidamento (numero dei mezzi, organizzazione dei cantieri, capacità patrimoniali)». Inoltre verrà chiesto «di non procedere, a conclusione del contratto, ad alcun pagamento alle ditte in assenza di una verifica sul regolare versamento di tutte le aspettanze ai lavoratori».

Le organizzazioni sindacali hanno preannunciato il ricorso all’Azienda sanitaria provinciale ed all’Ispettorato del Lavoro, per quanto riguarda «le inosservanze della normativa in materia di sicurezza sul lavoro, ed all’Anac (Autorità nazionale anti corruzione) per eventuali casi di mancata vigilanza dell’ente appaltante».

Al Comune di Milazzo è da qualche settimana anche ai dipendenti precari sono in agitazione: non gli vengono riconosciuti i permessi retribuiti previsti dall’articolo 19 del contratto nazionale. A sostenerlo i sindacati che chiedono al sindaco Giovanni Formica e al dirigente competente un incontro urgente in quanto contestano che «non risulta che sia stata diramata alcuna circolare interna che ne spiegasse le motivazioni, mentre, al contrario, risulta che non vengono accettate ed eventualmente respinte, con motivazione scritta, le istanze dei dipendenti».

I rappresentanti del coordinamento territoriale Cgil Antonino Cammaroto e Clara Crocè sostengono che «nei confronti dei lavoratori contrattisti si stia ponendo… un comportamento discriminatorio in quanto non si riconoscono gli stessi diritti degli altri dipendenti che lavorano nello stesso Ente».

 

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