Complessivamente sono 54 le proposte pervenute in tre mesi da parte di investitori immobiliari italiani e stranieri, associazioni, singoli imprenditori e imprese del settore alberghiero per aggiudicarsi la concessione dei Fari Italiani inseriti in un bando dal Governo. 

 

Tre le proposte presenate per il recupero e il riuso per fini commerciali del faro di Capo Milazzo, o meglio per l’alloggio del custode annesso alla struttura militare ormai in disuso da anni.

Ma l’eventuale concessionario dovrà convivere con la Fondazione Lucifero. Il faro, infatti, si trova al centro dei beni dell’Ipab e il consiglio di amministrazione ha nominato un legale per contestare con un ricorso giurisdizionale il bando pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 16 settembre scorso dalla società Difesa servizi spa (società in house del Ministero della Difesa) nell’ambito di una operazione nazionale di dismissione dei beni, in collaborazione con l’Agenzia del demanio.

La Fondazione, infatti, sarebbe interessata ai locali inseriti nel “lotto 9” poiché ricade nei terreni che furono del barone Giovanni Battista Lucifero e comunque confinanti a quelli attuali della fondazione. Tra l’altro la famiglia Lucifero aveva ceduto l’area esclusivamente per la realizzazione della struttura e non per cederla ad altri magari per fini commerciali. L’unica strada di accesso, ad esempio, ricade nei terreni della Lucifero. Ma l’Ipab di Capo Milazzo è impossibilitata a partecipare al bando. La procedura, secondo il bando, è consentita solo a enti economici come imprese individuali e società commerciali, società cooperative e consorzi con esclusione, quindi, tra l’altro, di persone fisiche, associazioni e fondazioni. «L’ente in passato ha chiesto in più occasioni la struttura ma alle istanze non ha mai avuto risposta – si legge nelle motivazioni della delibera 35/2016».

Ma da cosa nasce l’interesse per il Faro? Come si legge sempre nell’atto della Lucifero, «l’acquisizione in concessione da parte di un soggetto terzo creerebbe difficoltà e danni per la Fondazione e potrebbe determinare anche il sorgere di futuri contenziosi». Il legale scelto è il messinese Giuseppe Saitta.

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Occhio Lungo
Occhio Lungo
3 anni fa

Quando non si conosce spesso si sbaglia nel giudicare, quanti Milazzesi si sono avvicinati alla Fondazione Lucifero?
Quanti giudicano razionalmente, senza invidie o paraocchi?
Visto che la politica e gli imprenditori Milazzesi e Messinesi hanno nel tempo prodotto poco di buono, i risultati si vedono oggi disoccupazione, malati di tumore,ecc. Vi immaginate cosa sarebbe diventato Capo Milazzo?

domenico giorgianni
domenico giorgianni
3 anni fa

la fondazione Lucifero un altra assurdità di questo paese

stanca di questa città
stanca di questa città
3 anni fa

la fondazione è nata per i bambini gracili e bisognosi e io non ho mai visto niente di simile.Chi si è susseguito negli anni ha sempre fatto i propri interessi.Quando si vuole fare qualcosa di buono…ecco che subito intoppano.Milazzo ha tanto da offrire a livello turistico Castello compreso .Ma con tutti sti bigotti andrà sempre peggiorando.

Aleh
Aleh
3 anni fa

Tra poco la fondazione lucifero vorrà pure il castello…